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giovedì 29 novembre 2012

L'amico immaginario - Matthew Dicks

Titolo: L'amico immaginario
Titolo originale: Memoirs of an Imaginary Friend
Autore: Matthew Dicks
Traduttore:  S. Tummolini, M. Astrologo
Editore: Giunti
Pagine: 384
Data di pubblicazione:  19 Settembre 2012
ISBN: 9788809768475  
Prezzo: 12.00 €

Sinossi:  Per Max vivere è una faccenda piuttosto complicata: va in tilt se deve scegliere tra due colori, non sopporta il minimo cambio di programma, detesta essere toccato, persino da sua madre che vorrebbe abbracciarlo molto di più. Del resto ha nove anni ed è un bambino autistico. Per fortuna c’è Budo, il suo invisibile e meraviglioso amico immaginario che non lo abbandona mai e da molto vicino ci racconta la sua storia.
Finché un giorno accade qualcosa di terribile: Budo vede Max uscire nel cortile della scuola e sparire nell’auto della signora Patterson, la maestra di sostegno. Lo chiama, gli ordina di fermarsi, lo rincorre, ma è tutto inutile. L’auto sfreccia via e per la prima volta Budo è solo. Da quel momento, di Max non si hanno più notizie. E quando a scuola arriva la polizia per interrogare gli insegnanti, Budo è l’unico a sapere con certezza che la signora Patterson non sta dicendo la verità. Ma nessuno al mondo può sentire le sue parole, nessuno, tranne il suo amico scomparso... Dov’è finito Max? Che cosa può fare Budo per risolvere un mistero più grande di lui e riaverlo con sé?
Mentre la tensione sale, la voce incantata e potentissima di Budo rapisce il lettore fino alla fine, travolgendolo di commozione e poesia. Un romanzo indimenticabile. 


Mi chiamo Budo.
Esisto da cinque anni.
Cinque anni è una vita lunghissima per uno come me.
È stato Max a darmi questo nome.
Max è l’unico essere umano che riesce a vedermi.
I genitori di Max mi chiamano l’amico immaginario.
Non sono immaginario.
Ci è voluto un po' prima che potessi scrivere qualcosa di (spero) sensato a proposito di questo libro, perchè la storia è apparentemente molto semplice, ma poi ti lascia in balia di mille emozioni da gestire e accettare.
Budo, amico immaginario di Max, dieci anni, autistico, assiste alla sparizione del bambino e non ha altra scelta: riportarlo a casa, dalla sua mamma e dal suo papà. Anche se questo potrebbe voler dire che Budo smetterà di esistere, perchè Max non crederà più in lui, crescerà e imparerà a far conto sulle sue forze e capacità.
Lo stile è molto semplice, ma secondo me riesce a trasmettere molto bene lo stupore e l'ingenuità dei bambini verso il mondo che li circonda, verso gli adulti e tutto ciò che di strano e poco comprensibile fanno.
L'amicizia di Budo e Max di certo non è immaginaria e vi farà commuovere, a volte fino alle lacrime! E' una storia fantastica, il modo in cui Budo vede il mondo e considera Max, lo aiuta a svolgere anche le cose più piccole della vita quotidiana, perchè Max è speciale.
Non è facile rendere a parole una storia così magica, perchè va letta e assaporata piano piano, scoprendo il mondo attraverso gli occhi di Budo e attraverso le lenti speciali di Max.
E' un libro che fa riflettere... e la conclusione che ne ho tratto, personalmente, è che amor vincit omnia.

"Ma devi essere la persona più coraggiosa del mondo per uscire di casa ogni giorno ed essere te stesso, quando a nessuno piace quello che sei."

martedì 27 novembre 2012

"Io non compro!", Judith Levine


Titolo: Io non compro!
Autore: Judith Levine
Editore: Ponte alle Grazie
Prezzo: 14,00
Pagine: 243

-elisa


"Lavora e spendi": questo il circolo vizioso in cui l'autrice vede intrappolata la società. Invece di ricercare una nuova qualità della vita, si preferisce inseguire un modello di benessere che fa apparire necessarie una quantità di cose che non lo sono. Sperimentando in prima persona uno stile di vita improntato alla sobrietà, la Levine interroga un intero modello di civiltà, affiancandosi a una tendenza sempre più attuale anche in Italia: quella del consumo responsabile, del commercio equo e dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS)





Di solito vegeto fra i romanzi. Di quando in quando, durante il pascolo in biblioteca, incappo in saggi e studi che attirano la mia attenzione.
Judith Levine, scrittrice e giornalista americana, ha sperimentato per un intero anno cosa voglia dire... non acquistare. Non acquistare NULLA, salvo alimenti di base ( quindi non lavorati: no biscotti, cracker, marmellate) ed eventuali medicinali. L'interrogativo è: è davvero possibile tirarsi fuori dal mercato?
Le teorie economiche imperanti nel mondo occidentale sono due:
1) Se gli esseri umani continueranno con questo andazzo, le materie prime finiranno, l'inquinamento avrà la meglio e il nostro pianeta collasserà
2) Non si può realmente voltare le spalle all'economia di mercato, perchè non viviamo più in una società che può permettere ad un individuo di essere autosufficiente.

Questo esperimento non riguarda le alternative al mercato standard ( filiera corta, biologico, riciclo e riutilizzo), piuttosto come si modificano i rapporti sociali quando si intraprende un percorso che esclude lo spendere i soldi per cose non essenziali. Del tipo: come si incontrano gli amici se si escludono le cene, le serate al cinema, gli aperitivi, e nessuno vuole uscire a fare due passi perchè fuori si gela? Come ci si tiene informati se non si acquistano quotidiani e si rinuncia alla tv? Quando si può "acculturare" una persona se non può comperare i biglietti per un museo, noleggiare dvd, ma si deve limitare alle mostre ad ingresso gratuito e ai vecchi film?
E' Natale? e i compleanni?

La conclusione alla quale sembra arrivare è che ci non si può tirare completamente fuori dal mercato, ma si può acquistare e consumare consapevolmente, riciclando e riusando.
" ha scoperto l'acqua calda!", potreste dire voi. Alcuni discorsi possono sembrare banali, ma vi assicuro che è un libro ( e un esperimento) di tutto rispetto.



Rcommend a... book with a blue cover






Buongiorno e buon martedì!
Lo so che sono in ritardo di un giorno con il post settimanale di "Recommend a...", ma questa settimana tocca a me e io vi avevo avvisati che il periodo è quello che è. Quindi, per favore, perdonate il mio ritardo e leggete lo stesso quello che vi consiglio ;D

Oggi bisogna consigliare un libro con la copertina blu e ammetto di essere andata un pochino in crisi perché non avevo idea di quale libro scegliere; poi ho aperto la mia libreria di aNobii e ho trovato più o meno dieci libri con una copertina blu. Non tutta blu, okay, ma con del blu.
Il dilemma successivo è stato quale libro scegliere perché, tranne uno che devo ancora capire ora se mi sia piaciuto oppure no, gli altri li ho amati quasi tutti.
Avevo intenzione di scegliere Le regole della casa del sidro che un po' di blu nella copertina ce l'ha, ma siccome ho postato giusto ieri la recensione e, se la si legge, si capisce quanto l'abbia amato e quanto lo consigli, per cui ho deciso di fare una ricerca un po' più approfondita nella mia libreria ed è saltato fuori questo:





Il libro è della stessa autrice de "L'eleganza del riccio" (che è a casa in libreria pronto ad essere letto) e racconta le ultime ore di vita di Monsieur Arthens, noto critico letterario decisamente poco amato da chi abita nel suo stesso palazzo o ha avuto la sfortuna di incontrarlo e conoscerlo.
Questo romanzo è un canto corale di tutte le persone che ruotano e gravitano intorno a quest'uomo intervallate dalla sua stessa voce e dai suoi pensieri che, prima di morire, vuole di nuovo mangiare quella cosa che non ricorda cosa fosse e che aveva un gusto perfetto, IL gusto perfetto.

