Vado al Salone del Libro di Torino da quando ho dieci anni. A quei tempi leggere non mi piaceva per nulla, ma mio papà mi ci portava lo stesso tutti gli anni e mi spiegava cosa significa leggere, mi raccontava quello che provava lui ogni volta che si immergeva in un libro, quando faceva la conoscenza di nuovi personaggi, come faceva a sopportare quelli che gli stavano più antipatici, insomma, cercava di spiegarmi la magia che si crea ogni volta che si pare un libro.
Io lo ascoltavo rapita e giravo per gli stand in cerca del libro che mi avrebbe trascinata in quel mondo parallelo e mi scoraggiavo ogni volta perché non lo trovavo. Allora mio papà mi ripeteva sempre "Non importa, arriverà. Magari l'anno prossimo, magari tra un mese, chissà".
E quando, qualche anno dopo è arrivato IL libro, per il portafoglio di mio papà fino a che non ho avuto uno stipendio mio e per il mio successivamente, è stata la rovina.
Da quando ho dieci anni, quindi, ogni anno partecipo a questo straordinario e magnifico evento e, ogni anno, mi porto dietro un ricordo ed un'esperienza diversa che è cambiata e cresciuta con me.
Quest'anno è il primo anno che vado al Salone come blogger e sono stata un disastro! Perché venerdì ho preso la macchina fotografica, pronta a documentare con le immagini il salone, ma, una volta entrata lì dentro, mi sono dimenticata di tutto: della macchina fotografica, del telefono cellulare sempre connesso ad internet, del pranzo!
Mi succede sempre così quando sono alla fiera in mezzo a tutti quei libri, mi succede che mi dimentico di ogni cosa pratica e mi perdo completamente tra tutti quei libri ed in mezzo al loro profumo. Lo so, è un discorso da invasati, ma non ci posso fare nulla, i libri mi fanno questo effetto.
Altra novità di quest'anno è che sono andata due giorni invece che uno solo ed ho scoperto che è decisamente comodo perché il primo giorno ho gironzolato e mi sono guardata intorno, il secondo giorno sono andata decisa a cercare quello che m'interessava.
E poi ho conosciuto la mitica Chiara, la stupenda Leggivendola, la splendida Camilla e le meravigliose Francesca e Federica. E' stato davvero davvero bello conoscere di persona queste blogger che seguo con piacere e passeggiare per gli stand parlando di libri e consigliandoceli a vicenda.
Siccome ho un'amica che adoro ma che è un po' permalosa, rivedo e correggo il post aggiungendo che venerdì è stata una giornata bellissima anche perché ho rivisto la mia adoVata Sonia (se non si fosse capito, quando definisco adoVato qualcuno per me è ammmore!), le ho fatto da taxi da Caselle al Salone e sono stata in sua compagina fino all'ora di tornare a casa, stanche morte ma felici.
Venerdì ho anche seguito Paolo Nori e la presentazione del suo libro "La banda del formaggio" che adesso voglio assolutissimamente leggere, ma che non ho comprato venerdì perché avevano esaurito tutte le copie e sabato perché avevo già comprato decisamente tanti libri (tanti, non troppi, perché i libri non sono mai troppi!).
Sabato di nuovo al Salone con il mio adoVato marito, ma solo nel pomeriggio e solo una toccata e fuga, giusto per tornare agli stand delle piccole case editrici che ho scoperto grazie al blog e che apprezzo decisamente tanto. Ho conosciuto il personale della Astoria con cui ho chiacchierato sia venerdì che sabato, poi sono stata dalla Jo March e mi è dispiaciuto tanto non potermi fermare per sentire la conferenza con Dorfles e, infine, sono passata allo stand della Spartaco Edizioni che ho conosciuto tramite twitter, ma di cui non avevo mai letto nulla. Con loro c'era l'autore Paolo Pasi che mi ha consigliato un suo libro di racconti e il suo ultimo romanzo e che mi ha scritto su entrambi due dediche bellissime.
Sempre sabato ho incrociato Roberto Saviano, blindatissimo dalla sua scorta e seguito da una folla immensa. Poi, mentre aspettavamo che spiovesse un pochino visto che c'era il diluvio universale, stavo rimirando i miei acquisti e Saviano, cha passava di lì, si è fermato un attimo a chiedermi cosa avevo comprato. Non potete nemmeno immaginare l'emozione! Non abbiamo potuto chiacchierare molto, ma siamo riusciti a dirgli quanto ammiriamo il suo coraggio e il suo lavoro e vedere il suo sorriso e sentire il suo grazie sincero è stato bellissimo.
Una volta passato il rossore e il batticuore (non sto esagerando, non avete idea di quanto fossi emozionata e agitata!) siamo usciti per andare alla macchina e ci siamo avviati verso il centro di Torino, diretti in via Roma al negozio Nespresso per comprare una nuova super macchina del caffè come regalo d'anniversario (anche se con una settimana di ritardo) e come premio per Alberto che mi ha sopportata sabato.
Ciliegina sulla torta, mentre passeggivamo tranquilli sotto i portici di Via Po' guardando le bancarelle dei libri usati, con una estrema botta di lato B abbiamo trovato una copia di "Inferno" di Dan Brown a 10.00 €. Non sono una grande fan di questo autore, però ho letto tutti i precedenti tre libri con protagonista Langdon e avevo intenzione di leggere anche quest'ultimo. Non avevo però intenzione di spendere 25.00 € e siamo stati fortunati a trovarlo nuovo e a posto a quel prezzo.
Insomma, sono stati due giorni bellissimi in cui ho conosciuto e
chiacchierato con ragazze splendide, in cui mi sono divertita ed emozionata e
in cui ho comprato un po’ di libri.
Ecco la foto dei miei acquisti:
Pagine
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lunedì 20 maggio 2013
mercoledì 15 maggio 2013
Salone Internazione del Libro di Torino 2013
E finalmente domani sarà il gran giorno. Domani, giovedì 16 maggio, alle 11.30 verrà tagliato il nastro e si darà ufficialmente il via alla 26esima edizione del Salone Internazione del Libro di Torino.
Penso che praticamente ogni appassionato di libri aspetti con ansia, ogni anno, l'arrivo di questa manifestazione e come si può darci torto? Veniamo catapultati per cinque giorni in un universo parallelo racchiuso tra le mura del Lingotto Fiere che si popola di libri, decine di migliaia di libri, di scrittori, editori e lettori.
Quello che mi emoziona sempre e forse più di ogni altra cosa è vedere tutti questi lettori, concentrati tutti insieme in quello spazio relativamente grande (o piccolo, dipende dai punti di vista). Mi emoziona perché vuol dire che, nonostante tutti i sondaggi che saltano periodicamente fuori, qualcuno che ancora legge, che si emoziona e si perde tra le pagine di un libro, c'è ancora.
L'anno scorso mi sono sposata proprio il sabato della fiera del libro e, seppur abbia provato in tutti i modi ad andarci di venerdì (ho anche supplicato le mie amiche di organizzare un addio al nubilato alternativo, ma non mi hanno ascoltato!), non ce l'ho fatta. Avevo davvero troppe cose da fare e sistemare per il giorno dopo.
Quest'anno quindi sarò una specie di drogata in crisi di astinenza che si aggirerà spiritata in mezzo agli stand cercando di non dare troppo nell'occhio e non sembrare troppo pazza e troppo invasata.
Un altro motivo che mi porta a non veder l'ora di andare è che rivedrò la mia adoVata Sonia ed incontrerò e conoscerò alcune blogger che seguo e che stimo e, insomma, non vedo l'ora!
Quest'anno, per la prima volta, mi sono fatta un elenco dei libri che vorrei acquistare così da svuotare un po' la mia infinita e spropositata wish list (gli altri anni, invece, andavo molto ad istinto: se un libro mi ispirava era mio) e, grazie a quella figata di app inventata ad hoc per l'occasione, ho stilato in digitale un elenco di tutte le case editrici di cui voglio visitare lo stand. Mi rammarico solo del fatto che, lavorando di sabato mattina, mi perderò alcuni eventi a cui tenevo tantissimo, in particolare l'incontro con David Grossman.
