Titolo: Lilium
Autore: Mariapia Messina
E-book
Pag: 114
Prezzo: 0,89
Sinossi: Nel linguaggio dei fiori il lilium significa purezza. Il fresco vento estivo degli anni più dolci lascia presto il posto al vento più freddo e tagliente della realtà. Dall’alto di una torre ricoperta di canditi fiori una ragazza guardava le bianche nuvole e sperava di riuscire a toccare finalmente la soffice terra. Di lei Sara scrive e scrive perché forse quello è l’unico modo per cancellare il suo tormento, il suo amore segreto, suo fratello. Ma anche un candido fiore appassisce se viene immerso in un’acqua torbida e presto muore. E muore tutto, ne più gioia ne speranza abitano le stanze sempre silenziose di una bella casa. E se per troppo tempo si indossa una maschera questa si consumerà e si infrangerà. Solo quando resterai completamente indifeso davanti a quella realtà ti renderai conto di quanto sia inutile cercare di scappare da li, eppure ci provi. Ci provi perché preferisci cadere e farti male piuttosto che lasciarti morire senza almeno provare.
La storia che viene raccontata da questa giovane scrittrice è fortemente disturbante: l'amore di cui si racconta è infatti quello che lega Sara a suo fratello, Emanuele.
Avevo già letto un romanzo incentrato su questo argomento. Quell'altro aveva un che di morboso (forse è per questo che non lo ricordo con piacere); "Lilium" invece conserva una certa nota delicata.
E' una storia dolorosissima, dura, irta di spine...
Eppure il romanzo è svolto con grazia, non cade mai nel morboso, non cede alla tentazione di qualche passaggio che possa rendere interessante la storia a discapito del buon gusto.
Con il finale che non ti aspetti. Cioè, ci pensi, ci speri, ma non ti aspetti. Difficile da spiegare, leggete e capirete.
L'impressione è quella di una storia adulta raccontata con un linguaggio più fresco.
A mio parere, però, la scrittura avrebbe potuto essere più accurata: punteggiatura poco precisa ( che talvolta, spesso nei dialoghi, rovina un po' il ritmo del discorso) e qualche passaggio confuso.
Promosso.
Pagine
lunedì 7 gennaio 2013
La sfida dei Libri Polverosi
Con l'inizio del nuovo anno, molti si sono buttati a capofitto in sfide letterarie (almeno chi è un anobiano fra di voi, sa sicuramente di cosa sto parlando).
Io che sono sì una lettrice entusiasta, ma non così vorace come le mie colleghe (Elisa e Francesca leggono mooooooolto più di me!), avrei voluto partecipare a tantissime sfide ma poi ho lasciato perdere perchè, per vari progetti che prenderanno il via in questo 2013, probabilmente non avrò così tanto tempo per leggere come vorrei.
Comunque ho una mia sfida personale che vorrei portare a termine e che mi piacerebbe condividere con voi. L'ho chiamata Sfida dei Libri Polverosi.
Avete presente quei libri che sono lì che vi guardano da tempo immemore dal loro posticino sulla libreria, che non aspettano altro che essere sfogliati? E invece quei libri di cui avete letto qualche pagina? E quelli che avete abbandonato? Ecco, questa è la mia sfida: leggerli tutti! Perchè insomma, ogni libro si merita un lettore attento.
Per quanto mi riguarda, ecco i candidati:
Io che sono sì una lettrice entusiasta, ma non così vorace come le mie colleghe (Elisa e Francesca leggono mooooooolto più di me!), avrei voluto partecipare a tantissime sfide ma poi ho lasciato perdere perchè, per vari progetti che prenderanno il via in questo 2013, probabilmente non avrò così tanto tempo per leggere come vorrei.
Comunque ho una mia sfida personale che vorrei portare a termine e che mi piacerebbe condividere con voi. L'ho chiamata Sfida dei Libri Polverosi.
