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martedì 29 luglio 2014

Homme libre...

Homme libre, toujours tu chériras la mer. - Charles Baudelaire
Finalmente si può fare il conto alla rovescia per le vacanze... -3 e sarò distesa su una spiaggia greca a FAR NIENTE. Si, perchè ogni tanto ci vuole. Rilassarsi, svuotare la testa e semplicemente godersi il momento senza pensare al domani e ai problemi.
 Un ritorno alla semplicità, che è la cosa migliore. Penso che possa bastare molto poco per essere felici, ma noi tendiamo a complicarci l'esistenza... perchè?
Come mi piacerebbe vivere serena tutto l'anno e non soltanto tre settimane!
Mah, l'essere umano è un bel mistero irrisolto, un concentrato attivo di energia e ansia al tempo stesso.
O forse sono io a essere così?
Lo scopriremo nel prossimo episodio, per il momento penso a far la valigia e metterci dentro solo i miei lati migliori.
Buone vacanze!

martedì 6 maggio 2014

Per Sempre

Non so voi, ma io trovo questa canzone pura poesia. In genere adoro Ligabue e tutte le sue canzoni, ma questa la trovo veramente stupenda... Piccoli ricordi, scene impresse eternamente nella memoria che non puoi fare a meno di richiamare alla coscienza quando sei triste o felice, quando vuoi prenderti una pausa da tutti e da tutto. Quando vuoi ricordarti delle persone che ami.



Mio padre che mi spinge a mangiare
e guai se non finisco
mio padre che vuol farmi guidare
mi frena con il fischio
il bambino più grande mi mena
davanti a tutti gli altri
lui che passa per caso mi salva
e mi condanna per sempre
mio padre di spalle sul piatto
si mangia la vita
e poi sulla pista da ballo
fa un valzer dentro il suo nuovo vestito


Per sempre 
solo per sempre 
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo 
per sempre 
solo per sempre 
c'è un istante che rimane lì piantato eternamente

E lei che non si lascia afferrare 
si piega indietro e ride 
e lei che dice quanto mi ama 
e io che mi fido 
e lei che mi toccava per prima 
la sua mano bambina 
vuole che le giuri qualcosa 
le si gonfia una vena 
e lei che era troppo più forte 
sicura di tutto 
e prima di andarsene mi dà il profilo 
con un movimento perfetto 

Per sempre 
solo per sempre 
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo 
per sempre 
solo per sempre 
c'è un istante che rimane lì piantato eternamente

Mia madre che prepara la cena
cantando sanremo
carezza la testa a mio padre
gli dice vedrai che ce la faremo

Per sempre 
solo per sempre 
cosa sarà mai portarvi dentro solo tutto il tempo 
per sempre 
solo per sempre 
c'è un istante che rimane lì piantato eternamente

sabato 3 maggio 2014

If you're happy...

Perchè a volte non si dice ciò che si pensa? E si lascia correre?
Me lo chiedo spesso, ma non ho ancora trovato una risposta. A volte è per mediare, a volte è per non rendere le cose troppo dure o aspre. Altre volte avresti voglia di spaccare tutto ma sorridi e stai zitta.
Ci sono cose che è meglio non dire, si dice.
Si, ok, se però poi rodi e vorresti urlare al mondo tutto quanto.. non so quanto valga la pena tacere.
Ok tacere per educazione, ok non parlare per evitare imbarazzi vari, però a un certo punto, le cose vanno dette o ti esploderanno dentro e lì faranno un bel danno.

Considerazioni nate dalla visione di The Mentalist:
ma perchè cavolo non le dici che la ami, brutto idiota? 

 
  

martedì 29 aprile 2014

Il tempo è un bastardo

Ho finito di leggere pochissimi giorni fa "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan, e ho trovato soltanto ora qualche parola sensata da dire in merito.
Premio Pulitzer 2011, questo romanzo a dir poco particolare ti fa sentire praticamente una merda, e tende al nichilismo più assoluto. Almeno questo è ciò che ho voluto vederci io.
Il tempo passa e ti riduce male. Molto male.

"Le domande che ho in mente sembrano tutte sbagliate: come hai fatto a diventare così vecchio? È successo tutto insieme, nel giro di un giorno, oppure ti sei spento poco a poco? Le feste quando hai smesso di farle? Sono invecchiati anche gli altri oppure solo tu? [...] Sapevi cosa ti aspettava e l'hai nascosto a tutti, oppure ha colto di sorpresa anche te?"