Per concludere, spero che abbiate anche voi la possibilità di partecipare a questo splendido evento. Io ci sarò sia venerdì più o meno tutto il giorno e sabato pomeriggio. Non ho pensato ad alcun segno di riconoscimento, ma se vedrete un campanello chiassoso e spiritato, saprete subito dovre trovarmi.
mercoledì 10 aprile 2013
Liebster Award 2013
Tornare sul blog e trovarsi questo premio è davvero un grande piacere, anche perché ci è stato assegnato da tre blog che a me piacciono molto. Due li ho scoperti proprio grazie al Liebster Award e devo dire che ho iniziato a seguirli con piacere perché meritano proprio e ringrazio tantissimo Federica, Monika e Valentina per avere pensato a noi.
Bando alle ciance, passiamo a alle regole del gioco:
- ringraziare i blog che ti hanno assegnato il premio citandoli nel post
- rispondere alle undici domande poste dal blog stesso
- scrivere undici cose su di te
- premiare, a tua volta, undici blog con meno di 200 followers
- formulare altre undici domande a cui gli altri blogger dovranno rispondere
- informare i blogger del premio assegnato
Ringraziare è stata la parte più facile, ora bisogna rispondere!
Le domande di Valentina di Di tutto e di più sui libri
1. Quanti libri che
devi ancora leggere possiedi?
Uh che domanda brutta brutta... secondo aNobii sono 124, ma non ho inserito tutti gli ebook che ho in una apposita cartella sul desktop del pc. Se lo facessi il numero aumenterebbe drasticamente...
2. Riesci a leggere
almeno 2 libri "contemporaneamente"?
No, leggere due libri insieme è una cosa che non faccio proprio mai perché farei una confusione tremenda, senza contare che se uno dei due libri mi piacesse di più, finirei con lo smettere di leggere l'altro.
3. Presti
volentieri i tuoi libri?
Sì, molto volentieri. Penso che sia un atto di profonda amicizia condivedere con qualcuno i libri che ci sono piaciuti e che abbiamo amato di più. Così come lo è riceverli in prestito.
4. Che rapporto hai
con i segnalibri (usi sempre lo stesso, lo cambi a seconda del libro, usi la
prima cosa che ti capita???) Racconta!
Io AMO i segnalibri. Ne ho una marea e ne compro sempre di nuovi quando ne trovo che stuzzicano la mia fantasia. E li uso tutti! Li ho in un cassetto e li cambio a seconda dell'umore e di quello che il libro mi trasmette.
In passato, prima di venir affetta da questa mania, mi è capitato di usare cose a caso quali cartoline, schede telefoniche, foglietti di carta e post-it.
5. Un libro che hai
amato con tutto il cuore?
Solo uno? E' un numero troppo risicato... comunque se uno solo deve essere direi proprio "La lunga vita di Marianna Ucria" di Dacia Maraini che porto e porterò sempre nel cuore perché è stato il romanzo che mi ha fatto innamorare del libro e della lettura.
Poi ce ne sono stati molti altrI. "Novencento" e "Seta" di Alessandro Baricco, "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer, "L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafòn, "Il senso dell'elefante" di Marco Missiroli, "La pioggia prima di cada" di Jonathan Coe, "Le regole della casa del sidro" di John Irving... e potrei andare avanti all'infinito, ma doveva essere uno solo e io ho già barato...
6. Il tuo posto
preferito per leggere?
Quando ancora non ero sposata e vivevo dai miei avevo un pouf di quelli pieni di palline di polistirolo, sul quale mi tuffavo per poi scavarmi un antro comodo e avvolgente dove stavo a leggere per ore. Adesso che mi sono trasferita nella casetta mia e di mio marito il soggiorno è un po' più piccolo e il pouf non sono riuscita a portarlo dietro, per cui leggo sul divano oppure nel letto.
7. Una tua strana
"mania letteraria"?
Più che una mania è una compulsione: se un autore mi ispira, pur non avendo mai letto nulla di suo, compro sempre due se non tre romanzi sui insieme. E' più forte di me, non ce la faccio a comprare un solo libro e comprare i successivi solo dopo aver verificato che il suo stile è nelle mie corde. Stessa cosa vale per le serie che acquisto sempre in massa (salvo i casi in cui i libri siano sette, otto, dieci o più).
8. Ebook o
cartacei?
Entrambi. Continuo a preferire la carta, ma trovo gli ebook estremamente comodi e vantaggiosi, soprattutto adesso che hanno prese piede anche in Italia e si trovano a prezzi abbastanza ragionevoli.
9. Descrivi la tua
giornata ideale invernale, in compagnia di un libro.
Il cielo grigio e la pioggia costante, il freddo di fuori che si infrange contro i vetri e la leggere condensa che lascia su di essi. Il fuoco del caminetto accesso, io sul divano con la coperta, Trilli (la nostra micetta) accoccolata in grembo, mio marito accanto a me e una tazza di tè fumante a portata di mano sul tavolino. This is the Heaven!
10. Descrivi la tua
giornata ideale estiva, in compagnia di un libro.
Il sole caldo, la sabbia sotto le dita, un lettino sotto l'ombrellone e lo sciabordio delle onde del mare in sottofondo. This in the Heaven part 2!
11. Ti è capitato
di studiare delle materie o degli argomenti solo per piacere personale? Se si,
che cosa?
Mi piace molto la psicologia in generale, la letteratura americana dai primi del '900 ad oggi e la letteratura inglese. E mi è capitato di comprare libri per approfondire questi argomenti.
Le domande di Monika di A lovely bookshelf on the wall
Adoro sia l'autunno che la primavera. Hanno colori stupendi e il passaggio dal caldo al fresco e dal freddo al tiepido mi da sempre una sensazione di benessere e di energia.
2. Have you lived in different places, or always lived in the same town? (Ha vissutto in diversi posti oppure hai sempre vissuto nello stesso paese?)
Ho sempre vissuto in questo piccolo paese in provincia di Torino dove vivo tutt'ora. Ho solo cambiato casa, ma mi sono sposata di pochi metri.
3. What was your favorite childhood book? (Qual è stato il tuo libro d'infanzia preferito?)
Da piccola non leggevo praticamente nulla a parte il Topolino. Ma crescendo ho recuperato e ho letto alcuni libri per bambini e posso dire che mi piacciono molto "La fabbrica di cioccolato" e "Le streghe" di Roald Dahl.
4. Do you speak or read any other language(s) besides your native language? (Parli o leggi qualche altra lingua oltre alla tualingua madre?)
Parlo inglese e francese, ma leggo solamente libri in inglese forse perché la letteratura francese è meno conosciuta qui da noi rispetto a quella americana e inglese.
5. Do you sing or play a musical instrument? (Canti o suoni uno strumento musicale?)
Una volta cantavo nel coro della chiesa, ora lo faccio solo più per diletto e, fino a 18 anni, ho suonato il pianoforte. Poi l'ho miseramente abbandonato e adesso non saprei direi se sarei ancora in grado di combinare qualcosa oppure no...
6. What's your favorite ice cream flavor? (Qual è il tuo gusto preferito di gelato?)
Il fior di latte, senza alcun dubbio!
7. What are your top 3 favorite websites? (Quali sono i tuoi primi tre siti preferiti?)
Amazon (nonostante tutte le polemiche io mi ci trovo bene e continuo ad acquistare), Cuore d'Inchiostro (il blog della mia adoVata Sonia) e il sito e il blog di fotografia di Fabio Camandona che ormai venero come sommo esperto in materia.
8. Which 3 words would you use to describe yourself? (Quali tre parole useresti per descrivere te stesso?)
Impulsiva, timida, testarda.