E' un libro molto particolare e molto breve che io ho apprezzato molto e che vi consiglio. Anche se mi dicono che chi ha letto "L'eleganza del riccio" non potrà amare. Io penso che lo si debba prendere come una cosa a se stante che non centra nulla con il grande successo della Barbery, solo così lo si protrà apprezzare veramente e merita, perché è un libro davvero godibile.

lunedì 26 novembre 2012

Le Regole della Casa del Sidro - John Irving

Titolo: Le regole della casa del sidro
Titolo originale: The Cider House Rules
Autore: John Irving
Traduttore:  Pier Francesco Paolini
Editore: Bompiani
Pagine: 622
Data di pubblicazione:  01 Gennaio 2000
ISBN: 9788845243660
Prezzo: 11.90 €

Sinossi: 
E' la storia di Homer Wells, un ragazzo dall'animo ricco di sentimenti e ideali cresciuto nell'orfanotrofio di St. Cloud's nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto. Homer preferisce seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo dei grandi, e che dovrà affrontare dolori,asperità e percorrere molta strada per capire le regole della vita.

Quando, più o meno un mese e mezzo fa, mio marito è arrivato a casa con questo libro per me, per poco non mi metto a piangere dalla gioia! Era tantissimo tempo che volevo leggerlo solo che, per un motivo o per un altro, non l'ho mai acquistato. 
Due anni fa, quando siamo andati a vivere insieme, stavamo sistemando i dvd nel cassetto e mi è capitato tra le mani quello dell'omonimo film e, siccome era tantissimo che non lo guardavo più e avevamo bisogno di una pausa, abbiamo deciso di perderci in quella magnifica storia. E questa settimana (tra l'altro una delle più incasinate della mia vita, lavorativamente parlando) per me è stato magnifico immergermi completamente e per ore tra le pagine di questo romanzo secondo me meraviglioso.

La storia credo sia bene o male consociuta da tutti poiché il film che ne è stato tratto è parecchio famoso: Homer Wells nasce e cresce nell'orfanotrofio di St. Cloud's che viene magistralmente gestito dal dottor Wilbur Larch aiutato dalle strepitose infermiere Nurse Edna e Nurse Angela. A St. Cloud's, però, non vengono solo fatti nascere i bambini che le madri decidono immediatamente di abbandonare: San Larice oltre a fare questo lavoro, il lavoro di Dio, decide di fare anche il lavoro del Diavolo e cioè quello di far abortire le donne che i bambini proprio non li vogliono avere.
All'epoca in cui è ambientata questa storia l'aborto non era legale e molte ragazze e donne che non volevano portatre a termine la gravidanza indesiderata, si rivolgevano a macellai che spesso provocavano anche la loro morte a causa dell'infezione che inevitabilmente sopraggiungeva dopo l'aborto. E' proprio a causa di queste morti ingiuste cheWilbur Larch decide di diventare un medico abortista e di adibire le sale del st. Cloud's a questa pratica.
Homer Wells nel frattempo cresce e, pre quanto si cerchi di darlo in adozione, sembra che ci sia una forza che lo riporti sempre, immancabilmente indietro. Così Larch decide di prenderlo sotto la propria ala protettrice e di fargli da padre e, siccome è convinto che sia necessario per un orfano rendersi utile, gli insegna il mestiere di Dio e quello del Diavolo. Ma se Wilbur è convinto di quello che sta facendo perché un feto è solo feto, in Homer accresce l'idea che quel feto si aun bambino a tutti gli affetti con un'anima propria e, quando a St. Cloud's arrivano Candy e Wally, sia il giovane Wells che il dottore capiscono che per il primo è arrivata l'ora di staccarsi dall'orfanotrofio e ccamminare con le proprie gambe.
E da qui inzia il percorso di crescita del giovane Homer che, solo lontano dall'amore di Wilbur Larch, di Nurse Edna, di Nurse Angela  e di tutti i piccoli ospiti dell'orfanostrofio riuscià a decidere come vuole e può rendersi utile.

Se non avete ancora letto questo libro approcciatevi a lui muniti di pazienza perché non è un libro che si legge d'un fiato, il che non vuol dire che non sia appassionante e coinvolgete. Semplicemente è un romanzo che ha bisogno del suo tempo per essere letto, ci vuole tempo per imparare a conoscere tutti i protagonisti che abitano le pagine di esso, ci vuole tempo per assimilare le scelte di Wilbur Larch e di Homer Wells, per decidere se condividerle oppure no.
Leggete questo romanzo, ma leggetelo con calma, lasciate che ogni parola, lentamente, entri dentro di voi e si sedimenti al fondo della vostra anima, non abbiate fretta di scoprire come andrà a finire tra Homer e Candy, come reagirà Melony una volta che avrà ritrovato il suo Raggiodisole, cosa succederà all'orfanostrofio di St. Cloud's una volta che il dottor Larch avrà lasciato a non si sa bene chi il comando di esso.
Non abbiate fretta, seguite lentamente le vicende di tutti questi fantastici personaggi dandovi il tempo di affezionarvi a loro: vi daranno tanto e non vi deluderanno.

sabato 24 novembre 2012

Isola con fantasmi, John Banville



Titolo: Isola con fantasmi
Autore: John Banville
Editore: Guanda
Prezzo: 15,00
Pagine: 251


Sinossi:  In un'isola aspra nel mare d'Irlanda, lontana dai circuiti turistici e popolata da gente solitaria, approda una strana comitiva di naufraghi. I sette - una fotografa, un anziano attore, la bella governante Flora, tre ragazzini e il lascivo Felix -trovano riparo, fradici e infreddoliti, in una grande casa piena di echi e oggetti d'altri tempi, in cui abita l'enigmatico professor Kreutznaer, esperto di storia dell'arte, con i suoi due assistenti, il bislacco Licht e un uomo senza nome, uscito di prigione da poco, che è la voce narrante del romanzo. L'oggetto del loro studio è l'opera di Vaublin, pittore olandese del primo Settecento. I nuovi arrivati innescano nei tre, che vivono in una sorta di esilio, il meccanismo perverso dei ricordi e scatenano un continuo gioco di rimandi tra realtà e finzione, tra vita e suggestioni letterarie. È vero o falso il capolavoro di Vaublin, "Le monde d'or"? Sono reali i naufraghi, così simili ai personaggi ritratti nel dipinto? Perché il professor Kreutznaer ha paura di Felix? E il narratore non sembra forse uscito dalla "Tempesta" di Shakespeare, lui che si propone di muovere, come Prospero con le sue arti magiche, i fili del destino dei sette naufraghi? In un'atmosfera misteriosa e fosca, in cui si presagisce una minaccia incombente, si risvegliano per i protagonisti i fantasmi sopiti di azioni commesse in passato, vergognose o inconfessabili: l'autenticazione di un dipinto falso, il debole per giovani prezzolati, un omicidio...



