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giovedì 17 gennaio 2013

Una volta era letteratura per ragazzi....

 Qualche giorno fa ho fatto pulizia tra le mie scartoffie. Da una cartellina sono sbucati degli appunti che risalgono al primo anno di università: corso di letteratura per ragazzi.
Mi ricordo ancora la faccia della bibliotecaria quando ero andata a cercare i romanzi per prepararmi all'esame: Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan, Pinocchio, Cuore, La piccola Dorrit,  Il piccolo lord, Il Le avventure di Tom Sawyer, e poi i fumetti di Giamburrasca, Vampiretto...

Alcuni di essi sono inequivocabilmente dedicati ai bambini e ai ragazzi, ma altri... altri potrebbero essere letti tranquillamente anche dagli adulti! Penso a David Copperfield, Grandi Speranze e Oliver Twist di Dickens, che sono romanzi abbastanza complessi e difatti vengono riproposti da Einaudi, che certo non si occupa di bambini. Stesso discorso per la serie Piccole donne, Piccole donne crescono, Piccoli uomini, Piccoli uomini crescono, e naturalmente Cuore, di De Amicis. Sono storie ingenue solo in apparenza.



Poi ci sono alcune storie che si trovano, purtroppo, solo in volumi enormi, pesanti, ricchi di figure, in collane dedicate all'infanzia... Quelle scritte da Jack London, per esempio. Ma avete mai letto "Zanna Bianca"? Non è che sia proprio una storiella da infanti. E le storie di Jules Verne? Etichettati come "letteratura per l'infanzia" quando la fantascienza era ancora considerata un genere poco serio, poco adulto, per così dire. Ma a rileggerli ora, c'è da stupirsi per il genio visionario.
 E che dire di La storia infinita? E Le cronache di Narnia? E i romanzi di Dumas? Salgari?
Non che io mi preoccupi di farmi vedere seduta sul tram a leggere un'edizione cartonata di " Il libro della giungla", tanto per fare un esempio: ma non sarebbe male se ci fosse un po' meno discriminazione sulla letteratura per ragazzi, perchè secondo me viene troppo spesso sottovalutata, presa in giro. E io vado in bestia!

Recensioni in pillole, perché ormai il tempo per scriverle è davvero risicato.

Titolo: Balzac e la Piccola Sarta cinese
Titolo originale: Balzac et la petite teilleuse chinoise
Autore:  Dai Sijie
Traduttore: E. Marchi
Editore:  Adelphi
Pagine: 176
Data di pubblicazione:  01 Gennaio 2001
ISBN: 9788845916007
Prezzo: 14.00 €

Sinossi:
"Balzac e la piccola sarta cinese è diventato in Francia, a poche settimane dalla pubblicazione, il romanzo che tutti leggevano, consigliavano agli amici, avevano voglia di regalare. La storia è remota, ma parla a ciascuno di noi: perché racconta di come la lettura, grazie alla segreta malia di una misteriosa, preziosissima valigia piena di libri occidentali proibiti, riesca a sottrarre due ragazzi, colpevoli soltanto di essere figli di ""sporchi borghesi"", a svariate torture e permetta anche a uno di loro di conquistare la ""Piccola Sarta cinese"". Così, pur vivendo in mezzo agli orrori della 'rieducazione' i due ragazzi e la Piccola Sarta scopriranno, in virtù di qualche goccia di Balzac (e di Dumas, e di Flaubert, e di Kipling), che esiste un mondo fatto di pura, avventurosa bellezza. Attraversando, nel frattempo, loro stessi rocambolesche avventure: come quando, per vincere la diffidenza del capo del villaggio dinanzi a un oggetto ignoto - un violino -, il giovane Luo annuncia agli astanti sbigottiti che ascolteranno una sonata dal titolo ""Mozart pensa al Presidente Mao""." 