Avete presente quei libri che sono lì che vi guardano da tempo immemore dal loro posticino sulla libreria, che non aspettano altro che essere sfogliati? E invece quei libri di cui avete letto qualche pagina? E quelli che avete abbandonato? Ecco, questa è la mia sfida: leggerli tutti! Perchè insomma, ogni libro si merita un lettore attento.
Per quanto mi riguarda, ecco i candidati:
- Ogni cosa è illuminata di J.S. Foer: l'avevo letto e abbandonato a metà, ma non è possibile abbandonare Foer.
- Racconti di Edgar Allan Poe: l'ho comprato un paio di anni fa, avevo letto una trentina di pagine e poi l'avevo abbandonato al suo destino... (sono pessima, lo so!)
- Autobiografia di Malcom X: questo libro è di mia madre, ma ormai me ne sono impossessata da tempo immemore. Peccato che io l'abbia lasciato sulla mensola a prendere polvere.
- Ossessione di Elizabeth Kostova: comprato perchè ero attratta dalla storia di Leda e il cigno, dei risvolti psicologici del caso... ma anche lì, iniziato e poi lasciato perchè attratta da altre letture.
- Il simbolo perduto di Dan Brown: mi era stato regalato per il compleanno di secoli fa. Mai letto. Perchè? Non lo so!
- Le avventure di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle: è addirittura un'edizione rilegata uscita in accompagnamento a qualche rivista. Sono ANNI che è lì a prendere polvere. E' necessario rimediare.
- Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing: ecco, questo so già che comprometterà la riuscita della mia sfida personale. Abbiamo un rapporto molto complicato.
- Il bambino della città ghiacciata di Olle Linnaus: l'avevo cominciato, ma poi abbandonato perchè probabilmente qualche lettura più allettante mi era finita casualmente tra le mani.
- Auschwitz, ero il numero 220543 di Denis Avey: l'ho regalato per il Natale 2011 a mio papà, che l'ha letto e ora vuole che lo legga io. Ma anche qui, mi sembra di una noia... comunque... proviamoci!
- Il cabalista di Praga di Marek Halter: la vera domanda è... perchè l'ho comprato? :)
sabato 5 gennaio 2013
New York - Edward Rutherfurd
Titolo: New York
Titolo originale: New York
Autore: Edward Rutherfurd
Traduttore: S. Viviani
Editore: Mondadori Oscar Bestsellers
Pagine: 984
Data di pubblicazione: 07 Novembre 2011
ISBN: 9788804612469
Prezzo: 14.00 €
Sinossi:
New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l'hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento - quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese - alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell'll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l'autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell'Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della "Grande mela". Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell'economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.
Innanzitutto è doverosa una premessa: questa non sarà una recensione "normale", in cui mi limiterò ad analizzare il romanzo, i suoi contenuti ed il modo in cui è scritto. In questa recensione ci saranno anche ricordi, emozioni, pensieri personali perché New York è una città che amo molto e perché ci sono stata in viaggio di nozze, quest'anno, e mi ha regalato ricordi stupendi.
Ho già avuto il piacere di consocere ed imparare ad apprezzare la scrittura di Rutherfurd e il suo modo di nararre la storia all'interno dei suoi romanzi: nonostante il precedente libro mi intrigasse molto meno, la sua capacità narrativa è tale che mai ho pensato di abbandonarlo e mai mi sono annoiata. Al contrario, ho imparato molte cose sulla storai dell'Irlanda e del popolo irlandese.
Quindi immaginate la mia gioia e la mia faccia quando, passeggiando per il Rockfeller Centre, ho visto in libreria questo romanzo: sono entrata, l'ho preso, l'ho girato e rigirato tra le mani per un bel po' di tempo, ho chiesto consiglio a mio marito, ho meditato ancora un po' e poi ho deciso che non lo avrei comprato lì, ma al mio ritorno in Italia perché va bene che leggo libri in inglese, ma non mi sono mai cimentata con libri di 984 pagine e quindi ho preferito aspettare, pensando che non sarei riuscita ad apprezzarlo al meglio.