Il romanzo è molto particolare perchè sono una serie di racconti, ognuno narrato da un personaggio diverso, collegato in un modo o nell'altro ai precedenti, che saltano temporalmente e senza apparente senso cronologico, alternandosi tra passato, presente e futuro, portando il lettore a seguire delle vicende che si intersecano come solo i casi della vita sanno fare.
Bennie Salazar è un produttore discografico con un'adolescenza da punk rocker e insieme ai suoi amici, colleghi, familiari, attraversa una generazione rock a partire dagli anni 70 fino al futuro, passando per le droghe, il mondo delle star, la sensazione di sentirsi invicibili e unici fino a sentirsi degli inetti.
La Egan è bravissima a mostrare degli istanti di apparente felicità e spensieratezza per fare un gigantesco salto vent'anni dopo e far vedere cosa è successo a dei ragazzini che suonavano punk in un garage credendo di poter cambiare il mondo. Il nulla cosmico, la banalità dell'esistenza.

Beh, nient'altro da aggiungere: leggetelo!

"Perché in fondo la realtà è questa, no? In vent'anni non diventi più bello, specie se nel frattempo ti hanno tolto metà dell'intestino. Il tempo è un bastardo, giusto? Non si dice così?"

giovedì 24 aprile 2014

Every ending is just a new beginning


Se state leggendo questo post, probabilmente vi starete chiedendo da dove spunta questo Coffee Smell and Lilac Skin che non avevate la più pallida idea di conoscere.
Bene, non siete pazzi. E' la nuova versione di Lost in Good Books, il blog libroso che prima abitava qui e che ora, per svariati motivi che si possono riassumere in "siamo impegnati a vivere", è passato a miglior vita. Ma visto che mi dispiaceva buttare tutto quanto, ho lasciato i vecchi post che sono ancora nell'archivio, e ho pensato di dar vita a questa nuova avventura, che non so dove andrà a finire, se durerà... Beh, in pratica non so nulla, ma so che mi piacerebbe scrivere.

Parlare di tutto e niente.

Se volete, eccomi qui.

venerdì 7 giugno 2013

Chiedi Alla Luna - Nathan Filer

Titolo: Chiedi alla Luna
Titolo originale: The shock of the fall
Autore: Nathan Filer
Traduttore: Aglae Pizzone
Editore: Feltrinelli
Pagine: 320
Data di pubblicazione: 05 Maggio 2013
ISBN: 9788807030437
Prezzo: 17.00 €


Sinossi:
Matthew Homes ha nove anni. Adora passare le vacanze al camping con la famiglia e mettersi le scarpe da ginnastica, anche se la mamma d'estate lo obbliga a usare le infradito dato che fa caldo e gli sudano i piedi. Ha un fratello, Simon, di tre anni più grande, anche se tutti si comportano come se fosse più piccolo. Perché Simon è un po' diverso dalle persone che si incontrano normalmente: frequenta una scuola speciale per via di un disturbo di cui Matt non ricorda mai il nome, ma che si trova nei libri di medicina. Matt e Simon si vogliono bene: Matt adora la faccia tonda e sorridente del fratello, tonda come la luna. Giocano spesso insieme, e Simon segue Matt in tutte le sue avventure. Ma dopo quell'estate, l'estate dell'incidente a Ocean Cove, nulla sarà più come prima. Matt dovrà affrontare un segreto così enorme e terribile da non poterlo confessare a nessuno, spingendolo a chiudersi sempre più in se stesso. E mentre, anno dopo anno, la realtà perderà i suoi confini diventando sempre più estranea e costringendolo a farsi ricoverare in un centro per disturbi mentali, Matt avrà solo un pensiero in cui trovare conforto e grazie al quale ricominciare a lottare: il ricordo della faccia tonda e sorridente di suo fratello, tonda come la luna.

E' capitato a tutti e ancora ci capiterà, di dover affrontare la perdita di una persona a noi molto cara. Come la si affronta, la morte? E' una domanda che mi pongo da sempre perché io, ad esempio, la perdita delle persona a cui voglio bene la affronto malissimo. Mi è stato detto che per superare ogni evento, bisogna capire il motivo per cui è avvenuto, solo così si riuscirà a dargli un senso, a superarlo e ad affrontarlo. Peccato che io, alla morte, un senso non riesca proprio a darglielo. Mai.