Ci sono dei periodi in cui penso che la vita, quando non c'erano i social network, fosse più bella: potevi dire e fare tutto quello che volevi, senza dover pensare che quello che hai detto o scritto per sfogarti sarebbe stato conosciuto da N allanonsoqualepotenza persone. Idem per i libri: se sei suo aNobii o Goodreads o siti simili, tutti possono sapere cosa leggi, cosa vorresti leggere, cosa leggerai. Tutto questo a volte mi mette un po' l'ansia.
Certo, tutto dipende molto da come li usa questi social network, però la sostanza è sempre la stessa.
Poi però mi capita di trovarmi a leggere un libro come questo, scoperto proprio grazie ad aNobii, e allora ringrazio i social network.

Balzac e la Piccola Sarta cinese è ambientato nella Cina di Mao ai tempi della Rivoluzione culturale, la quale consisteva nel mandare i figli, universitari e non, dei nemici del partito a lavorare i campi insieme ai contadini così che potessero imparare il mestiere, e avessero la giusta punizione per le colpe dei loro genitori, e dare atto alla rivoluzione proletaria.
Protagonisti di questo romanzo sono Luo e il narratore suo amico, il primo figlio di un rinomato dentista e il secondo di uno pneumologo e di una batteriologa. Essendo i genitori di entrambi considerati nemici del popolo, ai due giovani diciassettenni tocca in sorte di venir spediti tra le montagne ad imparare la dura vita dei campi.
Con loro viene mandato in rieducazione anche un amico, Quattrocchi, che si è portato appresso una valigia che si scopre essere piena di libri proibiti, cioè di quei romanzi scritti da autori occidentali e assolutamente vietati nella Cina di Mao perché ritenuti rivoluzionari e pericolosi.
Tra le montagne i due giovani conosceranno anche la Piccola Sarta ed entrambi si innamoreranno perdutamente di lei, ma solo Luo conquisterà il suo cuore e, quando verrà in possesso di uno dei libri di Quattrocchi, Ursule Mirouet di Balzac, decide di raccontarlo e leggerlo alla Piccola Sarta per trasformarla da rozza contadina a raffinata cittadina.
Ma la cultura ha il suo peso e può avere come conseguenza diretta quella di far aprire gli occhi ad una contadina per permetterle di scegliere da se il cammino che vuole intrapredere nella vita.

Un romanzo breve ma intenso, carico di significato. Un inno alla cultura quale solo i libri ti riescono a dare. 

Titolo: Il dolore perfetto
Autore:  Ugo Riccarelli
Editore:  Mondadori
Pagine: 325
Data di pubblicazione:  01 Gennaio 2004
ISBN: 9788804524113
Prezzo: 17.60 €

Sinossi:
E' da un sud remoto, da una Sapri ancora fresca delle utopie e delle ferite del Risorgimento che arriva a Colle, in Toscana, il Maestro. Un giovane anarchico meridionale riservato, severo, che emigra da una civiltà contadina arcaica e immobile verso un'altra apparentemente identica: presto, però, questo giovane uomo animato dalla fede nell'utopia si rende conto che "certo, i contadini e la povera gente qui erano povera gente come dalle sue parti, ma i volti erano meno spigolosi, le facce più aperte al sorriso, quasi che la bellezza del paesaggio, la dolcezza dei poggi che digradavano verso una pianura tenera come bambagia avesse mitigato anche i suoi abitanti, avesse spalancato loro la porta della vita". E' in questo luogo reale e fiabesco insieme che il Maestro unisce la sua vita a quella della vedova Bartoli - che gli darà tanti figli, segnati da nomi emblematici come Ideale, Mikhail, Libertà e Cafiero e che lo sosterrà con il suo amore anche quando verrà il tempo della lotta, della fuga, dell'esilio -, ed è in questo luogo che si svolgono le vicende della famiglia Bertorelli, i commercianti di maiali che da generazioni portano i nomi degli eroi dei poemi omerici e leggono l'"Iliade" e l'"Odissea" la sera attorno al fuoco oppure nelle aie e nei cortili, "i bimbi e le donne in religioso silenzio a immaginarsi battaglie e guerrieri, dèi e ciclopi". Diverse e molteplici sono le trame che si intrecciano a partire da queste passioni, da queste famiglie: dalla Toscana alla Svizzera fino in Oriente, dalle cannonate di Bava Beccaris alla fine della Seconda guerra mondiale, dal sogno socialista a quello della macchina per il moto perpetuo, gli indomiti e indimenticabili personaggi di questa saga attraversano l'intera storia d'Italia, che "Il dolore perfetto" ci mostra attraverso la prospettiva illuminante di un microcosmo poeticamente ricostruito in ogni particolare e splendidamente descritto. Non è la storia della politica, naturalmente, dei trattati e dei grandi eventi, ma i grandi eventi ci sono tutti. E non descritti per quel che furono ma per quel che fecero - male, di solito - alla gente. Le ribellioni, le guerre, gli eroismi, le carneficine, le epidemie e le carestie, la voce implacabile della Storia talvolta si sovrappone al rumore delle storie: ma solo talvolta, perché sono le storie che contano, l'avvicendarsi delle generazioni, le nascite, le morti, i tradimenti, i sogni, gli inganni e le riconciliazioni. E anche le apparizioni, i misteri, i fantasmi, quello che non si può spiegare. Realistico e fantastico, epico e quotidiano, questo romanzo è opera-mondo, il mondo che un tempo era e di cui noi oggi siamo figli.