Rutherfurd, per raccontarci la storia di questa grande, imponente e magnifica città, inizia dal 1664 presentandoci il primo dei tanti personaggi che entreranno in gioco: Dirk van Dyck, colono olandese sbarcato nel Nuovo Continente con la sua famiglia e qui diventato un commerciante di pellicce di castoro. Oltre ad un lavoro remunerativo, l'America gli ha portato anche nuovo, grande amore: quello per una ragazza indiana da cui avrà una figlia, Penna Pallida. Un giorno, mentre trascorrono insieme il loro tempo, la ragazza regala al padre una cintura fatta con le conchiglie delle ostriche e sarà proprio questa cintura che passerà di mano in mano tra i discendenti di Dirk e arriverà fino al 2001, quando l'11 settembre, verrà atomizzata nell'aria dal terribile ed immenso calore sprigionato in una delle due torri.
Ma tra questi due avvenimenti ci sono tutti gli altri che hanno segnato la storia di New York e del suo continente: la Guerra di Indipendenza delle Colonie dalla Madre Patria inglese; il passaggio della capitale da New York a Philadelphia a Washington; la Guerra di Secessione tra il Nord e il Sud; le grandi ondate di immigrati che, arrivando ad Ellis Island, veniva accolti dalla magnifica eleganza ed imponenza della Statua della Libertà; il proibizionismo e la grande crisi economica del 1929 che ha visto vacillare e cadere molta della vecchia nobiltà newyorkese.
E ad accompagnarci in tutti questi secoli sono i discendenti di quel mercante olandese che ci è stato presentato all'inizio, Dirk van Dyck, cui si uniscono altri personaggi, alcuni inventati, altri realmente esistiti, che accompagnano il lettore attraverso le pagine della storia di New York e tra le strade della città stessa.
E' stato davvero molto emozionante leggere questo magnifico romanzo, soprattutto dopo essere stata in quella fantastica città, simbolo di tanti sogni, di tante speranze e soprattutto di libertà.
Poter immaginare in modo così vivido i luoghi descritti con estrema maestria da Rutherfurd, sapere di aver camminato io stessa in quelle strade, aver visto con i miei occhi quei luoghi è stato stupendo!
Ed imparare così tanto di una città e di un continente che amo molto è stato davvero magnifico.
Non c'era lettura migliore per iniziare questo nuovo anno!
Titolo originale: New York
Autore: Edward Rutherfurd
Traduttore: S. Viviani
Editore: Mondadori Oscar Bestsellers
Pagine: 984
Data di pubblicazione: 07 Novembre 2011
ISBN: 9788804612469
Prezzo: 14.00 €
Sinossi:
New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l'hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento - quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese - alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell'll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l'autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell'Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della "Grande mela". Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell'economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.
Innanzitutto è doverosa una premessa: questa non sarà una recensione "normale", in cui mi limiterò ad analizzare il romanzo, i suoi contenuti ed il modo in cui è scritto. In questa recensione ci saranno anche ricordi, emozioni, pensieri personali perché New York è una città che amo molto e perché ci sono stata in viaggio di nozze, quest'anno, e mi ha regalato ricordi stupendi.
Ho già avuto il piacere di consocere ed imparare ad apprezzare la scrittura di Rutherfurd e il suo modo di nararre la storia all'interno dei suoi romanzi: nonostante il precedente libro mi intrigasse molto meno, la sua capacità narrativa è tale che mai ho pensato di abbandonarlo e mai mi sono annoiata. Al contrario, ho imparato molte cose sulla storai dell'Irlanda e del popolo irlandese.