Matthew è arrivato a casa Homes come fratello minore, tre anni dopo Simon, ma siccome il maggiore è un bambino un po' diverso dagli altri, di fatto è Matt il fratello maggiore che bada a Simon, che sta attento a non farlo stancare, che cerca di coinvolgerlo in situazioni pericolose che potrebbero essergli fatali.
Un'estate a Ocean Cove, però, cambia le cose.
Il pomeriggio di un giorno come tanti, Matt sta giocando a nascondino con gli amici fino a quando non assiste al funelare e alla sepoltura di una bambola. Incuriosito, il bimbo si avvicina alla ragazzina che sta compiendo quello strano rito e comincia a fare domande che, però, non trovano risposta.
E' la curiosità non soddisfatta che di notte lo spinge a svegliare Simon e a costringerlo a seguirlo nel punto esatto dove sta la piccola tomba della bambola col cappotto giallo.
Tutto questo ce lo racconta un Matthew ormai diciannovenne che passa le sue giornate tra il suo appartamento e il centro diurno dove deve recarsi ogni giorno per essere tenuto sotto controllo e dove gli vengono somministrate le medicine necessarie a tenere sotto controllo la sua malattia.
Perché quella notte a Ocean Cove ha cambiato per sempre la vita della famiglia Homes ed ha aperto nella mente di Matt una via in cui una vecchia tara familiare si è fatta strada e si è accomodata, pronta a manifestarsi sotto forma di voce di Simon.

Un esordio potente quello di Filer che tratta con delicatezza temi quali la malattia mentale, la Sindrome di Down e dei rapporti di vita che si instaurano tra le persone affette da queste malattie e chi, invece, vive una vita normale.
Sicuramente è stato il suo lavoro di infermiere presso un centro di malattie mentali e il suo ruolo di ricercatore nel dipartimento di psichiatria dell'Università di Bristol che lo hanno agevolato in questa narrazione, ma penso che ci voglia anche una grossa sensibilità per affrontare in questo modi temi come quelli che lui racconta, così come per svolgere i lavori che Filer svolge.
Molto particolare è anche lo stile che viene usato per narrare le vicende di Matthew e che, per certi aspetti, mi ha ricordato la sperimentazione che fa Foer quando scrive i suoi libri.
L'insieme di tutte queste cosa ha fatto sì che Chiedi alla luna sia diventato un romanzo che tocca corde intime dell'animo con una delicatezza e una sensibilità che rendono ancora più forte e potente questo romanzo e ciò che trasmette.

lunedì 27 maggio 2013

Il Meglio della Vita - Rona Jaffe

Titolo: Il meglio della vita
Titolo originale: The Best of Everything
Autore: Rona Jaffe
Traduttore: M. Bonetti
Editore: Beat
Pagine: 543
Data di pubblicazione: 20 Marzo 2012
ISBN: 9788865590812
Prezzo: 9.00 €


Sinossi:
Nel cuore di Manhattan, in un grattacielo moderno firmato Mies Van Der Rohe, negli uffici di una casa editrice decisamente glamour, tre ragazze svolgono con distratta grazia il loro lavoro, sognando di conquistare tutto quello che ogni giovane donna può desiderare, all'alba degli anni Cinquanta, a New York: "the best of everything", il meglio della vita, il meglio di ogni cosa. In interni dalle geometrie déco, che sembrano quadri di Mondrian, si aggirano Caroline Bender, una ragazza di buona famiglia che spera di far carriera prima che il suo giovane amico si decida a sposarla, e la candida April Morrison, una ragazza texana la cui innocenza sfiora la più disarmante ingenuità. Le due giovani donne in carriera fanno amicizia e si trasferiscono in un appartamento comune nel centro di Manhattan insieme alla collega Gregg Adams, che diviene presto il terzo membro del trio dopo aver messo al corrente Caroline e April dei suoi disperati tentativi di introdursi nel feroce milieu di Broadway e di sedurre David Savage, affascinante sceneggiatore playboy.