Ci sono libri che vorresti leggere ma, chissà per quale motivo, alla fine non compri subito e, dopo un po', vengono accantonati in un angolo della memoria finché qualcuno non te ne parla e il ricordo salta fuori.
Con Il dolore perfetto a me è successo così: la prima volta che l'ho visto è stato alla Fiera del Libro di Torino del 2004 dove gli ho fatto una corte pazzesca ma poi, per un motivo o per un altro, l'ho lasciato lì dov'era. Qualche anno dopo lo ripresi in mano in una libreria ma, anche in quel caso, lo riposi sul suo scaffale perché era un periodo che non avevo molti soldi da spendere. Ed è così che, fino a poco tempo fa, mi ero completamente dimenticata di questo romanzo; ma questa volta, quando una mia amica me ne ha parlato e mi ha detto che me lo avrebbe prestato, ho colto l'occasione la volo.

Protagonista del romanzo, insieme ai vari personaggi che lo compongono, è il dolore, ma non uno qualsiasi, quello perfetto, essenziale, che ti permette di capire la vita, quel dolore che accetti perché lo senti essere necessario e parte di te.
Riccarelli racconta la storia d'Italia, dai primi anni dopo l'unione fino alla seconda guerra mondiale, ma lo fa attraverso gli occhi delle persone comuni che magari non sono sui campi di battaglia a combattere, ma che invevitabilmente prendono parte a quella guerra iniseme ai loro amici e famigliari.

Un romanzo molto profondo e toccante che racconta come non tutto il male venga per nuocere, come il dolore non sia solo fonte di sofferenza ma anche di insegnamento; un insegnamento duro, senza dubbio, ma efficace e profondo. 
Spesso, anche se non ce ne accorgiamo subito, dopo essere passati attraverso un'esperienza che ci ha provocato un grande dolore, ne usciamo distrutti ma fortificati perché siamo cresciuti e abbiamo imparato qualcosa da quella sofferenza.
E' questo il messaggio che Riccarelli ci insegna: che il dolore, in tutte le sue forme e manifestazioni, porta sempre e comunque con sè un insegnamento. E, anche se questa considerazione non aiuta a stare meglio, possiamo sempre imparare a guardare a questi eventi sotto un'altra luce.

mercoledì 16 gennaio 2013

Musica per organi caldi - Charles Bukowski

Titolo: Musica per organi caldi
Titolo originale: Hot Water Music
Autore:  Charles Bukowski
Editore:  Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 191
Data di pubblicazione:  Gennaio 2007
ISBN: 9788807721670
Prezzo: 8.50 €

