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mercoledì 17 aprile 2013

"E di che cosa sono fatte le parole?" "Di inchiostro."

Titolo: Inchiostro
Titolo originale: Tinta
Autore: Fernando Trìas De Bes
Traduttore: G. Bassi
Editore: Rizzoli
Pagine: 156
Data di pubblicazione: 20 Marzo 2012
ISBN: 9788817056052
Prezzo: 12.00 €


Sinossi:
Nella Magonza di inizio Novecento, Johann Walbach, libraio, cerca una spiegazione alle proprie sofferenze tra le pagine dei suoi amati volumi, depositari di ogni ragione, desiderio e sfumatura dell'animo umano. Un giorno, Walbach incontra un matematico impegnato in un'impresa analoga: trovare una risposta ultima e definitiva al dolore che lo schiaccia, affidandosi al sublime linguaggio dei numeri e delle formule algebriche. Con l'aiuto di uno stampatore, uno scrittore, un editore e di una donna sedotta dal potere dell'inchiostro, i due raggiungeranno un risultato straordinario: un libro dei libri, in grado di spiegare il vero motivo di ogni cosa. 

Penso di averlo già detto mille volte che sono convinta che i libri entrino per caso nella nostra vita e ci rimangano fino a che non siamo pronti a leggerli.
“Inchiostro”, nel mio caso, è solo l’ultimo di tanti esempi che potrei fare a sostegno di questa mia tesi.
L’ho acquistato un po’ di tempo fa grazie ad un’offerta lampo su Amazon poi, complice un periodo in cui avevo voglia di leggere solo cartacei e, successivamente, la rottura del mio e-reader, questo romanzo breve è stato a prendere polvere virtuale fino ad oggi quando, in pausa pranzo, l’ho iniziato e l’ho finito nel tempo di un soffio.

Spiegare cosa racconta questo romanzo è un po’ complicato perché la storia è assurda e surreale, ma alla fine quello che ne ho dedotto io, quello che secondo me è il messaggio di fondo che l’autore vuole trasmettere, è che i libri sono tanto preziosi e tanto importanti perché ognuno di noi riesce a leggere dentro di essi ciò che vuole, ciò di cui ha bisogno in quel preciso momento. È per questo che i libri sono tanto potenti e tanto fondamentali, perché hanno il potere di salvarci la vita, di farci ridere, di farci piangere, di farci riflettere, di prendere decisioni che rimandiamo da tanto tempo. Succede agli strambi e improbabili personaggi inventati da Fernando Trìas de Bes, ma è capitato anche a me, più di una volta, di trovare aiuto e conforto tra le pagine dei romanzi; e mi è anche capitato di trovare dentro di essi il coraggio di prendere decisioni che rimandavo da tempo.

Non è un libro molto conosciuto, ma vi consiglio davvero di leggerlo con attenzione, superando quella fase iniziale di “ma che sta a dì?!” che inevitabilmente vi coglierà dopo le prime pagine, perché è un romanzo che merita davvero tanto.

lunedì 15 aprile 2013

Tu che m'hai preso il cuor

Titolo: Stoner
Titolo originale: Stoner
Autore: John E. Williams
Traduttore: S. Tummolini
Editore: Fazi
Pagine: 332
Data di pubblicazione: 22 Febbraio 2012
ISBN: 9788864112367
Prezzo: 17.50 €

Sinossi:
William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. E il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)

Io amo viaggiare, sia in senso lato che in senso stretto. Mi piace prendere un aereo che mi porta in posti lontani o relativamente vicini, mi piace salire sul bus e accomodarmi vicino al finestrino e mi piacerebbe anche viaggiare in treno se non facesse tutti i ritardi mostruosi che fa. Ma mi piace anche viaggiare in macchina, sempre da passeggero però così posso godermi il paesaggio che scorre al di là del finestrino. Quando attraverso le città o i piccoli paesi, mi piace osservare le persone che, indaffarate, affollano i marciapiedi, entrano nei negozi, attraversano la strada guardando l'orologio. Registro tutto questo e poi, per ognuno di loro, immagino il proseguimento della loro giornata inventando situazioni e dialoghi di una vita comune non dissimile dalla mia.


Leggere Stoner per me è stato esattamente come sedermi sul sedile del bus o della macchina, appoggiare la fronte al finestrino e vedervi scorrere attraverso la vita di quest'uomo tanto banale quanto straordinario.
Perché in questo romanzo non succede nulla di eccitante, di eccezionale e di avventuroso ma la banale normalità della vita ti travolge e ti avvolge come solo grandi capolavori riescono a fare.

William Stoner è un ragazzo di campagna che studia e lavora alla fattoria dei genotiri. Una giorno, a tavola, il padre gli dice di essere venuto a conoscenza del fatto che all'università di Columbia è stata aperta la facoltà di agraria e lo esorta ad iscriversi, così imparerà il necessario per mandare avanti al meglio la fattoria paterna.
Stoner accetta la proposta, si trasferisce dai cugini e comincia a frequentare l'università.
Passando il tempo, però, capisce che quello che gli interessa veramente non è l'agraria, ma la letteratura e così cambia il suo corso di studi senza dire nulla a suo padre, anche se dentro di se ha già maturato la certezza che non tornerà a lavorare alla fattoria, ma si fermerà all'università per proseguire gli studi ed insegnare all'interno della stessa.