Rutherfurd, per raccontarci la storia di questa grande, imponente e magnifica città, inizia dal 1664 presentandoci il primo dei tanti personaggi che entreranno in gioco: Dirk van Dyck, colono olandese sbarcato nel Nuovo Continente con la sua famiglia e qui diventato un commerciante di pellicce di castoro. Oltre ad un lavoro remunerativo, l'America gli ha portato anche nuovo, grande amore: quello per una ragazza indiana da cui avrà una figlia, Penna Pallida. Un giorno, mentre trascorrono insieme il loro tempo, la ragazza regala al padre una cintura fatta con le conchiglie delle ostriche e sarà proprio questa cintura che passerà di mano in mano tra i discendenti di Dirk e arriverà fino al 2001, quando l'11 settembre, verrà atomizzata nell'aria dal terribile ed immenso calore sprigionato in una delle due torri.
Ma tra questi due avvenimenti ci sono tutti gli altri che hanno segnato la storia di New York e del suo continente: la Guerra di Indipendenza delle Colonie dalla Madre Patria inglese; il passaggio della capitale da New York a Philadelphia a Washington; la Guerra di Secessione tra il Nord e il Sud; le grandi ondate di immigrati che, arrivando ad Ellis Island, veniva accolti dalla magnifica eleganza ed imponenza della Statua della Libertà; il proibizionismo e la grande crisi economica del 1929 che ha visto vacillare e cadere molta della vecchia nobiltà newyorkese.
E ad accompagnarci in tutti questi secoli sono i discendenti di quel mercante olandese che ci è stato presentato all'inizio, Dirk van Dyck, cui si uniscono altri personaggi, alcuni inventati, altri realmente esistiti, che accompagnano il lettore attraverso le pagine della storia di New York e tra le strade della città stessa.
E' stato davvero molto emozionante leggere questo magnifico romanzo, soprattutto dopo essere stata in quella fantastica città, simbolo di tanti sogni, di tante speranze e soprattutto di libertà.
Poter immaginare in modo così vivido i luoghi descritti con estrema maestria da Rutherfurd, sapere di aver camminato io stessa in quelle strade, aver visto con i miei occhi quei luoghi è stato stupendo!
Ed imparare così tanto di una città e di un continente che amo molto è stato davvero magnifico.
Non c'era lettura migliore per iniziare questo nuovo anno!
E
improvvisamente gli balenò un'idea. Il giardino degli Strawberry Fields
dove era appena stato, e la Freedom Tower, la Torre della Libertà, a
cui stava pensando: presi insieme, non contenevano forse le due parole
che esprimevano tutto di quella città, le due parole che davvero
contavano? A lui sembrava fosse così. Due parole: la prima un invito, la
seconda un ideale, un'avventura, una necessità. "Immagina" diceva il
giardino. "Libertà" diceva la torre. Immagina la libertà. Quello era lo
spirito, il messaggio della città che amava. Non c'era davvero bisogno
di altro. Sognalo e fallo. Ma prima lo devi sognare.
Immaginazione. Libertà. Sempre.
Immaginazione. Libertà. Sempre.
venerdì 4 gennaio 2013
Il Gusto Segreto del Cioccolato Amaro - Kevin A. Milne
Titolo: Il gusto segreto del cioccolato amaro
Titolo originale: Sweet Misfortune
Autore: Kevin Alan Milne
Traduttore: L. Fochi
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 314
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2012
ISBN: 9788860617972
Prezzo: 9.50 €
Sinossi:
Per essere la proprietaria di una cioccolateria, Sophie Jones non è esattamente la dolcezza personificata. Almeno da quando Garrett l'ha lasciata a un passo dall'altare, e lei, che con la fortuna ha sempre avuto un rapporto un po' problematico, ha dedotto che la felicità è solo un'illusione. Non a caso la sua ultima creazione pasticcerà è un delizioso biscottino, ricoperto di cioccolato amaro, con dentro messaggi ispirati a un sano, sanissimo realismo. Leggi: una doccia fredda per tutti quelli che nell'amore e nella felicità continuano a crederci. Ci sono persone fortunate in amore. Tu non sei una di quelle. Oppure: La tua storia d'amore ti lascerà l'amaro in bocca. Per Sophie, rimasta orfana da bambina, sempre affamata di affetto e comprensione, riempire i Biscotti della Sfortuna di perle di cinismo e disillusione è una sorta di esorcismo quotidiano. Così, il giorno in cui Garrett ritorna per chiederle perdono, lei sa esattamente cosa fare: gli darà un'altra possibilità soltanto se lui saprà dimostrarle che la felicità esiste. Cento testimonianze di una felicità solida e duratura, e lei accetterà di uscire con lui, come al primo appuntamento. E quando Garrett pubblica un annuncio sul giornale, le risposte - sincere, entusiaste, piene di speranza - inondano il negozio, e la vita, di Sophie. Insegnandole che, quando si tratta di quella cosa chiamata felicità, cominciare a cercarla è il primo passo per trovarla.