9. Where is your favorite place to blog? (From home, a café, etc.) (Qual è il tuo luogo preferito da cui bloggare?)
Di solito lo faccio dall'ufficio semplicemente perché ho il pc sempre accesso e disponibile. A casa, invece, sono pigra e non lo accendo quasi mai anche perché ci passo già buona parte della mia giornata in ufficio.
10. What book character has been most memorable for you? Why? (Quale personaggio di un romanzo è stato per te più memorabile? Perché?)
Questa è una domanda davvero difficile, ma pensandoci bene direi Oskar, il bambino protagonista di quella meraviglia di romanzo che è "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer perché vedere il mondo attraverso ai suoi occhi è un'esperienza profonda e toccante, che scava in te e fa risuonare corde di solito sopite.
11. What is your favorite thing about blogging? (Qual è la cosa che preferisci circa l'avere un blog?)
La possibilità di conoscere persone nuove, poter scambiare con loro pareri, opinioni, pensieri e consigli sui libri e su altre cose e, a volte, diventare anche amici.
Le domande di Federica de La Fede librovora
1) Ti piace prestare i tuoi libri?
Sì, molto. come dicevo anche prima, lo trovo un bel gesto di amicizia condividere un libro che mi ha appassionato.
2) Rileggi i libri che ti sono piaciuti? L'ultimo?
No, non rileggo quasi mai nulla perché ci sono tantissimi libri che non ho ancora letto e che vorrei leggere e, rileggendo, mi sembra quasi di sprecare tempo. Però ogni tanto faccio un'eccezione e rileggo i romanzi di Jane Austen oppure i libri della saga di Harry Potter. E l'ultimo che ho riletto, poco tempo fa, è stato proprio "Harry Potter e la camera dei segreti".
3) In che modo disponi i libri sugli scaffali?
Assolutamente a caso. Quando mio marito ed io siamo andati a vivere insieme ha tentato di sistemare con un ordine preciso la libreria, ma io non ce la faccio a rispettarlo. restano alcuni residui di quel tentativo in quattro scaffali: quello dei classici italiani e stranieri, quello dei classici greci e latini, quello che contine i libri di Harry Potter e della saga di "Queste oscure materie" e quello dove abbiamo sistemato i libri di Dan Brown, Glenn Cooper e la saga di Bourne. In più c'è uno scaffale sul quale sistemo i libri che devo ancora leggere in attesa di impilarli sul comodino o sul tavolino del soggiorno a gruppi di quindici/venti per volta.
4) Che tipo di copertine preferisci?
Non c'è un tipo di copertina in particolare che mi piace, però amo molto quelle colorate della Marcos y Marcos e quelle della Isbn. Le altre se sono particolari mi colpiscono sempre.
5) Titoli corti o titoli lunghi?
Anche qui la lunghezza è ininfluente, è il contenuto del titolo che mi colpisce, indipendentemente dalla sua lunghezza che è una cosa a cui prorpio non faccio caso.
6) Ti piacciono i libri che parlano di animali?
Sì, ma ne leggo pochi perché mi trasformo inevitabilmente in una fontana, visto che la maggior parte delle volte poi gli animali muoiono...
7) I libri devono trasmettere un messaggio secondo te?
Assolutamente sì! E sono davvero pochi, per fortuna, i libri che non lo fanno e che, secondo me, non hanno nulla da dire.
8) Hai una scorta di libri da leggere o li compri man mano?
Di solito ho sempre una scorta infinita di libri che si autoalimenta da sola perché, se vedo uno o più libri che mi interessano, tendo a comprarli subito. E poi approfitto quasi sempre degli sconti e delle offerte delle case editrici. Già che ci sono sarebbe stupido farsele sfuggire, no?
9) Qual è il libro che ti ossessiona in questo momento?
"Il club dei desideri impossibili" di alberto Blandina Torres al quale corro dietro da parecchi mesi, ma sul quale non sono ancora riuscita a mettere le mani.
10) Il libro più bello letto nel 2013 fin'ora?
Il più bello in assoluto è stato Il senso dell'elefante di Marco Missiroli.
11) Quanti libri progetti di leggere nel 2013?
Almeno un centinaio, poi più sono e meglio è!
E ora è il momento di raccontarvi 11 cose su di me:
1. Ho trovato la mia anima gemella e il 12 maggio di quest'anno festeggeremo il nostro primo stupendo anno di matrimonio.
2. Tendo a preoccuparmi in anticipo per ogni cosa, prevedendo scenari catastrofici che alla fine si rivelano una bolla di sapone.
3. Ho riscoperto la mia passione per fotografia grazie al già menzionato Fabio e alla sua splendida Simona (e concedetemi un po' di pubblicità: sia che siate appassionati di fotografia sia che non lo siate, fatevi un giro sul suo sito web e sulla pagina facebook dello studio che ha con sua moglie. Le loro foto semplicemente stupende, tolgono il fiato e ispirano tutto l'ispirabile).
4. Lavoro con mia mamma, mio papà e mio marito e le cose funzionano alla grande! (e non ne ero poi così convinta)
5. Detesto il gruppo di amici e lo sacrifico molto volentieri con i pochi ma buoni che ci sono sempre quando hai bisogno e non si fanno sentire solo quando è ora di fare casino e cazzeggiare per locali (sì, sono asociale e me ne vanto!).
6. Ho stretto amicizie profonde e speciali con persone, più o meno vicine, conosciute sul web. E ne sono felice.
7. Porto sempre un libro con me ovunque io vada e trovo sempre il tempo per leggere qualche pagina.
8. Adoro il film "Tutti insieme appassionatamente" e sono follemente innamorata di Julie Andrews e Christopher Plummer (e confesso che da piccola ci sono rimasta veramente male quando ho scoperto che loro due non erano sposati per davvero).
9. Quando ero bambina guardavo e riguardavo i cartoni animati e i film che mi piacevano di più fino alla nausea e conoscevo a memoria ogni scena e ogni battuta di ognuno di essi.
10. Ho iniziato a leggere e ad amare la lettura in prima superiore e non ho più smesso (prima copiavo le recensioni dei libri da internet oppure leggevo una pagina sì e dieci no).
11. Amo alla follia la pizza al punto che la mangerei quasi tutti i giorni.
Di seguito gli 11 blog che ho deciso di premiare:
Start from Scratch
Appoggiato sul comodino
I libri ci salvano
Peek-a-book
Bulimia letteraria
Scarabocchi di pensieri
Memoria Rem
Appunti di una lettrice
Dissertazioni libresche semiserie
LibrAngolo Acuto
Life in technicolor
Ed infine ecco le 11 domande a cui dovranno rispondere gli 11 blog a cui ho assegnato il premio:
1. Cosa rappresenta per te il blog che hai aperto?
2. Leggi prima il libro e poi guardi il film oppure prima guardi il film e poi leggi il libro?
3. Qual è il tuo colore preferito?
4. Ami la poesia oppure è un genere a cui non ti sei mai approcciato? Perché in ogni caso?
5. Tagedia o commedia?
6. Preferisci il mare o la montagna?
7. Ami viaggiare? Perché?
8. Ti piace questo mondo sempre più social oppure era meglio prima?
9. Qual è il ricordo più bello che hai? E il più brutto?
10. Qual è il tuo piatto preferito?
11. Hai un sogno nel cassetto? Se sì, qual è?
That's all folks!
sabato 26 gennaio 2013
Leggere è inutile e nuoce gravemente alla salute?
Sembra che ultimamente sia in atto una vera e propria battaglia contro chi legge: su facebook nascono pagine che proclamano l'inutilità dei libri a favore di dei film, nel pensare comune i lettori vengono visti come disadattati asociali che vivono solo ed esclusivamente per i libri e nel mondo dei libri e si tende a guardare un po' di traverso le persone che viaggiano sempre con un libro in mano e leggono ogni volta che possono, neanche fossero affette da una strana e incurabile malattia.