Durante il dottorato farà amicizia con due compagni di studi, Finch e Masters, che a differenza sua si arruoleranno per partecipare attivamente alla guerra. Dei due tornerà solo Finch e, sebbene possa sembrare che Stoner vada più d'accordo con Masters, negli anni Finch si rivelerà un amico leale e sincero, pronto a schierarsi dalla sua parte quando servirà.


La vita di Stoner prosegue senza grandi novità, senza alcun brivido, senza alcuna avventura fino al giorno in cui, partecipando ad una festa, conosce Edith. Per William è amore a prima vista: è conquistato dalla sua bellezza e magnetizzato dai suoi occhi. Non riesce a distogliere lo sguardo e chiede all'amico Finch di presentargliela.
I due giovani, un po' impacciati, iniziano a conversare e Stoner le chiede il permesso di farle visita ancora altre volte. Edith accetta e così inizia un corteggiamento strano e disperato che porterà ad un matrimonio altrettanto disperato e infelice.


William farà di tutto per cercare di capire quella creatura complicata e fragile che ha sposato, ma ogni suo tentativo sarà vano e i due troveranno un loro equilibrio che li aiuterà a rendere sopportabile il loro stato di marito e moglie, ma non impedirà ad Edith di comportarsi in modo sgradevole e iniziare contro di lui una battaglia che li porterà ad allontanarsi inesorabilmente ed irrimediabilmente.


L'esistenza di Stoner prosegue così, piatta e senza un senso apparente quando anche l'amore e la compagnia dell'adorata figlia gli vengono sottratti, fino a che non trova l'amore, quello vero, tra le braccia di una giovanne donna che decide di frequentare uno dei suoi seminari.


Inimicatosi un suo collega, Lomax, poiché aveva apertamente osteggiato la candidatura per il dottorato di un suo protetto, Stoner si vedrà rendere pan per focaccia e sarà costretto a rinunciare alla felicità tanto sperata e tanto tardi arrivata.


E così la vita di quest'uomo troppo presto invecchiato continua sui suoi binari ordinari e prosegue senza altri compi di scena, fino al finale che vedrà il perdono e la riconciliazione con tutti gli antagonisti arrivare nel peggiore dei modi.


Citando Tom Hanks:
“Stoner è semplicemente un romanzo che parla di un ragazzo che va all’università e diventa professore. Eppure è una delle cose più affascinanti che vi capiterà di leggere”.
 Ed è vero, non è niente di più che la narrazione di una vita ordinaria e comune, che scorre con la sua quotidianità, la sua lentezza e la sua normalità. Eppure l'esistenza di William Stoner ti entra dentro e si scava un posticino tutto suo nel quale si accomoda e dal quale non se ne andrà tanto facilmente.

giovedì 11 aprile 2013

Non tutte le ciambelle escono col buco: quando alcuni libri proprio non ci vanno giù.


Nell'attesa di lanciarmi in quella che sarà un'appassionata recensione del libro che sto leggendo adesso (trattasi di Stoner, che già vi consiglio spassionatamente anche se non l'ho ancora finito), ho deciso di parlarvi di due libri che ho letto poco tempo fa e che mi hanno lasciato l'amaro in bocca, seppur per motivi differenti.


Il primo dei due è "Mirtilli a colazione" di Meg Mitchell Moore che ho visto per la prima volta sul periodico de "Il Libraio" l'anno scorso. Come al solito sono rimasta fregata dal titolo italiano bellissimo che, nell'originale, è in realtà "The Arrivals" e che renderebbe decisamente meglio quella che è la storia che viene narrata.
Intendiamoci, un vago profumo di mirtilli tra le pagine si sente e in una recensione trovata sul web si diceva che il momento della colazione è uno dei pochi attimi in cui la famiglia si ritrova insieme intorno al tavolo, in intimità e confidenza. E, tutto sommato, ci può anche stare anche se la famiglia di cui si parla di colazioni insieme non ne fa nemmeno una.

In breve, in questo romanzo si racconta di un tranquillo giorno di inizio estate in cui Ginny e William si ritrovano in casa la figlia più grande Lilian con i suoi due figli Olivia e Philip. La donna è scappata da casa abbandonando il marito, dopo aver scoperto che questo l’ha tradita con la sua giovane e magra segretaria.
Qualche giorno dopo arriva anche Stephen, il figlio di mezzo, con la moglie incinta di sette mesi. Lui è un editor freelance, lei un’affermata donna in carriera che guadagna di più; è per questo che hanno deciso, di comune accordo, che lei tornerà a lavorare dopo appena un mese dal parto e sarà Stephen ad occuparsi del bambino e lasciare il lavoro.
Ultima ad arrivare è Rachel che vive a New York, ha un lavoro più o meno soddisfacente, una storia d’amore finita e un aborto spontaneo capitato poco tempo dopo aver scoperto di essere incinta. Tutto questo, tutto insieme, è troppo e così decide di rifugiarsi anche lei a casa dei genitori.