Eppppperò, che libro!
La storia passa totalmente in secondo piano, rispetto alla superba scrittura: tutto ciò che conta in questo romanzo è il gioco di rimandi, di specchi, lo scambio continuo di realtà e finzione, serio e faceto: chi è davvero l'io narrante? Quale passato nasconde il professore? Esiste realmente il quadro che lui è l'assistente dicono di studiare?
Evitatelo se avete il mal di testa e e se siete nel classico periodo di stanca" in cui dopo tre righe - magari un po' brodose . scaraventate il libro dal balcone.
Sceglietelo, invece, se siete intrigati da una storia misteriosa, da una casa su un'isola sperduta, da personaggi balzani e da una prosa discretamente impegnativa, ricca di immagini e suggestioni bellissime.
Doveroso far notare, però, una fortissima somiglianza con "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson.... che resta comunque un capolavoro irraggiungibile. Banville si è ispirato? Ha scopiazzato? Ai posteri l'ardua sentenza.


-elisa


giovedì 22 novembre 2012

Shadowhunters 4 e 5 - Cassandra Clare

Ed eccomi qui per recensire gli ultimi due libri della saga per giovani adulti "Shadowhunters" di Cassandra Clare: Città degli angeli caduti e Città delle anime perdute. Sebbene non ami particolarmente i fantasy, questo urban fantasy mi ha in qualche modo catturata.

Titolo: Shadowhunters - Città degli angeli caduti
Titolo originale: City of fallen angels
Autore: Cassandra Clare
Traduttore: Carozzi M.
Editore:
Mondadori
Pagine:
477
Data di pubblicazione:  Ottobre 2011
ISBN:
9788804613329
Prezzo: 10.00 €


Sinossi: La guerra è conclusa e Clary è tornata a New York, intenzionata a diventare una Cacciatrice di demoni a tutti gli effetti. E finalmente può dire al mondo che Jace è il suo ragazzo. Ma ogni cosa ha un prezzo. C'è qualcuno che si diverte a uccidere gli Shadowhunters, e ciò causa fra Nascosti e Cacciatori tensioni che potrebbero portare a una seconda, sanguinosa guerra. Simon, il migliore amico di Clary, non può aiutarla. Sua madre ha scoperto che è un vampiro e lui non ha più una casa. E come se non bastasse, esce con due ragazze bellissime e pericolose, nessuna delle quali sa dell'altra. Quando anche Jace si allontana senza darle spiegazioni, Clary si trova costretta a penetrare nel cuore di un mistero che teme di svelare fino in fondo: forse è stata lei a mettere in moto la terribile catena di eventi che potrebbe farle perdere tutto ciò che ama. Jace compreso. Amore. Sangue. Tradimento. Vendetta. La posta in gioco non è mai stata così alta per gli Shadowhunters...

Devo dire che questo è il libro che meno mi ha appassionato di tutta la saga. Non so per quale motivo, ma lo stile della Clare non mi è sembrato fluido e armonioso come al solito. Sembra quasi sia stato scritto da un'altra persona. Forse si trattava più che altro di un libro che poneva le basi per il successivo, quindi gli eventi non si risolvono nel finale, ma restano molte porte aperte che devono ancora trovare la chiave per chiudersi.
Per quanto riguarda i personaggi, assistiamo alla solita storia romantica che affronta mille ostacoli tra Jace e Clary, i quali dopo svariate peripezie non sono ancora riusciti a godersi la bellezza del primo amore! Ma noi fans continuiamo a sperare che la Clare prima o poi conceda loro una pace beata.
Quello che accade in questa Città degli angeli caduti, è che Simon, prima amico nerd di Clary, ora super vampiro con un poter speciale, affronta un processo di presa di coscienza di sè, una strada piuttosto complicata, ma che forse lo porterà ad accettarsi.
Di sfondo c'è ovviamente l'eterna lotta tra bene e male, tra cosa è giusto ed è sbagliato, nella cornice fantastica creata dall'autrice.

Titolo: Shadowhunters - Città delle anime perdute
Titolo originale: City of lost souls

Autore: Cassandra Clare
Traduttore: Carozzi M.
Editore:
Mondadori
Pagine:
549
Data di pubblicazione:  Ottobre 2012
ISBN:
9788804622079
Prezzo: 17.00 €


Sinossi: Lilith, madre di tutti i demoni, è stata distrutta. Ma quando gli Shadowhunters arrivano a liberare Jace, che lei teneva prigioniero, trovano soltanto sangue e vetri fracassati. E non è scomparso solo il ragazzo che Clary ama, ma anche quello che odia, suo fratello Sebastian, il figlio di Valentine. Un figlio determinato a riuscire dove il padre ha fallito e pronto a tutto per annientare gli Shadowhunters. La potente magia del Conclave non riesce a localizzare né l'uno né l'altro, ma Jace non può stare lontano da Clary. Quando si ritrovano, però, Clary scopre che il ragazzo non è più la persona di cui si era innamorata: in punto di morte Lilith lo ha legato per sempre a Sebastian, rendendolo un fedele servitore del male. Purtroppo non è possibile uccidere uno senza distruggere anche l'altro. A chi spetterà il compito di preservare il futuro degli Shadowhunters, mentre Clary sprofonda in un'oscura furia che mira a scongiurare a ogni costo la morte di Jace? Amore. Peccato. Salvezza. Morte. Quale prezzo è troppo alto per l'amore? Di chi ci si può fidare, quando peccato e salvezza coincidono? Ma soprattutto: si possono reclamare le anime perdute?  

Decisamente Città delle anime perdute è un gradino superiore a Città degli angeli caduti. Ho ritrovato la Clare di sempre, con il suo stile elegante e fluido. Anche la trama è molto più interessante, forse perchè pone una domanda cruciale anche per noi lettori.
Accade sovente, con ciò che viene perso e ritrovato, che lo si scopra diverso da come lo si era lasciato.

Questo è il perno cruciale del romanzo: Clary ha perso Jace e quando lo ritrova non è più quello di prima, sembra solo il suo sfocato ologramma. La ragazza non accetta la sconfitta e userà ogni mezzo in suo possesso per ritrovarlo, per ritrovare quello vero.
Il contorno fantasy è sempre accattivante: la guerra tra Vampiri, Fate, Lupi Mannari e Shadowhunters. Nuove alleanze che si creano e un progetto di distruzione di massa ideato da un'anima malvagia, nonchè fratello demoniaco di Clary. 