Girovagando un po' in rete ho trovato alcuni articoli che mi hanno offerto spunti interessanti per scrivere questo post.
Uno è tratto da Il Giornale, è stato scritto da Luigi Mascheroni e risale a un po' di anni fa. Ve lo riporto qui di seguito:
La verità, contrariamente a quello che pensa la maggior parte della
gente, è che i libri sono pericolosi. Non soltanto spesso sono inutili,
ma addirittura possono fare danni, persino peggiori di quelli prodotti
dall’ignoranza. Leggere fa male, molto male.
È un concetto difficile da accettare, soprattutto in tempi come i nostri di bestsellerismo imperante, di editoria over-size, di mega-store pieni zeppi di «novità», di super festival del libro e della letteratura (dove tutti vogliono vedere, già meno ascoltare, quasi mai leggere). Un concetto difficile da accettare in un Paese come il nostro dove si pubblicano tra i 60 e i 70mila libri all’anno ma dove meno del dieci per cento degli italiani legge più di un libro al mese. Un concetto difficile da accettare in questo sovraffollamento di titoli dove l’abbondanza soffoca la qualità e le parole scritte superano quelle lette.
Un concetto difficile da accettare ma sul quale vale la pena riflettere se a suggerirlo è una delle menti più sottili e brillanti del suo tempo, come lo fu Arthur Schopenhauer (1788-1860). Il suo scritto Sulla lettura e sui libri (in realtà un paragrafo dei celebri Parerga e paralipomena, che oggi la casa editrice La vita felice pubblica in una edizione «autonoma» con testo tedesco a fronte, pagg. 60, euro 6,50) è, in questo senso, illuminante. Una vera arte del non leggere. Il filosofo tedesco, attorno al 1850, metteva in guardia dal leggere. Soprattutto dal leggere troppo e dal leggere male. «Quando leggiamo, qualcun altro pensa per noi: noi ripetiamo solamente il suo processo mentale... quando si legge ci è sottratta la maggior parte dell’attività di pensare... Quindi accade che chi legge molto e per quasi tutto il giorno, piano piano perde la facoltà di pensare. Questo è il caso di molti dotti: hanno letto fino a diventare sciocchi». E più avanti: «Tanto più si legge, tanto meno ciò che si è letto lascia tracce nello spirito: diventa come una lavagna su cui si è scritto troppo e in modo confuso».
Schopenhauer è implacabile: dice che leggere paralizza la fantasia, che siamo circondati da «cattivi libri» («nove decimi della nostra attuale letteratura non ha altro scopo che spillare qualche tallero dalle tasche»), che occorre leggere solo i classici e semmai rileggerli due, tre, quattro volte. Perché la vera letteratura «produce in un secolo in Europa solo una dozzina di opere durature». E poi è anche questione di tempo: «Sarebbe una bella cosa comprare i libri se si potesse comperare il tempo per leggere, ma si scambia per lo più l’acquisto di libri con l’acquisto del loro contenuto».
A questo punto, allora, torna utile anche un altro consiglio, non di un filosofo tedesco ma di uno scrittore italiano: Luciano Bianciardi (1922-1971). Il quale nelle sue «Lezioni per diventare un intellettuale, dedicate in particolare ai giovani privi di talento» (uscite a puntate sul settimanale ABC nel 1967) spiega per filo e per segno, con la consueta ironia e l’altrettanto consueto pessimismo, come si può diventare «un uomo di successo nel mondo della cultura» anche senza cultura, appunto. Insomma, cari intellettuali (ancora in pectore o già in auge), come intima il titolo della nuova edizione in volume di quelle preziose lezioni (Stampa Alternativa, pagg. 94, euro 9): Non leggete i libri, fateveli raccontare.
Lasciando da parte il fatto che io e Schopenhauer non siamo mai andati molto d'accordo, mi sento di dissentire con l'autore dell'articolo e con il filosofo citato a sostegno della tesi di base: e cioè che leggere è inutile e fa male perché impedisce a chi legge di pensare.
Secondo quanto sostenuto, infatti, mentre leggiamo diventiamo incapaci di pensare, in quanto totalmente assorti nell'atto di leggere; per cui, chi legge molto e per molto tempo durante la giornata, rischia di diventare un completo idiota.
A parte il fatto che io vorrei leggere tutto il contesto in cui è inserita questa frase del filosofo, ma mi sento di obiettare una cosa: quando leggiamo pensiamo a ciò che stiamo leggendo e, quando smettiamo di leggere, gli spunti di riflessione sui quali ragionare si sono moltiplicati rispetto a prima di prendere in mano il libro. Se il romanzo o il saggio o il trattato di non so quale materia vale qualcosa, allora inevitabilmente la nostra mente si metterà in moto per riflettere su quella frase, su quel comportamento, su quella questione posta in essere tra le pagine di ciò che poco prima era l'oggetto del nostro leggere; se, al contrario, è un'accozzaglia di frasi fatte, stereotipi e teorie strampalate, la nostra mente lavorerà per prendere le distanze da tutto quello che è stato messo nero su bianco.
Ma sempre di pensieri e di ragionamenti si tratta.
Inoltre non è affatto vero che a furia di leggere nuovi libri dimentichiamo i precendenti perché sono convinta che qualsiasi lettore attento sia ingrado di riassumere a distanza di anni, anche se solo per sommi capi, la trama di un libro letto anni prima. Ovvio, se la storia non valeva nulla e la lettura non è stata piacevole e non era nelle corde di chi l'ha letta, allora è più che comprensibile che l'abbia scordata. Non funziona allo stesso modo la nostra con gli eventi spiacevoli che ci capitano nella quotidianità? Non tendiamo ad accantonare quel dolore sordo che ci provoca il pensiero della scomparsa di una persona cara? Non rimuoviamo spesso e volentieri il ricordo di una figuraccia fatta in pubblico?
Mascheroni e Shopenhauer proseguono affermando che leggere mette un freno alla nostra fantasia e che siamo sempre più circondati da letteratura di scarso valore.
Oggi come allora è sempre sostenibile la seconda di queste due affermazioni: sempre più spesso ci vengono propinati casi editoriali che non valgono un centesimo di quelli spesi per acquistarli (inutile citare titoli tanto pensiamo tutti agli stessi libri più o meno); e, sempre più spesso, si improvvisano scrittori persone che fino ad un attimo prima facevano tutt'altro mestiere. Ed hanno successo perché si sono fatti un nome nel loro campo e allora partono già avvantaggiati in quanto conosciuti ai più (anche qui inutile sprecare caratteri per elencare nomi che, come sopra, vengono in mente a tutti).
Quindi, niente da dire, in questo caso avete segnato un punto miei cari signori, ma quando affermate "che leggere paralizza la fantasia", lo riperdete subito perché, se mai, leggere la stimola.
Chi di noi lettori da fanciullo o da adulto non ha mai sognato e fantasticato riguardo ad una storia letta in un libro? Nessuno. E rispondo ad occhi chiusi, metto anche la mano sul fuoco da tanto che sono sicura di quello che dico!
Quanto al tempo da dedicare alla lettura è vero, è poco e se si potesse comprare insieme ai libri che acquistiamo, saremmo decisamente tutti più contenti. Ma questo non significa che la mancanza di tempo sia un punto a sfavore del leggere.
In relazione alla frase conclusiva "Non leggete i libri, fateveli raccontare" io posso solo dire: provate. Provate a farvi raccontare un libro e poi leggetelo e capirete da soli perché non ha alcun senso.
Sempre in rete ho trovato un altro articolo, molto interessante e molto ben scritto, che analizza la lettura passando attraverso alcuni grandi romanzi quali in Don Chisciotte, Madame Bovary, Se una notte d'inverno un viaggiatore e altri ancora.
Vi lascio il link e vi consiglio di leggerlo con calma e attenzione, perché è davvero una bella riflessione: Perché leggere, se leggere fa male?