Quello che ne viene fuori è una quotidianità incasinata e chiassosa in cui William e Ginny si trovano a ricordare i loro figli da piccoli, rivivono il loro allontanamento e l’improvviso ritorno a casa come un desiderio tanto agognato ma forse non proprio voluto.

Quello che manca, però, e che secondo me è fondamentale, è il dialogo che si ha tra genitori e figli, quello che inizia da piccoli e che cresce e si modifica insieme ai bambini che diventano grandi. Nella mia testa, se i figli stanno attraversando un periodo un po' così e decidono di tornare a casa dei genitori, in quel nido di protezione e calore nel quale si sentono bene e sicuri, implica che hanno anche voglia di parlare dei loro problemi con la mamma e col papà per avere un confronto e un conforto. O per lo meno, questo è quello che farei io, ma probabilmente non è quello che si prova in America, dove i figli lasciano la casa paterna e diventano indipendenti molto prima che qui da noi in Italia e, forse, quel cordone ombelicale che lega genitori e figli si spezza prima e in un modo pressoché definitivo.
Forse a causa di questo modo diverso di interpretare la famiglia e l'aiuto che può dare, non sono riuscita ad apprezzare fino in fondo questo romanzo che, tra l'altro, ho anche trovato un po' piatto, sommario e superficiale.


Il secondo libro è "Io prima di te" di Jojo Moyes, per commentare il quale devo raccogliere tutta la calma zen di cui sono dotata, altrimenti rischio di scrivere uno srpoloquio ingiurioso più che un commento sensato e ragionato.

Ci sono libri dai quali mi tengo a distanza automaticamente non appena vedo la loro copertina e il titolo. Sono quei libri che, attraverso questi due elementi, esprimono già appieno il loro contenuto e io di solito non mi avvicino a  quelli pseudo harmony, ai libri erotici che adesso vanno tanto di moda, ai fantasy e alle storie d’amore troppo stucchevoli e troppo sdolcinate.
Ecco perché non avrei mai letto questo libro se a chiedermelo non fosse stata Sonia (che adesso mi deve decisamente una pizza!), che lo ha letto, non lo ha apprezzato (a differenza di molte altre persone) e aveva bisogno di un parere “fidato”.

Protagonista di questa storia è Louisa, una ragazza di ventisei anni ingabbiata nella sua routine quotidiana, che vive all’ombra di una sorella più intelligente, con un padre sarcastico che la prende in giro, una madre ossessionata dalla pulizia e un fidanzato ossessionato dallo sport e dalla forma fisica.
E poi c’è Will, un ragazzo giovane, bello, ricco e amante della vita fino al midollo. Una mattina, mentre sta andando a lavoro, una moto lo investe rendendolo tetraplegico.
Le loro strade si incontrano quando Lou perde il lavoro alla caffetteria e si iscrive ad un centro per l’impiego. Dopo diversi tentativi falliti, le propongono un lavoro di sei mesi dove dovrà fare compagnia ad un tetraplegico. La ragazza è titubante nonostante le abbiano assicurato e precisato che non dovrà somministrare medicine o occuparsi dell’igiene intima del paziente, ma alla fine, sotto l’insistenza dei genitori, cede e accetta il lavoro.
Inutile dire che tra Will e Lou non sarà amore a prima vista, ma lui si comporterà in modo sgradevole ed irritante fino a che… non vi svelo nulla, perché sapete già come andrà a finire: qualsiasi coma immaginiate possa succedere, succederà.

Questo romanzo è l’insieme di tutti i luoghi comuni presenti nei romanzi rosa cui l’autrice ha voluto aggiungere una nota ancora più tragica: la tetraplegia. Quello che è arrivato a me e che mi ha decisamente irritata, è che l'autrice, consapevole di star scrivendo l'ennesimo banale romanzetto rosa, abbia avuto la bella pensata di inserire l'incidente e la paralisi di Will per riabilitare in qualche il romanzo insulso che in realtà è. E a quanto pare ha funzionato perché sono davvero in tanti ad aver amato questo libro. E, per carità, una lacrimuccia alla fine l'ho versata anch'io, ma il sillogismo verso una lacrima per i bei libri, ho pianto per "Io prima di te", allora io prima di te è un bel libro secondo me non funziona proprio per nulla. Perché un romanzo che parla di tetraplegia, di morte dolce, di sentimenti può anche far piangere all'ultima pagina, ma deve anche aver toccato corde profonde prima, cosa che questo libro non ha fatto essendo composto da una serie infinita di luoghi comuni e banalità degne di un qualsiasi feuilleton di bassa lega.
Cigliegina sulla torta, se qualcuno di voi ha letto “Il diavolo custode” non farà alcuna fatica a trovare un sacco di somiglianze e analogie tra la storia di William e quella di Philippe. L’unica accortezza della Moyes è stata quella di sostituire l’amicizia con l’amore creando una storia prevedibile e insulsa dalla prima all’ultima pagina. E non avete idea l'ira funesta che ha suscitato in me questa scopiazzatura nemmeno troppo velata fatta nei confronti di un libro che io ho amato molto.
Insomma, ascoltate me, state alla larga da questa fregatura perché ci sono davvero un sacco di altri romanzi che parlano d'amore e che sono decisamente più belli e più meritevoli di questo.




mercoledì 10 aprile 2013

Liebster Award 2013


Tornare sul blog e trovarsi questo premio è davvero un grande piacere, anche perché ci è stato assegnato da tre blog che a me piacciono molto. Due li ho scoperti proprio grazie al Liebster Award e devo dire che ho iniziato a seguirli con piacere perché meritano proprio e ringrazio tantissimo Federica, Monika e Valentina per avere pensato a noi.