Onestamente credo che la Clare sia una scrittrice dall'alto potenziale, sia per le citazioni che inserisce nei suoi romanzi, sia per le domande che puntualmente mi pongo quando li leggo. Credo che se si dedicasse ad altro, oltre al fantasy, leggeremmo veramente delle cose esemplari.
In questo caso in particolare, tutta la vicenda mi ha riportata a Nietzsche:
"tutto ciò che si fa per amore accade sempre al di là del bene e del male".
Quello che mi piace molto di questa saga in generale, è la capacità della Clare di comunicare al lettore le emozioni di ogni protagonista, riuscendo a rendere reale soprattutto la sofferenza. 
La morale della storia è molto semplice: la difficoltà di crescere in un mondo che non senti tuo, andare alla ricerca del vero sè e di una fede, capire chi sei e perchè ti comporti in un certo modo. Accettare le differenze che permeano l'umanità.
Non è una lettura impegnativa e di alta letteratura, ma è proprio un piacevole passatempo.

lunedì 19 novembre 2012

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Come ogni lettrice, mi piace curiosare nelle altrui librerie: fare incetta di titoli, autoinvitarmi in conversazioni tra clienti in libreria, molestare la gente sui mezzi pubblici e in coda alla posta a proposito del libro che stanno leggendo al momento.
Non tutti i libri che mi vengono consigliati finiscono con il piacermi, è inevitabile: uno, però, lo porto proprio nel cuore: è PER SEMATARY, di Stephen King.

Me lo ricordo come fosse ieri: era luglio e io e la mia compagna di banco (e grandissima amica) Silvia ci salutavamo prima di salutarci per le vacanze. A settembre avremmo fatto la quarta superiore, eravamo giovincelle. " Eli ho letto un libri fantastico, ti giuro, l'ho letteralmente divorato! Non so com'è, ma ero così terrorizzata che volevo mollarlo, ma appena lo chiudevo mi prendeva un'ansia di conoscere il seguito...".
Io ero già allora sempre con il naso fra i libri, Silvia decisamente odiava i romanzi, quindi capirete da soli l'origine del mio sconcerto!
Dunque, "Pet sematary", di Stephen King. Oddio, un romanzo del terrore, pensai. E invece... ci trovai tanto: terrore, sì, e paura; ma anche personaggi intensi, una storia svolta in modo magistrale, umorismo. La trama è la seguente:

In una limpida giornata di fine estate, la famiglia Creed si trasferisce in un tranquillo sobborgo residenziale di una cittadina del Maine. Non lontano dalla loro casa, al centro di una radura, sorge Pet Sematary, il cimitero dei cuccioli, un luogo dove i ragazzi del circondario, secondo un'antica consuetudine, usano seppellire i propri animaletti. Ma ben presto la serena esistenza dei Creed viene sconvolta da una serie di episodi inquietanti e dall'improvviso ridestarsi di forze oscure e malefiche.

L'avevo preso in prestito in biblioteca e l'avevo messo in valigia; ai tempi andavo in campeggio con i miei, il classico campeggio per chi ama la natura, quindi localizzato in una pineta. Vi dico solo che nel romanzo si vocifera di animaletti domestici che ritornano dall'aldilà... E immaginate me sedicenne a leggere di notte fuori dal camper con il solo ausilio di una torcia elettrica, mentre flora e fauna locali prendono vita : gatti che si azzuffano, ricci che passeggiano, gufi e civetti, ululati in lontananza, e un certo frusc-frusc fra i cespugli.
Indimenticabile!
Da lì, la mia passione per Stephen King :)                              -elisa


giovedì 15 novembre 2012

Il corpo sa tutto, Banana Yoshimoto


Titolo: Il corpo sa tutto
Autore: Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Pagine: 138
Prezzo: 10,00

Sinossi: Tredici racconti che descrivono l'arduo percorso dal dolore alla guarigione attraverso una gamma sorprendente di modulazioni. Il corpo è così attaccato al dolore da opporsi alla guarigione, fino a che la liberazione si fa strada a un tratto, accarezzando la mente e alleggerendo il peso della carne. A ostacolare la guarigione a volte è solo la paura di nuovi dolori, di altri ostacoli. Traumi infantili, ricordi dolorosi, la contiguità fra felicità e dolore, il lutto e la morte: nodi apparentemente insolubili si sciolgono sotto il raggio di un'intuizione illuminante, permettendo ai protagonisti di queste storie di uscirne salvi e arricchiti.


A pochissimi giorni dalla laurea, il mio cervello viaggia un po' per i fatti suoi. Sento di aver esaurito l'energia psichica, faccio fatica a concentrarmi, a seguire un filo logico, sono nel classico momento di "crisi da lettore".
Dopo aver tentato l'approccio con un paio di romanzi (approccio miseramente fallito), mi sono orientata su una rilettura: ed ecco qui, di nuovo sul mio comò ( niente civette innamorate, ma solo una tazza di tisana), questa raccolta dell'autrice giapponese tanto cara all'Occidente- e da me molto stimata.
Ricordo che, ai tempi, questo libro non mi aveva entusiasmato: io - che già non sono fan dei racconti - l'avevo trovato troppo vago, inconcludente. La critica l'aveva praticamente massacrato, accusandolo di essere quel genere di romanzo che un autore dà alle stampe per mantenere vivo il suo percorso editoriale, in attesa di romanzi "con un contenuto".
Ora che lo rileggo con calma, mi accorgo che invece è molto rilassante. E la vaghezza che avevo percepito è una qualche forma di delicatezza. Il dolore, il lasciare andare, il percepire il cambiamento, l'instabilità emotiva e psicologica che certe situazioni possono creare, ad un'altra realtà,  il corpo che si accorge del cambiamento ben prima della mente... Tutte sensazioni che, in questo mio momento "di passaggio", capisco bene.
Non è il miglior libro di Banana Yoshimoto, ma è senza ombra di dubbio, il libro che al momento fa al caso mio!

-elisa

Premio Unia

Ciao lettori!
Sono qui per ringraziare infinitamente Il regno magico dei libri e MemoriaRem per aver assegnato al nostro blog il Premio Unia e per passare il testimone ad altri blog amici librosi... leggere significa nutrire la propria anima, quindi sono davvero felice di dare un piccolo contributo nella diffusione di questo importantissimo verbo!


Ma, bando alle ciance, ecco come funziona il premio: si tratta di rispondere a 7 domandine e passare appunto il premio ad altri 7 blog.

1) Qual è il primo libro che hai letto in assoluto?
Non lo ricordo con precisione, ma la mia prima reminiscenza librosa è senza dubbio "Fra i banchi" di Gianni Rodari. Ce l'ho ancora adesso ed è meraviglioso!
2) Hai mai fatto un sogno ispirato ad un libro che hai letto? 
Sicuramente ho sognato qualcosa riguardo a Harry Potter, che è la saga che mi ha accompagnata durante l'adolescenza. Però non ricordo i dettagli. Recentemente non ho sognato nulla in merito alle mie letture, sebbene sia mia abitudine leggere prima di addormentarmi.
3) Qual è la prima cosa che ti colpisce di un libro? La copertina, la trama o il titolo?
La copertina sicuramente influisce, insieme al titolo. Se sono attratta leggo la trama, e decido se il libro potrebbe piacermi o meno!
4) Ti è mai capitato di piangere per la morte di un personaggio?
Certo che sì! Ricordo che ho pianto all'inizio di "Amabili Resti" di Alice Sebold. Tempo 10 pagine ed ero una valle di lacrime.
5) Qual è il tuo genere preferito?
Diciamo che leggo un po' di tutto, ma non amo il fantasy e la cronaca. In generale preferisco i noir e i thriller, ma in questo periodo sto leggendo quel che capita, anche narrativa più "romance".
6) Hai mai incontrato uno scrittore? 
No ma Fogli e Lucarelli sono sulla mia lista desideri!
7) Posta un'immagine che rappresenta cosa significa per te la lettura.