Io vi riporto qui solo l'idea principale su cui si sviluppa tutta l'analisi, significativa per lo scopo di quanto scritto fino ad ora, e cioè che non bisogna presentare e pensare la lattura come un obbligo perché si otterrà solo una reazione opposta: il non leggere. Il messaggio di fondo che Renato Nisticò vuol fare arrivare a chi prende tra le mani il suo scritto è che "anziché inculcare il piacere della lettura nell’allievo (che è un non senso), dovrebbe porre in primo piano la relazione personale che si è instaurata fra di loro, il loro ritrovarsi gettati in una certa situazione. Dentro questo spazio emozionale e conoscitivo egli dovrebbe collocare come un dono e come un rischio l’apertura al “leggere”, cioè all’interpretare il mondo."
Leggere deve essere un piacere, un momento in cui si stacca la spina e si perde il contatto con il mondo esterno, ma non nel senso chisciottesco di perdita della ragione, semplicemente come quando ci si rilassa svuotando la mente.
Il problema è che chi non ama leggere non capisce e non potrà mai capire cosa significa questo momento di alienazione, che cosa ciò rappresenti per un amante della lettura e dei libri: "Quando io mi immergo nella lettura, abbandono momentaneamente, immaginariamente la mia dimensione, per assumerne un’altra vicaria che mi consente di vivere esperienze che non potrebbero essere mie nel corso ordinario della vita."
Questo non vuol dire affermare che solo ed esclusiamente la lettura di un libro porti a questa alienazione, però io, ad esempio, non riesco ad ottenere lo stesso risultato quando un film, forse un pochino di più quando ascolto la musica con le cuffie, ma solo perché la sparo a tutto volume e non sento nemmeno le bombe cadere.
Dicevo, poche righe sopra, che questa idea è significativa per lo scopo di quanto da me scritto fino ad ora perché non voglio, con tutte queste parole, convincere chi sostiene che i libri sono inutili e che sarebbe meglio salvare gli alberi invece che abbatterli per produrre la carta che serve a pubblicare i suddetti che si stanno sbagliando. Semplicemente ho voluto spiegarvi cosa significa per me tenere in mano quell'oggetto secondo voi inutile, cosa mi trasmette e dove mi porta.
In conclusione, ognuno di noi ha un modo tutto suo e diverso da quello degli altri per prendere le distanze dal quotidiano che, a volte, diventa troppo pesante da sopportare e questo non significa che leggere sia una malattia che porta a chissà quali conseguenze. Semplicemente è uno dei fini che si usano per arrivare ad uno stesso scopo: liberare la mente e rilassarsi (che, per inciso, non vuol dire smettere di pensare).
È un concetto difficile da accettare, soprattutto in tempi come i nostri di bestsellerismo imperante, di editoria over-size, di mega-store pieni zeppi di «novità», di super festival del libro e della letteratura (dove tutti vogliono vedere, già meno ascoltare, quasi mai leggere). Un concetto difficile da accettare in un Paese come il nostro dove si pubblicano tra i 60 e i 70mila libri all’anno ma dove meno del dieci per cento degli italiani legge più di un libro al mese. Un concetto difficile da accettare in questo sovraffollamento di titoli dove l’abbondanza soffoca la qualità e le parole scritte superano quelle lette.
Un concetto difficile da accettare ma sul quale vale la pena riflettere se a suggerirlo è una delle menti più sottili e brillanti del suo tempo, come lo fu Arthur Schopenhauer (1788-1860). Il suo scritto Sulla lettura e sui libri (in realtà un paragrafo dei celebri Parerga e paralipomena, che oggi la casa editrice La vita felice pubblica in una edizione «autonoma» con testo tedesco a fronte, pagg. 60, euro 6,50) è, in questo senso, illuminante. Una vera arte del non leggere. Il filosofo tedesco, attorno al 1850, metteva in guardia dal leggere. Soprattutto dal leggere troppo e dal leggere male. «Quando leggiamo, qualcun altro pensa per noi: noi ripetiamo solamente il suo processo mentale... quando si legge ci è sottratta la maggior parte dell’attività di pensare... Quindi accade che chi legge molto e per quasi tutto il giorno, piano piano perde la facoltà di pensare. Questo è il caso di molti dotti: hanno letto fino a diventare sciocchi». E più avanti: «Tanto più si legge, tanto meno ciò che si è letto lascia tracce nello spirito: diventa come una lavagna su cui si è scritto troppo e in modo confuso».
Schopenhauer è implacabile: dice che leggere paralizza la fantasia, che siamo circondati da «cattivi libri» («nove decimi della nostra attuale letteratura non ha altro scopo che spillare qualche tallero dalle tasche»), che occorre leggere solo i classici e semmai rileggerli due, tre, quattro volte. Perché la vera letteratura «produce in un secolo in Europa solo una dozzina di opere durature». E poi è anche questione di tempo: «Sarebbe una bella cosa comprare i libri se si potesse comperare il tempo per leggere, ma si scambia per lo più l’acquisto di libri con l’acquisto del loro contenuto».
A questo punto, allora, torna utile anche un altro consiglio, non di un filosofo tedesco ma di uno scrittore italiano: Luciano Bianciardi (1922-1971). Il quale nelle sue «Lezioni per diventare un intellettuale, dedicate in particolare ai giovani privi di talento» (uscite a puntate sul settimanale ABC nel 1967) spiega per filo e per segno, con la consueta ironia e l’altrettanto consueto pessimismo, come si può diventare «un uomo di successo nel mondo della cultura» anche senza cultura, appunto. Insomma, cari intellettuali (ancora in pectore o già in auge), come intima il titolo della nuova edizione in volume di quelle preziose lezioni (Stampa Alternativa, pagg. 94, euro 9): Non leggete i libri, fateveli raccontare.
Lasciando da parte il fatto che io e Schopenhauer non siamo mai andati molto d'accordo, mi sento di dissentire con l'autore dell'articolo e con il filosofo citato a sostegno della tesi di base: e cioè che leggere è inutile e fa male perché impedisce a chi legge di pensare.
Secondo quanto sostenuto, infatti, mentre leggiamo diventiamo incapaci di pensare, in quanto totalmente assorti nell'atto di leggere; per cui, chi legge molto e per molto tempo durante la giornata, rischia di diventare un completo idiota.
A parte il fatto che io vorrei leggere tutto il contesto in cui è inserita questa frase del filosofo, ma mi sento di obiettare una cosa: quando leggiamo pensiamo a ciò che stiamo leggendo e, quando smettiamo di leggere, gli spunti di riflessione sui quali ragionare si sono moltiplicati rispetto a prima di prendere in mano il libro. Se il romanzo o il saggio o il trattato di non so quale materia vale qualcosa, allora inevitabilmente la nostra mente si metterà in moto per riflettere su quella frase, su quel comportamento, su quella questione posta in essere tra le pagine di ciò che poco prima era l'oggetto del nostro leggere; se, al contrario, è un'accozzaglia di frasi fatte, stereotipi e teorie strampalate, la nostra mente lavorerà per prendere le distanze da tutto quello che è stato messo nero su bianco.
Ma sempre di pensieri e di ragionamenti si tratta.
Inoltre non è affatto vero che a furia di leggere nuovi libri dimentichiamo i precendenti perché sono convinta che qualsiasi lettore attento sia ingrado di riassumere a distanza di anni, anche se solo per sommi capi, la trama di un libro letto anni prima. Ovvio, se la storia non valeva nulla e la lettura non è stata piacevole e non era nelle corde di chi l'ha letta, allora è più che comprensibile che l'abbia scordata. Non funziona allo stesso modo la nostra con gli eventi spiacevoli che ci capitano nella quotidianità? Non tendiamo ad accantonare quel dolore sordo che ci provoca il pensiero della scomparsa di una persona cara? Non rimuoviamo spesso e volentieri il ricordo di una figuraccia fatta in pubblico?