Bando alle ciance, passiamo a alle regole del gioco:

- ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post
- rispondere alle undici domande poste dal blog stesso
- scrivere undici cose su di te
- premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers
- formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere
- informare i blogger del premio assegnato
Ringraziare è stata la parte più facile, ora bisogna rispondere!

Le domande di Valentina di Di tutto e di più sui libri

1. Quanti libri che devi ancora leggere possiedi?

Uh che domanda brutta brutta... secondo aNobii sono 124, ma non ho inserito tutti gli ebook che ho in una apposita cartella sul desktop del pc. Se lo facessi il numero aumenterebbe drasticamente...

2. Riesci a leggere almeno 2 libri "contemporaneamente"?

No, leggere due libri insieme è una cosa che non faccio proprio mai perché farei una confusione tremenda, senza contare che se uno dei due libri mi piacesse di più, finirei con lo smettere di leggere l'altro.

3. Presti volentieri i tuoi libri?

Sì, molto volentieri. Penso che sia un atto di profonda amicizia condivedere con qualcuno i libri che ci sono piaciuti e che abbiamo amato di più. Così come lo è riceverli in prestito.

4. Che rapporto hai con i segnalibri (usi sempre lo stesso, lo cambi a seconda del libro, usi la prima cosa che ti capita???) Racconta!

Io AMO i segnalibri. Ne ho una marea e ne compro sempre di nuovi quando ne trovo che stuzzicano la mia fantasia. E li uso tutti! Li ho in un cassetto e li cambio a seconda dell'umore e di quello che il libro mi trasmette.
In passato, prima di venir affetta da questa mania, mi è capitato di usare cose a caso quali cartoline, schede telefoniche, foglietti di carta e post-it.

5. Un libro che hai amato con tutto il cuore?

Solo uno? E' un numero troppo risicato... comunque se uno solo deve essere direi proprio "La lunga vita di Marianna Ucria" di Dacia Maraini che porto e porterò sempre nel cuore perché è stato il romanzo che mi ha fatto innamorare del libro e della lettura.
Poi ce ne sono stati molti altrI. "Novencento" e "Seta" di Alessandro Baricco, "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer, "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn, "Il senso dell'elefante" di Marco Missiroli, "La pioggia prima di cada" di Jonathan Coe, "Le regole della casa del sidro" di John Irving... e potrei andare avanti all'infinito, ma doveva essere uno solo e io ho già barato...
6. Il tuo posto preferito per leggere?

Quando ancora non ero sposata e vivevo dai miei avevo un pouf di quelli pieni di palline di polistirolo, sul quale mi tuffavo per poi scavarmi un antro comodo e avvolgente dove stavo a leggere per ore. Adesso che mi sono trasferita nella casetta mia e di mio marito il soggiorno è un po' più piccolo e il pouf non sono riuscita a portarlo dietro, per cui leggo sul divano oppure nel letto.

7. Una tua strana "mania letteraria"?

Più che una mania è una compulsione: se un autore mi ispira, pur non avendo mai letto nulla di suo, compro sempre due se non tre romanzi sui insieme. E' più forte di me, non ce la faccio a comprare un solo libro e comprare i successivi solo dopo aver verificato che il suo stile è nelle mie corde. Stessa cosa vale per le serie che acquisto sempre in massa (salvo i casi in cui i libri siano sette, otto, dieci o più).

8. Ebook o cartacei?

Entrambi. Continuo a preferire la carta, ma trovo gli ebook estremamente comodi e vantaggiosi, soprattutto adesso che hanno prese piede anche in Italia e si trovano a prezzi abbastanza ragionevoli.

9. Descrivi la tua giornata ideale invernale, in compagnia di un libro.

Il cielo grigio e la pioggia costante, il freddo di fuori che si infrange contro i vetri e la leggere condensa che lascia su di essi. Il fuoco del caminetto accesso, io sul divano con la coperta, Trilli (la nostra micetta) accoccolata in grembo, mio marito accanto a me e una tazza di tè fumante a portata di mano sul tavolino. This is the Heaven!

10. Descrivi la tua giornata ideale estiva, in compagnia di un libro.

Il sole caldo, la sabbia sotto le dita, un lettino sotto l'ombrellone e lo sciabordio delle onde del mare in sottofondo. This in the Heaven part 2!