Ed ecco il premio Unia per 7 blog librosi!

Ringrazio di nuovo Il regno magico dei libri e MemoriaRem per averci assegnato il premio! 

mercoledì 14 novembre 2012

La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine - Ransom Riggs

Titolo: La casa per bambini speciali di Miss Peregrine
Titolo originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Autore: Ransom Riggs
Traduttore: I. Katerinov
Editore: Rizzoli Best
Pagine: 383
Data di pubblicazione:  Novembre 2011
ISBN: 9788817053860
Prezzo: 18.50 €

Sinossi:
Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Possibile che quei bambini siano ancora vivi, e che - protetti, ma ancora per poco, dalla curiosità del mondo e dallo scorrere del tempo - si preparino a fronteggiare una minaccia oscura e molto più grande di loro?

Sabato pomeriggio chiacchieravo del più e del meno con una mia amica che, ad un certo punto, mi ha chiesto cosa stessi leggendo. Quando le ho risposto che a breve avrei iniziato questo libro, mi ha detto che era un romanzo che le era piaciuto molto ma non ne aveva mai scritto una recensione perché non riusciva a trovare le parole giuste. Lì per lì non avevo capito molto bene cosa volesse dire, ma adesso che l'ho finito e devo scriverne una recensione, la capisco benissimo.

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine è un libro molto particolare, di quelli che o si amano o si odiano senza via di mezzo. Io sono tra quelli che lo hanno amato perché nella sua stranezza è riuscito a a farmi riflettere su cosa significa la diversità per chi la subisce e per chi la riconosce nel prossimo, su quanto le persone siano facili al giudizio, al puntare il dito e all'etichettare il loro prossimo.

Il romanzo è raccontato in prima persona da Jacob che, fin da bambino, ascolta le storie che gli racconta il nonno e che hanno come protagonisti una casa su un'isola felice e sperduta nel mare inglese, popolata da bambini speciali che crescono sotto l'ala protettrice di Miss Peregrine. Se da piccolo il ragazzo è affascinato dai racconti delle mille avventure e cose strane capitate al nonno, a mano a mano che cresce comincia a non credere più a queste storie e a pensare che il nonno sia un po' matto.
Poi, una mattina, Abe lo chiama agitato e delirante dicendogli che loro sono venuti a prenderlo, che non c'è più tempo e che deve difendersi in qualche modo. Nonostante sia convinto che l'anziano uomo abbia solo scordato di prendere le sue medicine, Jacob corre a casa sua con un amico e lo trova morente ed orribilmente ferito al petto. Mentre il nonno gli muore tra le braccia, il ragazzo vede trai cespugli una creatura orribile e ripugnante e, quando lo racconta a genitori e polizia, tutti lo prendono per pazzo.
Nonostante tutto, il giovane non riesce a togliersi dalla testa le ultime parole pronunciate dal nonno e, quando il giorno del suo compleanno la zia gli regala un libro che il vecchio ha lasciato apposta per lui, decide di andare in Inghilterra e cercare l'isola felice in cui ha vissuto il nonno da bambino.
Comincia così un viaggio alla scoperta di un passato fantastico, avventuroso e ai limiti dell'assurdo che aiuterà Jacob ad avvicinarsi un po' di più al padre e consentirà a quest'ultimo di comprendere il passato del proprio.

Se qualcuno mi avesse raccontato per filo e per segno la storia narrata in questo libro credo che mai e poi mai lo avrei letto, lo avrei considerato un genere che non mi ispirava ma, in realtà, ora che l'ho finito faccio fatica a classificarlo e sono molto contenta che una mia amica me lo abbia prestato perché mi sarei persa davvero un bel romanzo. Un po' strano e surreale alla fine, ma comunque meritevole.
Una particolarità di questo romanzo è che ad intervallare le pagine del racconto ogni tanto ci sono delle foto che offrono lo spunto allo scrittore per costruire la storia che sta narrando. Alcune sono un po' inquietanti e forse non tutti apprezzano il fatto che ritraggono i bambini e le scene di cui si narra e quindi il lettore non può immaginarsele da sé, ma ciò non toglie che sia un'idea geniale ed originale costruire una storia intorno a delle fotografie.
Il finale non è un finale, o meglio, si intuisce che ci sarà un seguito che non ricordo più se è già in corso di pubblicazione o solamente di scrittura ed essendomi piaciuto molto questo primo libro, non vedo l'ora che arrivino i prossimi. 

Ps: lunedì ci hanno annunciato che un importante progetto a cui stiamo lavorando io e mio marito dall’inizio dell’anno è finalmente andato in porto. Sono molto felice, orgogliosa ed eccitata perché è una cosa in cui credo molto ed in cui abbiamo investito tempo ed energie, ma questo comporta inevitabilmente zero orari di lavoro e il tempo da dedicare ai miei amati libri sarà davvero ridotto all’osso.
Tutto questo per dirvi che se sparisco per un po' e non scrivo più a distanza di pochi giorni, non è per chissà quali motivi strani o ancestrali, ma è semplicemente perché la vita vera chiama e Francesca, felice e orgogliosa, risponde.
Quindi fatemi un grosso in bocca al lupo e incrociate le dita per me! :)

 

lunedì 12 novembre 2012

La fattoria delle ossa, Edwige Danticat



Titolo: La fattoria delle ossa
Autore: Edwige Danticat
Editore: Piemme
Prezzo: 16,90
Pagine: 300



Sinossi: Nel 1937 il Generale Trujillo, dittatore della Repubblica Dominicana, massacrò più di cinquantamila haitiani, immigrati alla ricerca di un lavoro. Fu uno dei tanti genocidi di cui il secolo scorso è costellato, un episodio che assume nel romanzo un forte significato simbolico. La storia d'amore della dolce Amabelle, a servizio presso una ricca famiglia, e di Sebastien, tagliatore itinerante di canna da zucchero, fa da filo conduttore a una vicenda ricca di emozioni e di umanità. I due giovani vogliono sposarsi e tornare ad Haiti alla fine della stagione, attraversando il fiume che fa da confine tra i due stati. Ma quando la persecuzione si fa più aspra i loro sogni si trasformano nel desiderio più elementare: quello di sopravvivere.



Dovevo immaginare che questa lettura mi avrebbe lasciata con l'amaro in bocca. Ho desiderato questo libro a lungo: una volta avutolo fra le mani...  lo cominciavo, otto pagine, e stop. Non mi piaceva, non mi "acchiappava". Lo lasciavo a decantare nell'angolo buio dei libri schifidi, poi ci riprovavo. Riuscivo a trascinarmi qualche pagina più il là, e lo mollavo di nuovo.

Ora l'ho terminato, ma... che bruttura!

E la cosa che mi fa imbestialire è che su internet e nei siti appositi ha sempre ricevuto ottimi giudizi! Che sia un problema mio? Probabile.
Ad ogni modo, non mi è piaciuto. La storia ha senza dubbio del potenziale, primo fra tutti l'argomento non usuale della dittarura dominicana del generale Trujillo. Non mi è però andata giù la stesura... dialoghi privi di pathos, piatti, vuoti, emozione zero. Qualche bella frase poetica, ma buttata lì, come sacchi di patate.
No, no, no. Archiviare.