Mascheroni e Shopenhauer proseguono affermando che leggere mette un freno alla nostra fantasia e che siamo sempre più circondati da letteratura di scarso valore.
Oggi come allora è sempre sostenibile la seconda di queste due affermazioni: sempre più spesso ci vengono propinati casi editoriali che non valgono un centesimo di quelli spesi per acquistarli (inutile citare titoli tanto pensiamo tutti agli stessi libri più o meno); e, sempre più spesso, si improvvisano scrittori persone che fino ad un attimo prima facevano tutt'altro mestiere. Ed hanno successo perché si sono fatti un nome nel loro campo e allora partono già avvantaggiati in quanto conosciuti ai più (anche qui inutile sprecare caratteri per elencare nomi che, come sopra, vengono in mente a tutti).
Quindi, niente da dire, in questo caso avete segnato un punto miei cari signori, ma quando affermate "che leggere paralizza la fantasia", lo riperdete subito perché, se mai, leggere la stimola.
Chi di noi lettori da fanciullo o da adulto non ha mai sognato e fantasticato riguardo ad una storia letta in un libro? Nessuno. E rispondo ad occhi chiusi, metto anche la mano sul fuoco da tanto che sono sicura di quello che dico!
Quanto al tempo da dedicare alla lettura è vero, è poco e se si potesse comprare insieme ai libri che acquistiamo, saremmo decisamente tutti più contenti. Ma questo non significa che la mancanza di tempo sia un punto a sfavore del leggere.
In relazione alla frase conclusiva "Non leggete i libri, fateveli raccontare" io posso solo dire: provate. Provate a farvi raccontare un libro e poi leggetelo e capirete da soli perché non ha alcun senso.
Sempre in rete ho trovato un altro articolo, molto interessante e molto ben scritto, che analizza la lettura passando attraverso alcuni grandi romanzi quali in Don Chisciotte, Madame Bovary, Se una notte d'inverno un viaggiatore e altri ancora.
Vi lascio il link e vi consiglio di leggerlo con calma e attenzione, perché è davvero una bella riflessione: Perché leggere, se leggere fa male?
Io vi riporto qui solo l'idea principale su cui si sviluppa tutta l'analisi, significativa per lo scopo di quanto scritto fino ad ora, e cioè che non bisogna presentare e pensare la lattura come un obbligo perché si otterrà solo una reazione opposta: il non leggere. Il messaggio di fondo che Renato Nisticò vuol fare arrivare a chi prende tra le mani il suo scritto è che "anziché inculcare il piacere della lettura nell’allievo (che è un non senso), dovrebbe porre in primo piano la relazione personale che si è instaurata fra di loro, il loro ritrovarsi gettati in una certa situazione. Dentro questo spazio emozionale e conoscitivo egli dovrebbe collocare come un dono e come un rischio l’apertura al “leggere”, cioè all’interpretare il mondo."
Leggere deve essere un piacere, un momento in cui si stacca la spina e si perde il contatto con il mondo esterno, ma non nel senso chisciottesco di perdita della ragione, semplicemente come quando ci si rilassa svuotando la mente.
Il problema è che chi non ama leggere non capisce e non potrà mai capire cosa significa questo momento di alienazione, che cosa ciò rappresenti per un amante della lettura e dei libri: "Quando io mi immergo nella lettura, abbandono momentaneamente, immaginariamente la mia dimensione, per assumerne un’altra vicaria che mi consente di vivere esperienze che non potrebbero essere mie nel corso ordinario della vita."
Questo non vuol dire affermare che solo ed esclusiamente la lettura di un libro porti a questa alienazione, però io, ad esempio, non riesco ad ottenere lo stesso risultato quando un film, forse un pochino di più quando ascolto la musica con le cuffie, ma solo perché la sparo a tutto volume e non sento nemmeno le bombe cadere.
Dicevo, poche righe sopra, che questa idea è significativa per lo scopo di quanto da me scritto fino ad ora perché non voglio, con tutte queste parole, convincere chi sostiene che i libri sono inutili e che sarebbe meglio salvare gli alberi invece che abbatterli per produrre la carta che serve a pubblicare i suddetti che si stanno sbagliando. Semplicemente ho voluto spiegarvi cosa significa per me tenere in mano quell'oggetto secondo voi inutile, cosa mi trasmette e dove mi porta.
In conclusione, ognuno di noi ha un modo tutto suo e diverso da quello degli altri per prendere le distanze dal quotidiano che, a volte, diventa troppo pesante da sopportare e questo non significa che leggere sia una malattia che porta a chissà quali conseguenze. Semplicemente è uno dei fini che si usano per arrivare ad uno stesso scopo: liberare la mente e rilassarsi (che, per inciso, non vuol dire smettere di pensare).
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lunedì 21 gennaio 2013
Recommend a …book that reminds you of summer
Eccoci di nuovo qui con il consueto appuntamento del lunedì: quello dei suggerimenti. Oggi tocca a me e vi devo consigliare un libro che mi ricorda l'estate... e devo dire che la cosa mi ha messa un po' in crisi. Perché non c'è un libro che sia ambientato in estate che ricordo particolarmente.
Poi, ripensado alle mie estati, uno l'ho trovato:
Questo libro mi ricorda l'estate perché l'ho letto in estate quando ero in vacanza in Croazia (tra l'altro la prima che mio marito ed io facevamo insieme. E' stato lui a prestarmelo) ed ha anche subito un piccolo incidente: la prima sera della nostra vacanza si è messo a piovere e ci si è allagata la tenda. Dove volevi che fosse questo libro se non dentro lo zaino con la roba da spiaggia? Si è infradiciato tutto, segnalibro compreso, e ho dovuto aspettare un giorno e mezzo per poterlo rileggere perché ho dovuto stenderlo al sole.
In ogni caso, a parte questo piccolo aneddoto, è un libro che vi consiglio se amate la saga di Guerre Stellari perché è davvero ben scritto e si legge molto bene e in fretta: niente di intellettuale e trascendentale, ma una lettura semplice, da spiaggia per chi ama il genere e per chi, come me, ogni tanto si butta e prova a leggere qualcosa di nuovo.
giovedì 18 ottobre 2012
Prossimamente in libreria #5
Eccoci di nuovo qui con la nostra rubrica "Prossimamente in libreria" che vi presenta le novità di prossima uscita.
Unite da un profondo affetto e dalle vicende di un'esistenza travagliata, le sorelle May e Pearl Chin, dopo una giovinezza felice a Shanghai, la "Parigi d'Oriente", vivono nella Los Angeles degli anni Cinquanta costrette dal padre a un matrimonio d'interesse con i fratelli Louie. Nella Chinatown della città, le due famiglie hanno allevato Joy, ora diciannovenne, che scopre per caso con dolore di non essere figlia di Pearl e Sam, come ha sempre creduto, bensì di May e del suo grande amore di gioventù, il pittore cinese Z.G. Sconvolta, la ragazza decide di recarsi nel Paese al quale sente di appartenere, per conoscere il suo vero padre. Ma la Cina che l'attende è la Cina maoista del Grande Balzo in avanti, un Paese in cui gli individui non contano nulla, piegati dal potere e dalle sue richieste spietate. Lo stesso padre di Joy è osteggiato dal nuovo regime in quanto artista e sta per partire per la campagna dove dovrà "imparare dalla vita reale" e fare autocritica. Nel suo entusiasmo cieco per il Paese che sente come suo, Joy decide di seguirlo e in un villaggio sperduto si innamora di Tao Feng, un contadino. Nel frattempo a Los Angeles, la "madre" di Joy, Pearl, decide di recarsi a sua volta in Cina per riportare a casa "sua" figlia...
Io e i libri ambientati nell'estremo Oriente abbiamo un rapporto un po' conflittuale: ne sono irrimediabilmente attratta, ma spesso mi becco delle fregature pazzesche. In ogni caso questo libro, che uscirà domani giovedì 18 ottobre, mi incuriosisce e ve lo segnalo con piacere.