11. Ti è capitato di studiare delle materie o degli argomenti solo per piacere personale? Se si, che cosa?

Mi piace molto la psicologia in generale, la letteratura americana dai primi del '900 ad oggi e la letteratura inglese. E mi è capitato di comprare libri per approfondire questi argomenti.

Le domande di Monika di A lovely bookshelf on the wall
1. Which season is your favorite time of the year? (Qual'è la tua stagione preferita?)

Adoro sia l'autunno che la primavera. Hanno colori stupendi e il passaggio dal caldo al fresco e dal freddo al tiepido mi da sempre una sensazione di benessere e di energia.

2. Have you lived in different places, or always lived in the same town? (Ha vissutto in diversi posti oppure hai sempre vissuto nello stesso paese?)

Ho sempre vissuto in questo piccolo paese in provincia di Torino dove vivo tutt'ora. Ho solo cambiato casa, ma mi sono sposata di pochi metri.

3. What was your favorite childhood book? (Qual è stato il tuo libro d'infanzia preferito?)

Da piccola non leggevo praticamente nulla a parte il Topolino. Ma crescendo ho recuperato e ho letto alcuni libri per bambini e posso dire che mi piacciono molto "La fabbrica di cioccolato" e "Le streghe" di Roald Dahl.

4. Do you speak or read any other language(s) besides your native language?  (Parli o leggi qualche altra lingua oltre alla tualingua madre?)

Parlo inglese e francese, ma leggo solamente libri in inglese forse perché la letteratura francese è meno conosciuta qui da noi rispetto a quella americana e inglese.

5. Do you sing or play a musical instrument? (Canti o suoni uno strumento musicale?)

Una volta cantavo nel coro della chiesa, ora lo faccio solo più per diletto e, fino a 18 anni, ho suonato il pianoforte. Poi l'ho miseramente abbandonato e adesso non saprei direi se sarei ancora in grado di combinare qualcosa oppure no...

6. What's your favorite ice cream flavor? (Qual è il tuo gusto preferito di gelato?)

Il fior di latte, senza alcun dubbio!

7. What are your top 3 favorite websites? (Quali sono i tuoi primi tre siti preferiti?)

Amazon (nonostante tutte le polemiche io mi ci trovo bene e continuo ad acquistare), Cuore d'Inchiostro (il blog della mia adoVata Sonia) e il sito e il blog di fotografia di Fabio Camandona che ormai venero come sommo esperto in materia.

8. Which 3 words would you use to describe yourself? (Quali tre parole useresti per descrivere te stesso?)

Impulsiva, timida, testarda.

9. Where is your favorite place to blog? (From home, a café, etc.) (Qual è il tuo luogo preferito da cui bloggare?)

Di solito lo faccio dall'ufficio semplicemente perché ho il pc sempre accesso e disponibile. A casa, invece, sono pigra e non lo accendo quasi mai anche perché ci passo già buona parte della mia giornata in ufficio.

10. What book character has been most memorable for you? Why? (Quale personaggio di un romanzo è stato per te più memorabile? Perché?)

Questa è una domanda davvero difficile, ma pensandoci bene direi Oskar, il bambino protagonista di quella meraviglia di romanzo che è "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer perché vedere il mondo attraverso ai suoi occhi è un'esperienza profonda e toccante, che scava in te e fa risuonare corde di solito sopite.

11. What is your favorite thing about blogging? (Qual è la cosa che preferisci circa l'avere un blog?)

La possibilità di conoscere persone nuove, poter scambiare con loro pareri, opinioni, pensieri e consigli sui libri e su altre cose e, a volte, diventare anche amici.

Le domande di Federica de La Fede librovora

1) Ti piace prestare i tuoi libri? 

Sì, molto. come dicevo anche prima, lo trovo un bel gesto di amicizia condividere un libro che mi ha appassionato.


2) Rileggi i libri che ti sono piaciuti? L'ultimo? 

No, non rileggo quasi mai nulla perché ci sono tantissimi libri che non ho ancora letto e che vorrei leggere e, rileggendo, mi sembra quasi di sprecare tempo. Però ogni tanto faccio un'eccezione e rileggo i romanzi di Jane Austen oppure i libri della saga di Harry Potter. E l'ultimo che ho riletto, poco tempo fa, è stato proprio "Harry Potter e la camera dei segreti".


3) In che modo disponi i libri sugli scaffali? 

Assolutamente a caso. Quando mio marito ed io siamo andati a vivere insieme ha tentato di sistemare con un ordine preciso la libreria, ma io non ce la faccio a rispettarlo. restano alcuni residui di quel tentativo in quattro scaffali: quello dei classici italiani e stranieri, quello dei classici greci e latini, quello che contine i libri di Harry Potter e della saga di "Queste oscure materie" e quello dove abbiamo sistemato i libri di Dan Brown, Glenn Cooper e la saga di Bourne. In più c'è uno scaffale sul quale sistemo i libri che devo ancora leggere in attesa di impilarli sul comodino o sul tavolino del soggiorno a gruppi di quindici/venti per volta.

4) Che tipo di copertine preferisci? 