Recommend a...first book in a series

Ed eccoci di nuovo al nostro favoloso appuntamento del Recommend a Book.
Prima di introdurre l'argomento di oggi, voglio farvi un recap degli episodi precedenti.
  1. Recommend a book with 3 words in the title
  2. Recommend a book with a green cover
  3. Recommend a book with a bad boy
  4. Recommend a trilogy
  5. Recommend a book that made you emotional
  6. Recommend a book you thought it was funny
  7. Recommend a contemporary book
  8. Recommend a book published in 2010
  9. Recommend a book by a male author
  10. Recommend a book your read this year
Quest'oggi il tema è: Recommend a... first book in a series.Quando l'ho letto ho pensato subito a una serie di libri Urban Fantasy, che temo molto presto diventerà tristemente famosa poiché ne stanno realizzando il film. Dico tristemente perchè, se non avrà la stessa risonanza di Twilight, la scia sarà quella.
Si tratta di Shadowhunters - Città di Ossa di Cassandra Clare.

La sera in cui la quindicenne Clary e il suo migliore amico Simon decidono di andare al Pandemonium, il locale più trasgressivo di New York, sanno che passeranno una nottata particolare ma certo non fino a questo punto. I due assistono a un efferato assassinio a opera di un gruppo di ragazzi completamente tatuati e armati fino ai denti. Quella sera Clary, senza saperlo, ha visto per la prima volta gli Shadowhunters, guerrieri, invisibili ai più, che combattono per liberare la Terra dai demoni. In meno di ventiquattro ore da quell'incontro la sua vita cambia radicalmente. Sua madre scompare nel nulla, lei viene attaccata da un demone e il suo destino sembra fatalmente intrecciato a quello dei giovani guerrieri. Per Clary inizia un'affannosa ricerca, un'avventura dalle tinte dark che la costringerà a mettere in discussione la sua grande amicizia con Simon, ma che le farà conoscere l'amore. 

Devo dire che io non apprezzo proprio il genere fantasy ma quando ho letto il primo libro di questa serie (sono 6 libri in totale, di cui il quinto è appena uscito) mi sono innamorata dei protagonisti e dell'ambientazione. Sicuramente è una lettura molto leggera e non impegnativa, più un libro per ragazzi che per adulti, ma anche se tratta di un amore adolescenziale e abbastanza stereotipato, le pagine scorrono veloci e le vicende si intrecciano decisamente bene.
Non è di certo una lettura che vi porterà a riflettere sul senso della vita, ma non è nemmeno così poco profonda come può apparire a una prima 'sfogliata'. Infatti i temi della diversità e dell'emotività distruttiva tipica dell'adolescenza emergono prepotentemente e vengono comunque analizzati dal punto di vista della protagonista, Clary. Che è una tipica adolescente lunatica, alla ricerca e scoperta di se stessa, in bilico tra amicizia e amore. Come penso siamo stati tutti noi in quella fase particolare della vita.
Il contorno è quello tipico del fantasy, con vampiri, lupi mannari, fate e mondi paralleli.
Ripeto: non è un capolavoro della letteratura, ma comunque è godibile.

domenica 11 novembre 2012

La ragazza gigante della contea di Aberdeen, Tiffany Baker

Titolo: La ragazza gigante della contea di Aberdeen
Autore: Tiffany Baker
Editore: Zero91
Prezzo: 18,90
Pagine:413

Sinossi: Quando la madre di Truly Plaice rimase incinta, l’intera cittadina di Aberdeen si riunì per scommettere sul peso del nascituro che era stato capace di deformare così tanto la donna da farle assumere proporzioni epiche. 
La giovane Truly avrebbe pagato il prezzo della sua enormità.
Suo padre la incolpava per la morte della madre avvenuta durante il parto ed era assolutamente mal equipaggiato per crescere la figlia gigante e sua sorella maggiore, nonché suo esatto opposto, Serena Jane, la personificazione della perfezione femminile.
Mentre le notevoli dimensioni di Truly la rendono oggetto di curiosità e umiliazioni costanti, la bellezza di Serena Jane si dimostra essere una benedizione e una maledizione allo stesso tempo.
Il fatto di essere la più bella ragazza della città la farà infatti diventare l’ossessione di Bob Bob Morgan, il più giovane del clan dei Morgan, dottori di Aberdeen da generazioni.
Bob Bob darà il via a una catena di eventi che cambierà il destino dell’intera contea.Crescendo, in età e in larghezza, Truly si troverà sempre più legata al destino di Serena Jane diventando lei stessa uno degli obiettivi dell’intenso interesse di Bob Bob.
Scoprendo però il segreto della famiglia Morgan, il libro delle ombre vecchio di secoli, nascosto da Tabitha, prima moglie-strega del dottore, avrà la possibilità di trovare la chiave per il suo unico futuro possibile.
Armata dei pericolosi segreti del passato di Aberdeen, Truly affronterà presto decisioni morali in grado di cambiarle la vita.
Praticando i suoi rimedi curativi a base di erbe, si sentirà sempre più saldamente legata al cerchio della città, finché non verrà a conoscenza di una rivelazione così enorme da farla apparire minuscola.
Truly sarà costretta ad affrontare i propri demoni, ridefinire la pietà e prendere in considerazione la possibilità che l’amore non possa essere ordinato entro certe dimensioni.

La storia parte in sordina, con alcuni passaggi poco chiari, e prime cento- centoventi pagine non sono così scorrevoli come romanzo appassionante vorrebbe: ma ad un certo punto la storia decolla!
Mi aspettavo una storia dai tocchi fantasy, invece mi sono trovata catapultata in un romanzo verosimile, con una spruzzata di magia nera e qualche strano evento.
E' una saga familiare interessante, ben scritta, e non ordinaria: il tema del "diverso" viene riproposto in una chiave alternativa, con un riscatto finale che non può deludere.
L'unica cosa che proprio non ho digerito è il fatto che molti spunti interessanti vengano solo accennati, semplici abbozzi, e poi lasciati perdere, quando avrebbero potuto essere approfonditi. Peccato.
Romanzo godibilissimo, ad ogni modo. Inaspettato, sul serio.

sabato 10 novembre 2012

Un Attimo, un Mattino - Sara Rayner


Titolo: Un attimo, un mattino
Titolo originale: One Moment, One Morning
Autore: Sara Rayner
Traduttore: V. Bastia
Editore: Guanda Narratori della Fenice
Pagine: 407
Data di pubblicazione: Settembre 2012
ISBN: 9788860885197
Prezzo: 17.00 €

Sinossi:
E' un lunedì mattina come tanti, sul treno che porta i pendolari da Brighton a Londra. Nei vagoni, visi assonnati, preoccupati, speranzosi. Qualcuno finisce di truccarsi, qualcuno legge, c'è chi chiacchiera e chi ascolta musica dall'iPod pensando alla giornata che lo aspetta. Per Karen e suo marito è una giornata felice: stanno andando a firmare per il mutuo della nuova casa, che accoglierà loro e i due figli. Lou, dal sedile accanto, li osserva e la loro evidente complicità la mette di buon umore, anche se prova un pizzico di invidia per quell'amore sereno e totale che a lei sembra negato. Anna, invece, qualche carrozza più in là, sogna di acquistare la giacca di cui ha visto la foto sulla rivista che sta sfogliando, e piega l'angolo della pagina per ricordarsene. E tutto normale, è tutto tranquillo... ma poi qualcosa, di colpo, rimescola le carte della vita e quel mattino come tanti diventa il punto di svolta, l'inizio di una settimana drammatica. Legate da una tragica casualità, le tre donne affronteranno insieme i giorni seguenti e troveranno nella loro amicizia la forza per superare il dolore. Insieme scopriranno che, se davvero basta un attimo perché tutto vada in frantumi, la vita non si ferma e ci chiede di tenere il passo...