Sinossi: "Musica per organi caldi" raccoglie trentasei racconti di un Bukowski familiare e nuovo al contempo. Familiare perché, dopo essersi cimentato con le strutture del romanzo, torna al passo narrativo del racconto, che gli è particolarmente congeniale, ma anche nuovo, perché in queste pagine, spregiudicate e anche feroci, crea le sintesi più felici del proprio repertorio formale e contenutistico. Se da una parte, infatti, ci troviamo di fronte ai personaggi che tradizionalmente popolano queste storie di ordinaria follia, a un'umanità sbracata e litigiosa, sfrenata e beona, dall'altra Bukowski mette a fuoco con maggiore intensità ed essenzialità le gesta dei suoi eroi, che diventano tanto più straordinari quanto più si muovono nelle dimensioni di una ostentata banalità. Della musica che accompagna le tragicommedie della vita quotidiana Bukowski sa cogliere in modo impareggiabile i sottofondi umoristici e poetici, le note patetiche e inquietanti.

Quando si tratta di Bukowski, non so mai bene cosa dire. Perchè se è vero che adoro i suoi racconti, è anche vero che non sono molto brava a esprimere ciò che mi trasmettono. Non perchè non siano abbastanza comunicativi, anzi... il problema è che comunicano troppo.
Se cercate una bella prosa, una storia a lieto fine e il ''vissero tutti felici e contenti'', beh allora Bukowski proprio non fa per voi. Perchè quello che arriva dai racconti di questo autore, è che la realtà in fondo è piuttosto banale e vuota e  la vita non è così una meraviglia come ce la si aspetta.
I protagonisti sono gli antieroi per eccellenza: alcolisti e perdigiorno, scommettitori e donnaioli. Insomma, non certo il tipo di persone che vorreste trovare come personaggi chiave di un romanzo. Ma la cosa bella è che a loro modo riescono a sopravvivere in questa bruttura: Bukowski canta l'emarginazione, il dramma, in maniera assolutamente ironica e semplice. A volte spiazza, come quando ti trovi di fronte a questo: 



Spero che la macchina parta. Spero che il lavandino non sia ingorgato. Sono contento di non essermi scopato una studentessa. Sono contento di avere problemi ad andare a letto con le donne che non conosco. Sono contento di essere un idiota. Sono contento di non sapere niente. Sono contento di non essere ancora morto. Quando mi guardo le mani e vedo che sono ancora attaccate ai polsi, mi dico che sono fortunato.

Beh, non puoi far altro che pensare che è vero. Ci lamentiamo tutti i giorni perchè il lavoro non va, perchè la vita è una noia, perchè ci sono le bollette da pagare, senza pensare che stiamo sprecando tempo e perdendo degli attimi di vita che non torneranno mai indietro.
Questo è Bukowski: dissacrante, ma realista. Idealista disilluso che ha mostrato il lato vero del sogno americano.



lunedì 14 gennaio 2013

Recommend a book...that reminds you of summer.



Un libro che mi ricorda l'estate ( o mi riporta all'estate, o che ha il sapore dell'estate... tutti dipende dai suggerimenti del vostro dizionario!)... Senza dubbio: La voce delle onde, di Yukio Mishima.



Questo romanzo di Mishima non mi ricorda un' estate a caso, ma una nello specifico, ossia l'estate 2005.
.... L'ultimo anno in cui ho trascorso le vacanze estive con i miei.
...  fresca di diploma, e fresca di tatuaggio celebrativo, in mente avevo l'università, mi ero messa a dieta ( e sì, sono un'ex ragazza in sovrappeso) e avevo rotto con lo storico moroso delle superiori. Io e mio padre avevamo litigato a proposito del sopra citato tatuaggio, una cosa che suonava più o meno così: MA COSA TI FAI TATUARE, CHE ANDIAMO AL MAAAAAREEEEEE!!!!
Ma quell'estate fece un freddo della malora e noi andammo su delle isolette croate spazzate da un vento gelido 24 ore su 24. Non misi mai nemmeno le scarpe aperte, figuriamoci quindi fare il bagno nel mare.
E piovve, a dirotto. Spesso. E di tempo da leggere ne ho avuto finchè volevo!
Yukio Mishima mi era stato consigliato dalla mia mitica bibliotecaria: con questo romanzo fu proprio amore....