Non c'è un tipo di copertina in particolare che mi piace, però amo molto quelle colorate della Marcos y Marcos e quelle della Isbn. Le altre se sono particolari mi colpiscono sempre.


5) Titoli corti o titoli lunghi? 

Anche qui la lunghezza è ininfluente, è il contenuto del titolo che mi colpisce, indipendentemente dalla sua lunghezza che è una cosa a cui prorpio non faccio caso.

6) Ti piacciono i libri che parlano di animali? 

Sì, ma ne leggo pochi perché mi trasformo inevitabilmente in una fontana, visto che la maggior parte delle volte poi gli animali muoiono...


7) I libri devono trasmettere un messaggio secondo te? 

Assolutamente sì! E sono davvero pochi, per fortuna, i libri che non lo fanno e che, secondo me, non hanno nulla da dire.

8) Hai una scorta di libri da leggere o li compri man mano? 

Di solito ho sempre una scorta infinita di libri che si autoalimenta da sola perché, se vedo uno o più libri che mi interessano, tendo a comprarli subito. E poi approfitto quasi sempre degli sconti e delle offerte delle case editrici. Già che ci sono sarebbe stupido farsele sfuggire, no?

9) Qual è il libro che ti ossessiona in questo momento? 

"Il club dei desideri impossibili" di alberto Blandina Torres al quale corro dietro da parecchi mesi, ma sul quale non sono ancora riuscita a mettere le mani.
 

10) Il libro più bello letto nel 2013 fin'ora? 

Il più bello in assoluto è stato Il senso dell'elefante di Marco Missiroli.

11) Quanti libri progetti di leggere nel 2013? 

Almeno un centinaio, poi più sono e meglio è!


E ora è il momento di raccontarvi 11 cose su di me:

1. Ho trovato la mia anima gemella e il 12 maggio di quest'anno festeggeremo il nostro primo stupendo anno di matrimonio.
2. Tendo a preoccuparmi in anticipo per ogni cosa, prevedendo scenari catastrofici che alla fine si rivelano una bolla di sapone.
3. Ho riscoperto la mia passione per fotografia grazie al già menzionato Fabio e alla sua splendida Simona (e concedetemi un po' di pubblicità: sia che siate appassionati di fotografia sia che non lo siate, fatevi un giro sul suo sito web e sulla pagina facebook dello studio che ha con sua moglie. Le loro foto semplicemente stupende, tolgono il fiato e ispirano tutto l'ispirabile).
4. Lavoro con mia mamma, mio papà e mio marito e le cose funzionano alla grande! (e non ne ero poi così convinta)
5. Detesto il gruppo di amici e lo sacrifico molto volentieri con i pochi ma buoni che ci sono sempre quando hai bisogno e non si fanno sentire solo quando è ora di fare casino e cazzeggiare per locali (sì, sono asociale e me ne vanto!).
6. Ho stretto amicizie profonde e speciali con persone, più o meno vicine, conosciute sul web. E ne sono felice.
7. Porto sempre un libro con me ovunque io vada e trovo sempre il tempo per leggere qualche pagina.
8. Adoro il film "Tutti insieme appassionatamente" e sono follemente innamorata di Julie Andrews e Christopher Plummer (e confesso che da piccola ci sono rimasta veramente male quando ho scoperto che loro due non erano sposati per davvero).
9. Quando ero bambina guardavo e riguardavo i cartoni animati e i film che mi piacevano di più fino alla nausea e conoscevo a memoria ogni scena e ogni battuta di ognuno di essi.
10. Ho iniziato a leggere e ad amare la lettura in prima superiore e non ho più smesso (prima copiavo le recensioni dei libri da internet oppure leggevo una pagina sì e dieci no).
11. Amo alla follia la pizza al punto che la mangerei quasi tutti i giorni.

Di seguito gli 11 blog che ho deciso di premiare:

Start from Scratch
Appoggiato sul comodino
I libri ci salvano
Peek-a-book
Bulimia letteraria
Scarabocchi di pensieri
Memoria Rem
Appunti di una lettrice
Dissertazioni libresche semiserie
LibrAngolo Acuto
Life in technicolor

Ed infine ecco le 11 domande a cui dovranno rispondere gli 11 blog a cui ho assegnato il premio:

1. Cosa rappresenta per te il blog che hai aperto?
2. Leggi prima il libro e poi guardi il film oppure prima guardi il film e poi leggi il libro?
3. Qual è il tuo colore preferito?
4. Ami la poesia oppure è un genere a cui non ti sei mai approcciato? Perché in ogni caso?
5. Tagedia o commedia?
6. Preferisci il mare o la montagna?
7. Ami viaggiare? Perché?
8. Ti piace questo mondo sempre più social oppure era meglio prima?
9. Qual è il ricordo più bello che hai? E il più brutto?
10. Qual è il tuo piatto preferito?
11. Hai un sogno nel cassetto? Se sì, qual è?

That's all folks!


Here we are another time!