Gyula Fátray, ingegnere, sta cercando di riciclarsi come operaio nell'Ungheria devastata dalla Seconda guerra mondiale, è iscritto, come tutti, al Partito comunista e, come tanti, è un idealista. Nell'ottobre del '56, proprio pochi giorni prima che inizino i disordini, viene ricoverato in ospedale per una piccola operazione, e ne esce solo quando già i carri armati sovietici hanno invaso il Paese. Ma questo non basterà a salvarlo dall'assurda macchina della repressione, che travolge tutto, anche gli innocenti. Nemmeno sua moglie, artista e convinta comunista, è in grado di aiutarlo, perché troppo impegnata a organizzare una mostra delle sue opere, la sua Collezione di primavera.
Il titolo e la copertina sono splendidi e la casa editrice che lo pubblica è una delle mie preferite. In più la trama promette un bel romanzo che tratta di una parte di storia, quella Ungherese, che non conosco assolutamente.
Uscirà il 25 di ottobre.
Bernard Fairclough, baronetto di recente nomina e ricco industriale, è sicuro che la morte di suo nipote Ian, ritrovato affogato nel lago, non sia stata accidentale. Muove perciò le sue pedine perché Scotland Yard apra un'indagine non ufficiale che viene affidata a Thomas Lynley. Giunto nella pittoresca contea di Cumbria, nel NordOvest dell'Inghilterra, Lynley si muove con discrezione in un ambiente all'apparenza elegante e raffinato, ma che cela in realtà orribili segreti, spaventose bugie e atroci perversioni...
I gialli e i thriller sono un genere che mi piace, ma che tendo a leggere meno di altri generi perché poi mi stufa.
Questa trama però mi ispira e adesso è un po' che non leggo libri così.
Anche questo sarà disponibile in libreria a partire dal 25 di ottobre.
Nessuno sa cosa sia il lieto fine più della romanziera Darrell Kincaid. Ne ha scritti ben otto per i suoi appassionati lettori. Ma, ora, col libro numero nove, si è incagliata: nel momento di scoprire il definitivo colpo di scena ha avuto una rivelazione: non è la fine quella che conta, ma quello che viene dopo. Con la morte di Tom Darrell non ha perso solo il marito, ma anche il suo "e vissero per sempre felici e contenti". La vita che si aspettava è svanita in un attimo. Darrell si trova di fronte a una scelta: continuare a stare in Nuova Zelanda e vivere una vita "a metà", oppure trasferirsi altrove e ricominciare tutto daccapo. Opta per Londra, la metropoli meno romantica al mondo (così non può rimanere delusa), e parte alla ricerca della seconda chance che la vita le deve.
Questo libro può essere un'immensa fregatura o una bella scoperta. Inutile dire che la copertina è meravigliosa e la trama fa presagire, almeno a me, una storia che, se raccontata nel modo giusto, sarà una piacevola lettura, mentre in caso contrario...
Lo scopriremo dal 31 ottobre.
Patrick ha sposato Ella in seconde nozze, dopo la morte della prima moglie Cecilia, che l'ha lasciato con tre bambine da crescere. Il matrimonio è felice, nonostante l'opposizione di Rebecca, la figlia maggiore di Patrick, che non ha mai saputo perdonargli le continue infedeltà a sua madre e che considera Ella solo un'arrivista interessata. Nemmeno la nascita di Daniel, figlio di Patrick ed Ella, smuove Rebecca dalle sue convinzioni. Sarà solo quando il fratellastro, a quattordici anni appena, si toglierà inspiegabilmente la vita, che la famiglia ritroverà l'unità, di fronte alla tragedia.
Ho letto solo un libro di questa scrittrice e non è stato proprio amore a prima vista, ma forse è ora di darle un'altra chance.
Il libro uscirà l'8 novembre.
Oggi vede suo padre per la prima volta. Sono diciotto anni che aspetta questo momento. Una settimana fa l'ha visto in televisione, l'ha cercato e ora eccola lì, che sposta il peso da un piede all'altro nella portineria di uno studio televisivo. Lui ha qualcosa da finire, le chiede soltanto un attimo; diciotto anni e un attimo.
"Hai fatto bene a cercarmi tu, perché io non l'avrei mai fatto" le dice poi. Non ci sono abbracci. Gelido freddo invernale, dentro e fuori di lì. Ha un bel salire e scendere da autobus e tram, Lidia, per andarlo a trovare. Passano i mesi e non c'è disgelo.
Ma il destino è disegnato nel cielo, ha un cappello bianco da cowboy, è da anni che la cerca dappertutto e ancora non l'ha trovata.
Aspettami, non ti muovere, gli dice Lidia, ti troverò io.
Va a cercarlo lontano, su una montagna a duemila metri, dove il lavoro principale è sorridere, e non fermarsi mai.
E proprio lì, di colpo, una pioggia di sms cambia tutto.
Per tanto tempo la vita non ha fatto che dirle no no no, dopo dopo dopo, e ora finalmente le dice sì sì sì, ora! ora! ora!
Suo padre le scrive sono cambiato, prima non ero pronto e adesso sì.
Adesso vuole stare con lei, vuole stare con lei.
Ha trovato il grande amore ed è pronto a cominciare una nuova fase della vita.
Ecco come si stanno mettendo le cose. Davvero molto bene. Benissimo, si potrebbe dire. Talmente bene che Lidia ogni due minuti si chiede: ma sarà vero? Non ci sarà qualcosa che non va?
Il mio regalo sei tu è la storia di un amore negato: l'avventura di una piccola donna coraggiosa nelle spire di un padre serpente.
Mi piace molto questa casa editrice sia per i libri che decide di pubblicare sia per le copertine che sceglie. Questa, in particolare, è una storia toccante che non vedo l'ora di leggere.
Dal 25 ottobre sarà disponibile in libreria.
Unite da un profondo affetto e dalle vicende di un'esistenza travagliata, le sorelle May e Pearl Chin, dopo una giovinezza felice a Shanghai, la "Parigi d'Oriente", vivono nella Los Angeles degli anni Cinquanta costrette dal padre a un matrimonio d'interesse con i fratelli Louie. Nella Chinatown della città, le due famiglie hanno allevato Joy, ora diciannovenne, che scopre per caso con dolore di non essere figlia di Pearl e Sam, come ha sempre creduto, bensì di May e del suo grande amore di gioventù, il pittore cinese Z.G. Sconvolta, la ragazza decide di recarsi nel Paese al quale sente di appartenere, per conoscere il suo vero padre. Ma la Cina che l'attende è la Cina maoista del Grande Balzo in avanti, un Paese in cui gli individui non contano nulla, piegati dal potere e dalle sue richieste spietate. Lo stesso padre di Joy è osteggiato dal nuovo regime in quanto artista e sta per partire per la campagna dove dovrà "imparare dalla vita reale" e fare autocritica. Nel suo entusiasmo cieco per il Paese che sente come suo, Joy decide di seguirlo e in un villaggio sperduto si innamora di Tao Feng, un contadino. Nel frattempo a Los Angeles, la "madre" di Joy, Pearl, decide di recarsi a sua volta in Cina per riportare a casa "sua" figlia...
Io e i libri ambientati nell'estremo Oriente abbiamo un rapporto un po' conflittuale: ne sono irrimediabilmente attratta, ma spesso mi becco delle fregature pazzesche. In ogni caso questo libro, che uscirà domani giovedì 18 ottobre, mi incuriosisce e ve lo segnalo con piacere.