Senza mai chetarsi, ora infuriata ora implacabile, la voce delle onde ci accompagna durante tutta la lettura di questo romanzo. Si tratta di una storia d'amore che sulla sponda del mare nasce e si sviluppa, raggiungendo apici di toccante e poetica spontaneità e semplicità. La vita, fatta di coraggio e di sacrificio, di un povero villaggio di pescatori giapponesi è lo sfondo per le uscite sul mare in tempesta, la pesca delle perle e i convegni d'amore di due giovani protagonisti, Shinji e Hatsue, su al tempio di Yashiro, che dall'alto del monte domina l'Isola del canto - Uta-jima - come armoniosamente la chiamano i suoi abitanti

La porta dell'inferno, Stuart MacBride

Titolo: La porta dell'inferno
Autore: Stuart MacBride
Editore: Newton&Copton
Prezzo: 4,90
Pagine:  363

Sinossi: Per le strade di Aberdeen si aggira indisturbato un uomo con il cuore di una iena e gli occhi di ghiaccio. La sua follia omicida si accanisce sulle donne con crudele brutalità: gli stupri sui quali lascia la sua firma di assassino compongono una lunga scia di sangue che parla di torture inaudite e orribili mutilazioni. Mentre niente e nessuno sembra poter fermare il serial killer, il caso finisce nella mani dell'agente Logan McRae. L'unica traccia a disposizione dell'investigatore è una serie di filmati dal contenuto esplicito in cui tutte le vittime del mostro fanno la loro comparsa. Logan McRae non ha altra scelta: spalancare la porta dell'inferno per immergersi in un mondo fatto di prostituzione, pornografia, pratiche sessuali violente e atti di libidine dagli esiti mortali. Un viaggio nel lato oscuro della perversione umana che Logan McRae è costretto ad affrontare. Con la consapevolezza che uscire vivi dall'inferno non è certo un fatto che si può dare per scontato.



Terzo romanzo con l'agente Logan Mc Rae.
Adoro questo scrittore, perchè mette in pista delle trame stuzzicanti e dei personaggi molto ben caratterizzati. Inconfondibile, poi, il linguaggio da caserma di tali soggetti, che farebbe morir dal ridere se non si parlasse quasi sempre di efferati omicidi.
Consigliatissimo agli amanti delle storie forti (anche a chi non ha letto i precedenti due romanzi, dal momento che non è strettamente indispensabile leggerli in serie).
Sconsigliato invece alle persone eccessivamente sensibili e dallo stomaco ballerino.


giovedì 10 gennaio 2013

Mucchio d'ossa, Stephen King

Titolo: Mucchio d'ossa
Autore: Stephen KIng
Editore: Sperling& Kupfer
Prezzo: 11,90
Pagine: 640

Sinossi: Mike Noonan - quarant'anni, autore di best-seller - è un privilegiato: un discreto successo, un buon conto in banca, la consapevolezza di sentirsi arrivato; tutte cose che ovviamente non hanno alcun senso se l'unica persona a cui tieni un giorno esce di casa e non ritorna più, folgorata per strada dalla morte. Quattro anni dopo è uno scrittore finito, afflitto da un'esistenza vuota. E' alla resa dei conti ma è anche angosciato dalla sensazione che "qualcos'altro", oltre a lui, non sappia rassegnarsi all'ineluttabile di un'esistenza troncata, qualcosa che si fa strada nella sua mente insinuando dubbi tormentosi, procurando incubi che travalicano i limiti del reale...