Ci sono libri che leggi e ti entrano dentro, li adori dalla prima all'ultima parola e ti resta dentro insegnandoti qualcosa. Poi ci sono quei libri che odi dalla prima all'ultima parola e che non consiglieresti nemmeno al tuo peggior nemico. Ed infine, ci sono quei libri che si lasciano leggere, pagina dopo pagina, parola dopo parola, ma che una volta giunti alla fine non ti hanno lasciato assolutamente nulla.
Un attimo, un mattino per me rietra nell'ultima categoria: l'ho iniziato, l'ho letto senza troppi problemi, ho sfogliato pagina dopo pagina ed ho seguito le vicende di Anna, Karen e Lou ma solo ed esclusivamente da spettatrice esterna; non ho mai provato simpatia o antipatia per nessuno dei protagonisti, non mi sono commossa di fronte al dolore di Karen per la morte del marito Simon, non ho provato empatia per nessuno.
E tutto questo è davvero un peccato perché, a mio parere, questo libro un potenziale ce l'aveva e anche alto.

In questo romanzo si racconta di come, una mattina, sul treno che da Brighton porta a Londra, Simon, marito di Karen, ha un infarto. Una donna giovane di nome Lou assiste a tutta la scena ed è la prima a rendersi conto dell'accaduto, mentre in un'altra carrozza Anna si preoccupa del fatto che, a causa di questo incidente, arriverà in ritardo a lavoro.
Una volta che il personale ha deciso di far scendere dal treno tutti i passeggeri, Anna e Lou si ritroveranno a dividere un taxi, la seconda aggiornerà la prima su cos'è successo e, quando Karen chiamerà Anna, sua amica dai tempi dell'università, questa si renderà pienamente conto di quello che è accaduto.

La morte di Simon è lo spunto per raccontare l'amicizia tra Karen e Anne e, più in generale, un'amicizia tra donne. Perccato, però, che il modo in cui tutta la vicenda viene narrata e gestita, non porti a nulla. Per non parlare poi di come Anna e Lou diventano amiche: quel mattino, sul taxi, Lou dà il proprio biglietto da visita ad Anna e questa, un giorno, le manda un sms per dirle che è sul treno e che, se vuole, le tiene un posto accanto a sé.
Ora, io sono una persona timida di natura, ma se consocessi in circostanze simili una persona e fossi così distrutta dal dolore per la morte del marito della mia migliore amica, non credo che a tre giorni dall'accaduto mi verrebbe voglia di scrivere ad una perfetta sconosciuta (che tra l'altro mi riporterebbe alla mente, inevitabilmente, quel fatto per cui soffro) per fare due chiacchiere sul treno.
Se l'idea di base era buona, mi è sembrato che l'autrice si sia persa per strada e non sia riuscita a sfruttare al meglio le sue idee. Ha scritto una storia che non trasmette nulla e che invece dovrebbe provocarti qualcosa, ha gestito male il tutto e forzato troppo la mano.
Peccato perché, titolo e copertina a parte che sono splendidi, la trama aveva davvero tutte le carte in regola per piacere e per sfondare.
 
 


giovedì 8 novembre 2012

Guida Rapida agli Addii - Anne Tyler

Titolo: Guida rapida agli addii
Titolo originale: The Beginner's Goodbay
Autore: Anne Tyler
Traduttore: L. Pignatti
Editore: Guanda Narratori della Fenice
Pagine: 214
Data di pubblicazione: 01 Maggio 2012
ISBN: 9788860888341
Prezzo: 15.00 €

Sinossi:
Aaron Woolcott, trentacinquenne titolare di una piccola casa editrice specializzata in guide per principianti, è rimasto vedovo da poco e sta cercando di rimettere in piedi la sua vita e la sua casa. In senso figurato e proprio; infatti la moglie Dorothy è morta in un incidente che ha dell'incredibile: un albero è crollato sulla veranda e l'ha travolta. Trasferitosi a vivere della sorella durante i lavori di ristrutturazione, ad Aaron, all'improvviso, riappare Dorothy. Sono incontri sporadici, brevi, ma gli danno un motivo per andare avanti, e anche per chiarire con lei alcuni punti rimasti in sospeso della loro non facile unione.

Volevo questo libro da subito, appena ne ho letta la trama e la presentazione su Il Libraio: mi attiravano la trama, l'autrice, la delicatezza e la stranezza della storia, ma quando ho iniziato a leggerlo tutto ha cominciato a stonare, da subito. Dopo nemmeno venti pagine l'ho trovato noioso ed inconsistente ed ho faticato davvero ad andare avanti.

La storia raccontata in questo libro è quella di Aaron, un uomo balbuziente e con dei problemi di deambulazione, che una mattina torna a casa da lavoro a causa di un brutto raffreddore e litiga con la moglie che non trova più la sua scatola di crackers preferiti. Per via della litigata la moglie si rifugia nella veranda che funge da studio e, fatalità, la grande quercia del loro giardino cade proprio sulla veranda, devastandola e uccidendo Dorothy.
Aaron è sconvolto da questa morte, si sente in colpa, comincia a recriminare sul suo comportamento e su tutti quegli eventi che hanno portato lui e la moglie a casa, proprio quel giorno e proprio in quell'ora.
Successivamente comincia poi un'analisi del loro matrimonio, di quello che sapevano e non sapevano l'uno dell'altra, del disordine di lei, della sua scarsa capacità di donna di casa, della poca attenzione che prestava al marito.
Un matrimonio che sembrava perfetto e che, invece, si rivela perfetto a modo suo.

Sono rimasta un po' delusa da tutto il complesso di questo romanzo, non tanto per la storia in sé, quanto per la banalità dei personaggi e la lentezza esasperante con cui è scritto.
Non lo so, probabilmente l'ho semplicemente letto in un momento sbagliato, probabilmente non è un libro che fa per me, insomma ho faticato a leggerlo, ad appassionarmi alla vicenda e ad affezionarmi ai protagonisti.
Probabilmente gli darò un'altra possibilità più avanti, vedremo.

mercoledì 7 novembre 2012

Nuovi acquisti #6

Ed eccomi di nuovo qui, a distanza di una settimana, a raccontarvi dei libri che sono arrivati sul mio scaffale.
Mi rendo conto, adesso che scrivo su questo blog, che non riesco a stare senza libri e, soprattutto, faccio molta fatica a resistere alla tentazione di acquistare i libri appena usciti se trama, titolo e copertina mi affascinano e colpiscono.