Un lungo iato, un periodo di riflessione, di pensieri contrastanti e di ripensamenti. Causa problemi personali derivanti dalla vita di tutti i giorni abbiamo mollato, anche influenzate da polemiche che con “la vita vera” non avevano nulla a che fare; ma alla fine siamo tornate perché parlare di libri ci piace. Ci piace leggerli e commentarli, criticarli o apprezzarli e ci piace fare tutto questo condividendolo con voi che ci seguite e supportate.

Come sapete eravamo in tre, ma adesso rimarremo in due perché Elisa ha definitivamente detto addio. Alessia ed io invece siamo delle vere die hard, cocciute e chiacchierone rompiscatole, per cui eccoci di nuovo qui.
In un primo tempo sarò solo io, Francesca, a rompervi all'inverosimile, Alessia apparirà sporadicamente per adesso, poi, appena la situazione lavorativa si starà calmata e stabilizzata, tornerà attiva più che mai anche lei.
Lost in Good Books ritorna e riprende la sua attività dopo questi mesi di silenzio, ma ci saranno alcuni cambiamenti.

Innanzitutto le rubriche: sparirà il “Recommend a…” perché, sembrerà stupido, ma lavorando tutto il giorno con i bambini e con i clienti più o meno rompiscatole, il tempo è risicato e la sera, arrivate a casa, molto spesso l’ultima cosa che abbiamo voglia di fare è accendere il pc perché è lunedì e bisogna scrivere la rubrica. Uno dei moniti che ci siamo imposte riesumando il blog è che tutto quello che scriviamo, postiamo, diciamo, lo facciamo perché ci piace, perché abbiamo voglia di farlo, perché ci rilassa parlarne. Se diventa un secondo lavoro serale e una forzatura, lo scopo di svago che per noi ha questo blog salta inevitabilmente.

Sparirà anche la rubrica “Prossimamente in libreria” perché le novità letterarie sono davvero davvero tante e, più o meno per gli stessi motivi elencati sopra, non riusciamo a star loro dietro.

Diremo addio anche a "Dal libro al film" perché meglio pochi ma buoni.

Rimangono, invece, “Libri in vacanza” che aggiorneremo in tempi di ferie o di brevi vacanze perché ci fa piacere condividere con voi le nostre letture di svago e la rubrica “Libri nel carrello” che non avrà cadenza fissa ma apparirà solo quando avremo fatto nuovi acquisti e ne parleremo con voi.

Ovviamente resteranno le recensioni dei libri che abbiamo, che ci siano piaciuti o meno e, ogni qual volta una notizia, un avvenimento, un dibattito o una polemica stuzzicheranno il nostro interesse, noi saremo qui, pronte a scriverne e a discuterne con voi.

Quindi ci siamo, rimontiamo in sella alla bicicletta e ci prepariamo a pedalare. Ci scusiamo per il lungo silenzio, ma speriamo che abbiate ancora voglia di seguirci e commentarci come prima e anche di più!

mercoledì 6 marzo 2013

Recommend a... book you checked out from your library

Recommend a... book you checked out from your library. Mmh, sembra semplice, ma non lo è così come può apparire. In realtà, dopo un'attenta riflessione mi sono trovata tra le mani un libro che saltellava e si agitava gridando "Io, io!" e che mi è stato regalato da un'amica che ho sempre apprezzato per la sua spiccata intelligenza pronta e anche perchè in fatto di libri è un'ispirazione per tutti, secondo me.
Il libro in questione è "Jack all'inferno"di John Leake, che racconta la vita e le vicende di Jack Unterweger, serial killer, ma in primo luogo giornalista austriaco e uomo di grande fascino, che è riuscito ad ammaliare giuria e opinione pubblica, creando uno spacco netto all'interno della nazione.

Quella di Jack Unterweger è la storia di un serial killer diversa da ogni altra. Jack infatti non è un individuo comune, ma un grande scrittore. Quando, alla fine degli anni Ottanta, finisce in galera a Vienna, la città in cui vive, accusato dell'omicidio di una prostituta, il suo romanzo autobiografico dal titolo "Purgatorio" diventa un caso letterario in tutta l'Austria. Tanto che una petizione firmata da oltre ottocento intellettuali austriaci ottiene la sua liberazione: un grande artista come lui non può essere l'autore di una tale mostruosità. Di questo l'intero paese è convinto. Così il "grande scrittore" torna in libertà. Un errore fatale e un clamoroso caso di stupido conformismo ideologico. Jack immediatamente riprende a uccidere: muoiono altre quattro prostitute. Siccome è un celebre scrittore e nessuno può sospettare di lui, un giornale lo incarica di seguire il caso, e le cronache di questi tristi eventi da lui firmate sono pezzi di bravura che infiammano i lettori. Fino a quando Jack, su incarico di quello stesso giornale, va in America, dove uccide altre due volte. La polizia americana però, non conosce la sua storia: lo incastra e ne dimostra la colpevolezza. Jack viene estradato e rinchiuso in un carcere austriaco