Insomma. King ha senza dubbio fatto di meglio.
La storia è interessante: uno scrittore con il blocco dello scrittore, traumatizzato per l'improvvisa morte della moglie, si trasferisce nella casa sul lago, la quale ha su di lui una strana influenza e sembra abitata da una qualche misteriosa entità.
Non ho capito bene dove questo romanzo voglia andare a parare: la storia parte con un'idea che poi sembra venga abbandonata, per procedere poi su una linea tutta diversa. 
La prima metà è senza dubbio ben scritta, avvincente; la seconda si perde un po', si fa a mio avviso un po' confusa e alla lunga può stancare. C'è da dire che si tratta di 600 pagine, che non sono poche, e se la storia non "acchiappa", è dura.
Promosso, ma con riserva.

mercoledì 9 gennaio 2013

Recensioni in pillole: due libri in un pomeriggio e un e-book che mi ha sorpresa!

Titolo: Signorina Cuorinfranti
Titolo originale: Miss Lonelyhearts
Autore:  Nathanael West
Traduttore: R. Durati
Editore:  Minimum fax
Pagine: 116
Data di pubblicazione:  22 Novembre 2011
ISBN: 9788875213640
Prezzo: 9.00 €

Sinossi:
Ingiustamente sottovalutato in vita, il talento narrativo di Nathanael West ha ottenuto il meritato riconoscimento solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1940 per un incidente d'auto, a trentasette anni. Oggi West è annoverato tra i grandi classici del Novecento americano. La "Signorina Cuorinfranti" del titolo è la firma di una seguitissima rubrica di consigli ai lettori di un quotidiano newyorkese, dietro la quale si nasconde in realtà un uomo. Quello che era nato come il semplice scherzo di una redazione troppo cinica genera però una vicenda umana di grande sofferenza: intimamente coinvolto dai problemi dei suoi lettori, e frustrato nella propria incapacità di offrir loro un aiuto reale, il protagonista precipita in una spirale di autodistruzione, ricercando sollievo di volta in volta nel sesso, nell'alcol, nella religione. Ambientato nella New York della Grande Depressione, questa originalissima novella a episodi offre uno spaccato grottesco ma profondamente empatico di una società in lotta con le proprie disillusioni.

Leggere questo libro dopo aver finito New York è stato un po' un pugno allo stomaco perché se il romanzo di Rutherfurd parla di un'America portatrice di speranza, di libertà, la terra del sogno dove tutto è possibile, quella raccontata da West è invece tutto l'opposto: un paese in cui basta un niente per perdere tutto, per ritrovarsi insoddisfatti, emarginati, maltrattati dalla società perché si è sordi o storpi.
Ed è proprio questa la realtà contro cui va a sbattere ogni giorno il protagonista di questo romanzo, un giornalista di cui conosciamo solo lo pseudonimo, Miss Lonelyhearts. Quest'uomo è il curatore di una rubrica alla quale si rivolgono persone disperate, emarginate, con i problemi seri e pesanti dell'America della Grande Depressione. Affrontare tutto questo dolore, ogni giorno, non è facile e più passa il tempo e più l'uomo diventa consapevole della cosa.
Un romanzo breve ma di un'intensità infinita, di una tristezza immensa, rude e diretto come pochi romanzi lo sono.
Un capolavoro, però, che va letto.


Titolo: Il libraio di Selinunte
Autore:  Roberto Vecchioni
Editore:  Einaudi
Pagine: 65
Data di pubblicazione:  01 Gennaio 2007
ISBN: 9788806186548
Prezzo: 8.00 €

Sinossi:
Un ragazzo esce nottetempo di casa, eludendo la sorveglianza dei genitori, per recarsi nella bottega di un librario che passa le notti a leggere. Il ragazzo s'innamora di questa figura e grazie a lui assorbe le mille storie che nei libri sono custodite. Quando un giorno gli abitanti del villaggio, mossi dall'odio e dall'invidia, bruciano la libreria, si accorgono con terrore che con le parole spariscono anche le cose che queste nominavano. Il librario è introvabile, forse morto nel rogo. Sarà il ragazzo a scoprire dentro di sé la sua voce perduta e quando vicino al tempio vede le proprie parole farsi pagina sul mare, capisce che queste sono ancora vive e che le cose si salveranno. La storia è ispirata al testo di una sua canzone.