Di sicuro è già capitato anche a voi e più di una volta di leggere la trama di un libro da qualche parte e di desiderarlo ardentemente da quell'esatto istante. Con Il gusto segreto del cioccolato amaro a me è successo esattamente così: l'ho scoperto grazie a Il Libraio e la trama mi ha subito ispirata, colpita a tal punto che non ho dovuto nemmeno pensarci un po' su prima di inserirlo nella mia wish list.
Poi però, causa risorse limitate, ho aspettato che uscisse la versione econimica e, appena l'ho vista tra gli scaffali della libreria, l'ho acquistata.
Protagonista di questo romanzo dolce-amaro è Sophie, proprietaria di un negozio di cioccolatini, che ha perso i genitori quando era solo una bambina in un incidente d'auto di cui si da la colpa. Non riesce a superare la cosa del tutto, ma se non altro capisce di dover andare avanti e continuare a vivere e, quando conosce Garrett, l'ottimismo ritorna nella vita della ragazza che ricomincia a credere di poter essere felice, soprattutto dopo la proposta di matrimonio di lui. Ma quando Garrett la lascia a due settimane dalle nozze, Sophie sprofonda di nuovo nel baratro, al punto da creare degli amarissimi Biscotti della Sfortuna che vende con molto successo nella sua cioccolateria. Tutto prosegue sul filo del pessimismo e del cinicmo fino a che, il giorno del compleanno della donna, Garrett non si rifà vivo chiedendole un appuntamento durante il quale le promette di raccontarle il perché della decisione presa un anno prima; lei ovviamente ha paura, è risentita e soffre ancora molto, quindi lo sfida: deve mettere un'inserzione sul giornale locale chiedendo che cos'è la felicità. Se otterrà cento risposte accettabili (secondo i criteri di lei) allora avrà il suo appuntamento.
Titolo originale: Sweet Misfortune
Autore: Kevin Alan Milne
Traduttore: L. Fochi
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 314
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2012
ISBN: 9788860617972
Prezzo: 9.50 €
Sinossi:
Per essere la proprietaria di una cioccolateria, Sophie Jones non è esattamente la dolcezza personificata. Almeno da quando Garrett l'ha lasciata a un passo dall'altare, e lei, che con la fortuna ha sempre avuto un rapporto un po' problematico, ha dedotto che la felicità è solo un'illusione. Non a caso la sua ultima creazione pasticcerà è un delizioso biscottino, ricoperto di cioccolato amaro, con dentro messaggi ispirati a un sano, sanissimo realismo. Leggi: una doccia fredda per tutti quelli che nell'amore e nella felicità continuano a crederci. Ci sono persone fortunate in amore. Tu non sei una di quelle. Oppure: La tua storia d'amore ti lascerà l'amaro in bocca. Per Sophie, rimasta orfana da bambina, sempre affamata di affetto e comprensione, riempire i Biscotti della Sfortuna di perle di cinismo e disillusione è una sorta di esorcismo quotidiano. Così, il giorno in cui Garrett ritorna per chiederle perdono, lei sa esattamente cosa fare: gli darà un'altra possibilità soltanto se lui saprà dimostrarle che la felicità esiste. Cento testimonianze di una felicità solida e duratura, e lei accetterà di uscire con lui, come al primo appuntamento. E quando Garrett pubblica un annuncio sul giornale, le risposte - sincere, entusiaste, piene di speranza - inondano il negozio, e la vita, di Sophie. Insegnandole che, quando si tratta di quella cosa chiamata felicità, cominciare a cercarla è il primo passo per trovarla.