Gyula Fátray, ingegnere, sta cercando di riciclarsi come operaio nell'Ungheria devastata dalla Seconda guerra mondiale, è iscritto, come tutti, al Partito comunista e, come tanti, è un idealista. Nell'ottobre del '56, proprio pochi giorni prima che inizino i disordini, viene ricoverato in ospedale per una piccola operazione, e ne esce solo quando già i carri armati sovietici hanno invaso il Paese. Ma questo non basterà a salvarlo dall'assurda macchina della repressione, che travolge tutto, anche gli innocenti. Nemmeno sua moglie, artista e convinta comunista, è in grado di aiutarlo, perché troppo impegnata a organizzare una mostra delle sue opere, la sua Collezione di primavera.
Il titolo e la copertina sono splendidi e la casa editrice che lo pubblica è una delle mie preferite. In più la trama promette un bel romanzo che tratta di una parte di storia, quella Ungherese, che non conosco assolutamente.
Uscirà il 25 di ottobre.
Bernard Fairclough, baronetto di recente nomina e ricco industriale, è sicuro che la morte di suo nipote Ian, ritrovato affogato nel lago, non sia stata accidentale. Muove perciò le sue pedine perché Scotland Yard apra un'indagine non ufficiale che viene affidata a Thomas Lynley. Giunto nella pittoresca contea di Cumbria, nel NordOvest dell'Inghilterra, Lynley si muove con discrezione in un ambiente all'apparenza elegante e raffinato, ma che cela in realtà orribili segreti, spaventose bugie e atroci perversioni...
I gialli e i thriller sono un genere che mi piace, ma che tendo a leggere meno di altri generi perché poi mi stufa.
Questa trama però mi ispira e adesso è un po' che non leggo libri così.
Anche questo sarà disponibile in libreria a partire dal 25 di ottobre.
Nessuno sa cosa sia il lieto fine più della romanziera Darrell Kincaid. Ne ha scritti ben otto per i suoi appassionati lettori. Ma, ora, col libro numero nove, si è incagliata: nel momento di scoprire il definitivo colpo di scena ha avuto una rivelazione: non è la fine quella che conta, ma quello che viene dopo. Con la morte di Tom Darrell non ha perso solo il marito, ma anche il suo "e vissero per sempre felici e contenti". La vita che si aspettava è svanita in un attimo. Darrell si trova di fronte a una scelta: continuare a stare in Nuova Zelanda e vivere una vita "a metà", oppure trasferirsi altrove e ricominciare tutto daccapo. Opta per Londra, la metropoli meno romantica al mondo (così non può rimanere delusa), e parte alla ricerca della seconda chance che la vita le deve.
Questo libro può essere un'immensa fregatura o una bella scoperta. Inutile dire che la copertina è meravigliosa e la trama fa presagire, almeno a me, una storia che, se raccontata nel modo giusto, sarà una piacevola lettura, mentre in caso contrario...
Lo scopriremo dal 31 ottobre.
Patrick ha sposato Ella in seconde nozze, dopo la morte della prima moglie Cecilia, che l'ha lasciato con tre bambine da crescere. Il matrimonio è felice, nonostante l'opposizione di Rebecca, la figlia maggiore di Patrick, che non ha mai saputo perdonargli le continue infedeltà a sua madre e che considera Ella solo un'arrivista interessata. Nemmeno la nascita di Daniel, figlio di Patrick ed Ella, smuove Rebecca dalle sue convinzioni. Sarà solo quando il fratellastro, a quattordici anni appena, si toglierà inspiegabilmente la vita, che la famiglia ritroverà l'unità, di fronte alla tragedia.
Ho letto solo un libro di questa scrittrice e non è stato proprio amore a prima vista, ma forse è ora di darle un'altra chance.
Il libro uscirà l'8 novembre.
Oggi vede suo padre per la prima volta. Sono diciotto anni che aspetta questo momento. Una settimana fa l'ha visto in televisione, l'ha cercato e ora eccola lì, che sposta il peso da un piede all'altro nella portineria di uno studio televisivo. Lui ha qualcosa da finire, le chiede soltanto un attimo; diciotto anni e un attimo.
"Hai fatto bene a cercarmi tu, perché io non l'avrei mai fatto" le dice poi. Non ci sono abbracci. Gelido freddo invernale, dentro e fuori di lì. Ha un bel salire e scendere da autobus e tram, Lidia, per andarlo a trovare. Passano i mesi e non c'è disgelo.
Ma il destino è disegnato nel cielo, ha un cappello bianco da cowboy, è da anni che la cerca dappertutto e ancora non l'ha trovata.
Aspettami, non ti muovere, gli dice Lidia, ti troverò io.
Va a cercarlo lontano, su una montagna a duemila metri, dove il lavoro principale è sorridere, e non fermarsi mai.
E proprio lì, di colpo, una pioggia di sms cambia tutto.
Per tanto tempo la vita non ha fatto che dirle no no no, dopo dopo dopo, e ora finalmente le dice sì sì sì, ora! ora! ora!
Suo padre le scrive sono cambiato, prima non ero pronto e adesso sì.
Adesso vuole stare con lei, vuole stare con lei.
Ha trovato il grande amore ed è pronto a cominciare una nuova fase della vita.
Ecco come si stanno mettendo le cose. Davvero molto bene. Benissimo, si potrebbe dire. Talmente bene che Lidia ogni due minuti si chiede: ma sarà vero? Non ci sarà qualcosa che non va?
Il mio regalo sei tu è la storia di un amore negato: l'avventura di una piccola donna coraggiosa nelle spire di un padre serpente.
Mi piace molto questa casa editrice sia per i libri che decide di pubblicare sia per le copertine che sceglie. Questa, in particolare, è una storia toccante che non vedo l'ora di leggere.
Dal 25 ottobre sarà disponibile in libreria.
Primo capitolo di una trilogia che comprende anche La
sottile linea rossa, l’opera d’esordio di James Jones segue le vicende di
un gruppo di soldati stanziati nelle isole Hawaii, pochi mesi prima del
terribile attacco aereo sferrato dalle truppe giapponesi sulla laguna di Pearl
Harbor. È la storia del sergente Milt Warden, trombettista ed ex pugile,
coinvolto in una relazione clandestina con Karen, la moglie del suo capitano.
La vita di centinaia di giovani americani, ritrovatisi senza prospettiva e
senza un posto dove andare dopo la crisi del ’29, quegli stessi giovani a cui
l’esercito degli Stati Uniti aveva regalato il miraggio di un paradiso crudele
e artificiale, viene descritta nei minimi dettagli e nei suoi più intimi
risvolti, senza trascurare le tutt’altro che infrequenti pratiche omosessuali
in uso tra i soldati. La censura operata da Scribner, il primo editore di James
Jones, ha privato i milioni di lettori che negli anni si sono accostati al suo
romanzo di una sostanziale parte di verità. Oggi è possibile tornare a leggere
il libro vincitore del National Book Award, da cui fu tratta anche una
pluripremiata pellicola con Burt Lancaster e Montgomery Clift, nella versione
che il suo autore cercò di proteggere a tutti i costi.
Questo libro mi ricorda un po' il film "Pearl Harbor" che mi è piaciuto davvero tanto, ma, ad essere onesti, non sono così sicura di riuscire a leggere questo romanzo dall'inizio alla fine. Però mai dire mai, quindi lo segnalo e, se lo leggerete, fatemi sapere.
Il libro uscirà a novembre in versione integrale non censurata, come invece successe nel 1951: furono eliminate tutte le scene di sesso omosessuale e tutte le parti in cui si faceva ricorso ad un lessico scurrile e crudo.
Buone letture a tutti!
Questo libro mi ricorda un po' il film "Pearl Harbor" che mi è piaciuto davvero tanto, ma, ad essere onesti, non sono così sicura di riuscire a leggere questo romanzo dall'inizio alla fine. Però mai dire mai, quindi lo segnalo e, se lo leggerete, fatemi sapere.
Il libro uscirà a novembre in versione integrale non censurata, come invece successe nel 1951: furono eliminate tutte le scene di sesso omosessuale e tutte le parti in cui si faceva ricorso ad un lessico scurrile e crudo.
Buone letture a tutti!
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