Se siete appassionati di questo genere quanto lo sono io, ve lo consiglio assolutamente. Le pagine scorrono che è un piacere, la storia di Unterweger ha quasi dell'incredibile eppure è reale. E ci si chiede: ma è possibile che un uomo del genere sia stato tanto bravo a mascherare la sua vera natura da riuscire a far credere di essersi redento? Un uomo tanto brutale, senza alcun tipo di emozione, che non conosce l'empatia e la vicinanza all'altro, può ingannare così tante persone?
Questa storia è sconcertante ma mostra la complessità dell'essere umano. L'intero ambiente letterario austriaco dopo aver letto il libro che Unterweger scrive in carcere, firma una petizione per liberarlo. A volte l'istinto è fallace e dovremmo ascoltare la ragione, che ci dice che un assassino di prostitute con un gran talento letterario farà in primo luogo il serial killer e solo come hobby scriverà libri.
Jack era un uomo affascinante, pieno di sè e conscio dell'influsso che era in grado di esercitare sugli altri...
Ho cercato invano il suo libro dal titolo "Purgatorio", è inutile, non si trova da nessuna parte. Sono caduta anche io nella trappola Unterweger?
Buon Dio, spero di no...  

giovedì 28 febbraio 2013

L'inverno del mondo - Ken Follett

Titolo: L'inverno del mondo
Titolo originale: Winter of the World
Autore: Ken Follett
Editore: Mondadori
Pagine: 958
Data di pubblicazione:  Settembre 2012
ISBN: 9788804614920
Prezzo: 25.00 €
Sinossi: "L'inverno del mondo", secondo grande romanzo della trilogia "The Century", prende le mosse a Berlino nel 1933, quando inizia l'inesorabile ascesa di Adolf Hitler. Ritroviamo i personaggi del primo romanzo "La caduta dei giganti", così come i loro figli, che sono i veri protagonisti di questa seconda puntata. Seguendo il corso della storia, la narrazione si sposta poi in America, Inghilterra, Galles, Russia, Spagna e Francia e ripercorre le pagine più tragiche e sanguinose della Seconda guerra mondiale e della Grande Depressione, dal nazismo alla guerra civile di Spagna, alle bombe atomiche americane e sovietiche fino all'inizio della Guerra Fredda. Il romanzo si chiude nel 1949 e i protagonisti di quest'opera straordinaria vedono le loro vite indissolubilmente legate agli eventi drammatici che hanno segnato l'intero secolo. Come sempre Ken Follett eccelle, da grande maestro dell'intrattenimento, un'ambientazione storica impeccabile, una narrazione fluida e accattivante, ritmo veloce e personaggi indimenticabili. 

Inutile e superflua la mia recensione, perchè come sempre Ken Follett non sbaglia un colpo. Seguito de "La caduta dei giganti", "L'inverno del mondo" ci catapulta a Berlino, nel 1933, dove un carismatico Hitler adula milioni di tedeschi che cadono in una trappola studiata a tavolino. 
Ritroviamo i figli dei personaggi che avevamo amato nel primo volume della trilogia, degni eredi delle qualità migliori e peggiori dei genitori. Lloyd Williams, figlio di Ethel e dello spregevole conte Fitzherbert, è il ritratto di sua madre: acuto, intelligente e anticonformista, non cederà a nessun tipo di compromesso con la brutalità nazista. Daisy, figlia del magnate Lev Peskov, farà molta strada alla ricerca di se stessa e moltissimi chilometri per capire quali sono le cose veramente importanti della vita. Volodja Peskov, agente impeccabile dell'Armata Rossa arriverà a mettere in dubbio il suo credo nel comunismo, dopo aver assistito all'efferatezza del sistema.
Follett costruisce con maestria degli intrighi internazionali, coinvolgendo il lettore che non si annoia mai. Tantissimi personaggi, tra cui Boy Fitzherbert, Carla ed Erik Von Ulrich, metteranno in discussione la propria esistenza in modi molto diversi tra loro, per capire cosa accade nel loro mondo che sta andando a rotoli. 

Pur non amando molto i romanzi storici, sono stata inevitabilmente attratta dallo sfondo politico e diplomatico narrato magistralmente da Follett. A scuola mi annoiavo a morte durante l'ora di storia, ma qui... beh, è tutt'altra cosa! Una delle scene migliori dell'intero romanzo è quella in cui un giovane Lloyd Williams apre involontariamente la porta ad Adolf Hitler, lasciandolo passare per primo e provando un timore quasi reverenziale, nonostante il carattere dal piglio deciso del ragazzo. Merito di Follett è anche quello di aver reso umani i protagonisti del secolo scorso, levando loro quell'aura quasi di sovrannaturale che inevitabilmente li caratterizza. Anche la versione di Stalin, è quella di un uomo piccolo ed egoista, che tiene in mano una nazione con scarsa cognizione di causa. Particolare è la sua presenza al matrimonio di Volodja Peskov, dove tutti gli invitati si vedono costretti a contenere i festeggiamenti per paura di essere giustiziati.
Il grande punto di forza di questo romanzo, dal mio punto di vista, è la grande empatia che trasmette. Non si può fare a meno di amare e odiare questo e quel personaggio, di entrare a pieno titolo nelle vicende, sentendosi protagonisti attivi di quando accade.
Che dire...attendo con ansia il terzo e ultimo capitolo della saga!