Di sicuro è già capitato anche a voi e più di una volta di leggere la trama di un libro da qualche parte e di desiderarlo ardentemente da quell'esatto istante. Con Il gusto segreto del cioccolato amaro a me è successo esattamente così: l'ho scoperto grazie a Il Libraio e la trama mi ha subito ispirata, colpita a tal punto che non ho dovuto nemmeno pensarci un po' su prima di inserirlo nella mia wish list.
Poi però, causa risorse limitate, ho aspettato che uscisse la versione econimica e, appena l'ho vista tra gli scaffali della libreria, l'ho acquistata.
Protagonista di questo romanzo dolce-amaro è Sophie, proprietaria di un negozio di cioccolatini, che ha perso i genitori quando era solo una bambina in un incidente d'auto di cui si da la colpa. Non riesce a superare la cosa del tutto, ma se non altro capisce di dover andare avanti e continuare a vivere e, quando conosce Garrett, l'ottimismo ritorna nella vita della ragazza che ricomincia a credere di poter essere felice, soprattutto dopo la proposta di matrimonio di lui. Ma quando Garrett la lascia a due settimane dalle nozze, Sophie sprofonda di nuovo nel baratro, al punto da creare degli amarissimi Biscotti della Sfortuna che vende con molto successo nella sua cioccolateria. Tutto prosegue sul filo del pessimismo e del cinicmo fino a che, il giorno del compleanno della donna, Garrett non si rifà vivo chiedendole un appuntamento durante il quale le promette di raccontarle il perché della decisione presa un anno prima; lei ovviamente ha paura, è risentita e soffre ancora molto, quindi lo sfida: deve mettere un'inserzione sul giornale locale chiedendo che cos'è la felicità. Se otterrà cento risposte accettabili (secondo i criteri di lei) allora avrà il suo appuntamento.
Cercasi
felicità
Aiutatemi a
trovare quello che ho perso.
Suggerimenti
alla Casella Postale 3297:
Tacoma, WA
98402
(Solo
felicità duratura, sostenitori fugacità astenersi)
Ed è da qui che il romanzo
entra nel suo vivo e, con una serie di esilaranti avventure, si arriverà
all'inevitabile lieto fine.
Se vi fate un giro nella
mia libreria di aNobii vedrete che ho dato solo tre stelline a questo romanzo,
anche se ve lo consiglio perché è una lettura molto piacevole, rilassante,
leggera e veloce.
Il problema è che da
subito ho detestato la protagonista perché non fa che piangersi addosso: per
carità, rimanere orfani a nove anni non è di sicuro la cosa più piacevole di
questo mondo così come l'essere piantata dal futuro marito a tanto così dal
giorno delle nozze, però, cavolo, reagisci un po'! Tira fuori gli attributi e
combatti contro questa vita che te le tira tutte dietro. Anche perché tanto non
è che piangendoti addosso, facendo la vittima, gridando al mondo che tutti ce
l'hanno con te, le cose migliorano in automatico.
Indubbiamente questo
tratto del suo caratte è volutamente esasperato perché funzionale alla storia,
ma non mi ha permesso di entrare per nulla in sintonia con Sophie ed ha
sicuramente influenzato il mio giudizio.
Ciò non toglie che sia una
lettura di svago leggera, ma non insulsa.
giovedì 3 gennaio 2013
Il seggio vacante, J.K.Rowling
Titolo: Il seggio vacante
Autore: J.K.Rowling
Editore: Salani
Pagine: 553
Prezzo: 22,00
Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un'idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un'antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all'interno dell'amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l'unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo sulla società contemporanea, una commedia sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina da non lasciare indifferenti.