Immaginate se da un giorno all'altro nessuno di noi fosse più in grado di esprimersi a parole perché queste hanno abbandonato definitivamente il paese in cui abiatiamo: cosa potremmo fare? Come vivremmo? Come ci sentiremmo? Personalmente penso sarebbe tremendo e credo che tutti possiate concordare con me.
E se leggete questo piccolo libro di Vecchioni scoprirete che a Selinunte tutto ciò è successo: un giorno le parole se ne sono andate, portate via da un misterioso pifferaio che ha iniziato a suonare il suo flauto attirando a se tutti i libri del paese. E da quel giorno nessuno è più stato in grado di esprimere i propri sentimenti, di chiamare per nome le cose, di definire ciò che sta facendo.
Una favola breve che contine una forte critica all'ignoranza in difesa della passione per la lettura, in difesa dei libri e di tutto ciò che posso insegnare.
Assolutamente fantastico! 



Titolo: Un indimenticabile autunno d'amore
Titolo originale: An Autumn Crush
Autore:  Milly Johnson
Traduttore: A. Volta
Editore:  Newton Compton
Pagine: 441
Data di pubblicazione:  07 Novembre 2012
ISBN: 9788854143050
Prezzo: 9.90 €

Sinossi:
Le foglie cadono, l'autunno sta arrivando e Juliet Miller ha ancora il cuore dolorante per il suo burrascoso divorzio dopo aver trovato Roger, suo marito, a letto con Hattie, la migliore amica dai tempi del liceo. Tutto ciò che desidera è cambiare vita, per cui compra un appartamento e si mette a cercare un coinquilino con cui dividere le spese. Dopo decine di improbabili candidati, si presenta Floz, una coetanea che profuma di fragola e che per lavoro scrive poesie e frasi per i biglietti d'auguri. Reduce anche lei da una relazione finita male, ha lo stesso desiderio di Juliet di voltare pagina. Tra loro c'è subito sintonia e dopo poche settimane la loro convivenza funziona così bene da poter diventare per entrambe l'occasione giusta per voltare le spalle al passato. Floz, desiderosa di ricevere quell'affetto di cui la vita è stata avara, si lega da subito alla famiglia Miller. Juliet considera Floz un'amica sempre più preziosa, i suoi genitori la trattano come una figlia e persino il loro vecchio gatto fa le fusa quando la vede. Anche Guy, il gemello di Juliet, chef rinomato, non riesce a resistere al suo fascino e si innamora perdutamente di lei. Le circostanze gli impediscono però di manifestarle i propri sentimenti e, quando si sente pronto a farlo, scopre che Floz è ancora presa da una misteriosa vecchia fiamma... Juliet, dal canto suo, sembra non accorgersi della passione segreta che nutre per lei Steve, il migliore amico di Guy, e corre dietro al suo capo, un avvocato immerso nel suo lavoro... 

E' stata una mia amica a segnalarmi l'uscita di questo libro, un po' di tempo fa. E, devo essere sincera, l'ho acquistato in e-book in offerta perché temevo avrei buttato via i soldi: mi aspettavo infatti una storia smielata e vuota, scritta in modo pessimo, illegibile e irritante.
Invece ho dovuto ricredermi.
Io amo molto le storie d'amore, sono un cuore di panna, una romanticona e mi piace sognare, ma ho constatato che, sempre più spesso, ci vengono propinati dei romanzi d'amore davvero insignificanti ed inconsistenti che probabilmente non rientrerebbero nemmeno nella collana degli Harmony. Ecco perché avevo tutti questi preconcetti su Un indimenticabile autunno d'amore. Poi ho iniziato a leggerlo e mi sono trovata a metà senza nemmeno accorgermene, constatando che la storia non era affatto insulsa, la scrittura non era buttata lì tanto per scrivere e i personaggi erano ben caratterizzati e reali.
Certo, secondo me l'autrice tira tutto un po' per le lunghe e forse un cento/centocinquanta pagine si potevano anche risparmiare, ma a parte questo devo dire che è stata una lettura piacevole e leggera, senz aperò cadere nell'insopportabile.