Mi capita sempre, ogni volta che mi ritrovo tra le mani un libro che mi travolge e che ho scoperto per puro caso tra gli scaffali di una libreria, di pensare a quanto sia strano il mondo delle case editrici e il loro marketing. Non scopro l'acqua calda se vi porto alcuni esempi di libri brutti che sono apparsi in ogni vetrina, di cui hanno fatto anche pubblicità in tv e di cui ci ritroviamo la copertina e super slogan su ogni giornale e praticamente in ogni dove. E poi, per puro caso, mentre ti fai un giro alla Feltrinelli in un grosso centro commerciale, vedi un romanzo che spunta, con un titolo accattivante, una copertina bellissima e leggi che è ambientato a New York all'inizio degli anni '50, che le protagoniste sono giovani donne che si affacciano alla vita, che lavorano in una casa editrice e non puoi fare a meno di comprarlo e iniziare a leggerlo immediatamente. Poi ne vieni travolta come non ti capita da tanto tempo, guardi su aNobii e vedi che sono solo in 89 ad averlo letto, su internet le recensioni si contano sulle dita di una mano e ti ritrovi a chiederti "Perché alcuni libri che non andrebbero nemmeno usati come ferma porta vengono messi sotto il naso di tutti senza ritegno, mentre altri decisamente più meritevoli restano nascosti nell'ombra?".
So che è una domanda che non mi pongo solo io e che rimarrà senza una risposta plausibile, ma io sono polemica e ogni tanto devo polemizzare.

The Best of Everything è il titolo originale di questo romanzo, Il meglio di tutto. E' questo quello che ci si aspetta dalla vita quando, poco più che diciottenni, ci si affaccia alla vita adulta. Ora come allora si pensa di avere il mondo in pugno, si vuole mordere la vita e realizzare ogni sogno nel cassetto, anche il più piccolo.
Ed è per questo che Caroline, Gregg, Mary Agnes, Brenda e April si trasferiscono a New York e vanno a lavorare alla Fabian, importante casa editrice con sede in città. Hanno tutte finito da poco il liceo e si stanno affanciando, un po' timide, nel mondo degli adulti.
Il loro sogno più grande è quello di trovare un uomo, un principe azzurro che sappia amarle, che le porti via da quel lavoro che è solo momentaneo e che dia loro dei figli da amare e crescere come vuole la società. E anche chi, come Caroline, preferisce fare carriera e percorrere, gradino dopo gradino, la scala del successo, è inevitabilmente combattuta tra lo "sto bene da sola" e il "mi sento incompleta senza un uomo".
Le conosciamo all'inizio del 1952 e, attraverso le pagine che scorrono sotto i nostri occhi senza che quasi ce ne accorgiamo, le lasciamo a malincuore a dicembre del 1954 tutte cresciute, tutte molto cambiate, tutte segnate dalle esperienze che hanno vissuto e le hanno fatte crescere in questi due anni.
Dove ci sono le donne non possono di certo mancare gli uomini che affollano le pagine di questo romanzo e che dovrebbero essere i sostegni di queste cinque ragazze all'apparenza fragili. E, invece, veniamo a scoprire presto che una donna può piegarsi fino all'estremo ma mai spezzarsi, mentre un uomo è incline a scappare prima che sia troppo tardi, a darsi fino ad un certo punto e mai completamente perché non vuole più soffire, a dirsi soddisfatto delle proprie scelte perché la ragazza che amava si presentava in un modo e invece viene a scoprire che era tutto in un altro, senza però fermarsi a pensare che è stato proprio lui ad influenzare determinate scelte.
Certo, qualcuno è anche in grado di prendersi le proprie responsabilità, di avere il coraggio di ammettere che la propria vita non è poi così perfetta come si vuol credere e dare una svolta a tutto per cambiare le cose. Ma prima qualcuno ha dovuto soffrire.

Alla fine del libro c'è una postfazione che racconta come sia nato il romanzo e un po' della vita dell'autrice. Tra le altre cose, viene anche detto che questo romanzo appartiene al genere chick lit, definizione assai litimativa e anche un po' offensiva a mio avviso.
Questo romanzo non è assolutamente un libricino da quattro soldi che racconta le avventure di cinque sgallettate in modo che altrettante sgallettate lo possano comprare per passare un po' di tempo a leggere. Queste pagine non lasciano il tempo che trovano, anzi, ti portano a riflettere sulla vita di ieri e di oggi. E, cosa molto strana per me, pur non condividendo il pensiero di tutte le protagoniste, e cioè che una donna è completa solo se ha un uomo accanto, l'ho letto senza mai provare fastidio, senza mai sentire nascere e crescere l'antipatia verso una delle cinque protagoniste. Mi sono entrate tutte quante nel cuore e lì le porterò per un bel po' di tempo, insieme alle loro avventure e disavventure, alle loro sofferenze e alle loro felicità, ai loro odi e ai loro amori.