Ma veniamo a noi! Di seguito i libri che ho acquistato, che mi hanno prestato e che mi hanno regalato questa settimana.


Un attimo, un mattino: è un libro di cui ho letto su Il Libraio e che mi aveva subito attratta sia per il titolo che per la trama che per la copertina. Poi ne ho lette recensioni davvero pessime e la mia voglia di leggerlo è diventata curiosità di scoprire come sia possibile avere tutte le carte in regola per essere un bel romanzo e farne tutt'altro.
Poi ci sono Sonia e Francesca che hanno democraticamente cercato di convincermi a non leggerlo dicendomi che non merita proprio, ma io sono una testa dura e non le ho ascoltate :P

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine: avevo visto questo libro in libreria e al supermercato, ne avevo letto la trama e mi aveva incuriosita. Poi però, non so bene per quale motivo, lo avevo completamente dimenticato fino alla scorsa settimana quando, parlando di libri con una mia amica, è saltato fuori questo titolo e mi si è accesa la lampadina. Emma è stata gentilissima e me lo ha prestato e adesso è li che mi aspetta.

Il tempo tagliato: è un libro che ho scoperto girovagando su siti internet che trattano di libri. La copertina è un po' così, però la storia mi attirava e quindi eccolo qui.

Lezioni di volo per principianti: l'ho scoperto per caso spulciando sugli scaffali e mi ha attirato molto il titolo, la copetina poi è tenerissima e anche la storia raccontata tocca il cuore. Speriamo non sia solo l'involucro ad essere così scintillante.

Mare al mattino: mi è stato regalato dalla persona da cui ho acquistato Un attimo, un mattino, Il tempo tagliato e Lezioni di volo per principianti, è stata molto gentile e la ringrazio tanto. Io e la Mazzantini non andiamo molto d'accordo: tempo fa avevo letto Non ti muovere ma ne ero rimasta sconvolta e così mi sono allontanata da questa autrice. Probabilmente questo è un segno e quindi proviamoci.

E anche per questa puntata è tutto e, in teoria, sono a posto per un po' visto che la mia coda di lettura è di otto libri.

Alla prossima e buone letture a tutti!


martedì 6 novembre 2012

La Stella Nera di New York - Libba Bray

Titolo: La stella nera di New York
Titolo originale: The Diviners
Autore: Libba Bray
Traduttore: D. Rizzati
Editore: Fazi Lain
Pagine: 585
Data di pubblicazione: 12 Ottobre 2012
ISBN: 9788876250828
Prezzo: 14.90 €

Sinossi:
New York City, 1926. I vetri dei grattacieli risplendono dei bagliori di mille feste animate da balli sfrenati a ritmo di charleston e dal tintinnio delle perle sui vestiti luccicanti. L'alcol scorre a fiumi nonostante i divieti e, a giudicare dall'effervescenza di Manhattan, il mondo sembra destinato a un futuro radioso. E qui che in seguito all'ennesima eccentricità viene spedita dai genitori l'irriverente Evie O'Neill, una ragazza dell'Ohio che non aspetta altro che tuffarsi tra le infinite possibilità offerte dalla metropoli. A ospitarla è lo zio Will, un professore, parente dei Fitzgerald, che dirige il Museo Americano del Folklore, delle Superstizioni e dell'Occulto, detto anche Musco del Brivido: un luogo magico dal fascino decadente, che custodisce nelle sue teche e tra i suoi bui corridoi le tracce del retroterra misterioso dell'America. Ma quando lo sfolgorio della città viene oscurato da una serie di delitti a sfondo esoterico, New York precipita in un vortice di paura ed Evie, che da subito assiste lo zio nella consulenza alla polizia, è chiamata a collaborare alle indagini, anche per quel suo dono di vedere il passato delle persone toccando un oggetto a loro appartenuto. Muovendosi tra fumosi jazz club e bassifondi urbani, scintillanti negozi e sale spettrali, la ragazza s'inoltrerà insieme a molti compagni di strada in un gorgo di eventi evocato dal passato, e che nel passato dovrà essere ricacciato, pena il sopravvento di un antico male oscuro.

Se devo essere sincera, qualche tempo fa non avrei mai letto questo libro, lo avrei decisamente snobbato partendo dal presupposto che "questo genere non fa per me". Però, da quando ho iniziato a scrivere questo blog e a seguire più assiduamente altri blog che trattano di libri, mi rendo conto di aver voglia di allargare i miei orizzonti letterari, avventurarmi fra le pagine di nuovi generi e sperimentare.
E così, dopo aver letto varie recensioni di questo romanzo, la sua trama e aver letto alcune pagine in libreria prima di acquistarlo, mi sono convinta ed eccomi qui, contenta dell'esperimento.

La Bray ci racconta la storia di Evangeline O'Neil, giovane ragazza ribelle e anticonformista dei primi del '900, che se ne frega del proibizionismo, del bon ton, del "sei una ragazza e devi comportarti così". In più Evie ha un dono: riesce a laggere il passato delle persone tenendo nelle sue mani un oggetto che appartiene a loro. E' proprio questo dono che la mette nei guai in Ohio, dove vive, e viene spedita a New York dallo zio finché le acque non si saranno calmate.
Se per i genitori questo allontanamento è l'unico modo per poter evitare una denuncia alla figlia, per Evie è un regalo inaspettato: poter vivere a New York, la città dalle mille luci e dalle mille oppurtunità è un sogno che diventa realtà e il pensiero di avere la città a sua disposizione è eccitante quanto scappare di notte dall'appartamento dello zio Will per partecipare ad una festa.
Ma sulla collina di questa sfavillante città c'è qualcosa che si sta muovendo, che sta acquistando forza ed è pronto a tornare per far rivivere un culto che si pensava scomparso da tempo.

L'ho iniziato ed ero un po' scettica perché poteva essere l'ennesima boiata che mescolava occulto e paranormale usando una scrittura buttata lì e poco coinvolgente, invece mi sono ritrovata tra le mani un libro coinvolgente e potente, scritto molto molto bene, con un linguaggio ricercato e curato.
Se si cerca su internet si vedrà questo libro classificato come un Young Adult (ecco il motivo del mio scetticismo), ma secondo me questa definizione è riduttiva: è vero che la protagonista è un'adolescente viziata, egoista ed egocentrica, però non è scritto in modo semplicistico, non si parla di storie d'amore sdolcinate e adolescenziali, di problemi giovanili e litigi tra amichette e fidanzatine.
Ammetto di non aver mai letto altri romanzi di questo genere, a parte la saga di Twilight, e non si può fare un paragone, né come storia raccontata né come tipo di scrittura.
La saga delle Meyer l'ho letta prima che diventasse così famosa e mi ricordo che si era lasciata leggere, però era davvero una storia semplice e fine a se stessa; questa è ben strutturata e coinvolgente e, sebbene si parli di sette e sovrannaturale, il romanzo non è banale né ricco di luoghi comuni.

Insomma, a me è piaciuto e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.
Però, ebbene sì, c'è un però, l'ho trovato un po' lungo (quasi 600 pagine) e spesso ho fatto un po' fatica a seguire tutte le storie dei tanti personaggi che l'autrice ha inserito in questo libro.
Nonostante questo, se amate il genere, non lasciatevelo sfuggire.