Se volete farvi un'idea di cosa sia la pressione psicologica, chiedete al mio ragazzo la sua esperienza a partire dal momento in cui ho saputo che J.K.Rowling avrebbe pubblicato un romanzo, questa volta estraneo alla saga di Harry Potter.
Appena uscito, mi trovavo un po' a corto di fondi, ma ho pensato che sarebbe stato un perfetto regalo di Natale ( e ogni riferimento è puramente casuale)...
Sta di fatto che l'ho trovato sotto l'albero (grazie Manuel!).
Dunque, prima di dirvi la mia in proposito, vorrei fare presente due cose.
La prima è che ci troviamo davanti un'opera molto diversa dalla saga del maghetto: diversa per impostazione, stile, ritmo, messaggi. Chi cerca la magia ( e i Serpeverde), rimarrà a bocca asciutta.
La seconda è che si tratta di quel genere di romanzo che o si ama o si odia. Me ne sono resa conto leggendo, e ho avuto la conferma girellando su internet e leggendo qualche opinione.
La trama si riduce a pochi, essenziali, fatti: Barry Fairbrother, consigliere comunale e allenatore della squadra di canottaggio femminile della scuola superiore, muore improvvisamente.
Si apre quella che viene definita "vacanza", periodo di tempo in cui il consigliere comunale manca dal suo ruolo e si pensa ad un sostituto.
Ecco, tutto qui. Questo è il punto iniziale, il centro, e la fine del tutto. La trama non si smuoverà di un millimetro solo rispetto a ciò.
In cosa consiste allora il romanzo?
Consiste nel raccontare la girandola di sentimenti, pensieri e sensazioni innescata da questo improvviso evento.
Come reagiscono i familiari? E i vicini? A chi dispiace sul serio, e chi, invece, finge il cordoglio? Chi ottiene vantaggi dalla sua morte? Quali sono i pettegolezzi che si sussurrano nei negozi quando passa la vedova? Perchè Barry non è solo marito, padre e consigliere comunale: è anche allenatore, amico (amante? mmm), cliente, rivale politico, insopportabile vicino.
La scrittura è pulita e lineare; l'analisi psicologica è a mio avviso stupefacente, e lontana dagli stereotipi: mai avrei immaginato che da un piccolo fatto sarebbe potuto emergere una descrizione così viva di un paese e dei suoi abitanti.
Dottori, bottegai, politicanti, tossicodipendenti, studenti, vicini di casa... la mente di ognuno è passata al setaccio.
Molto acuta, J.K, complimenti!
Autore: J.K.Rowling
Editore: Salani
Pagine: 553
Prezzo: 22,00
Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un'idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un'antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all'interno dell'amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l'unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo sulla società contemporanea, una commedia sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina da non lasciare indifferenti.
Se volete farvi un'idea di cosa sia la pressione psicologica, chiedete al mio ragazzo la sua esperienza a partire dal momento in cui ho saputo che J.K.Rowling avrebbe pubblicato un romanzo, questa volta estraneo alla saga di Harry Potter.
Appena uscito, mi trovavo un po' a corto di fondi, ma ho pensato che sarebbe stato un perfetto regalo di Natale ( e ogni riferimento è puramente casuale)...
Sta di fatto che l'ho trovato sotto l'albero (grazie Manuel!).
Dunque, prima di dirvi la mia in proposito, vorrei fare presente due cose.
La prima è che ci troviamo davanti un'opera molto diversa dalla saga del maghetto: diversa per impostazione, stile, ritmo, messaggi. Chi cerca la magia ( e i Serpeverde), rimarrà a bocca asciutta.
La seconda è che si tratta di quel genere di romanzo che o si ama o si odia. Me ne sono resa conto leggendo, e ho avuto la conferma girellando su internet e leggendo qualche opinione.
La trama si riduce a pochi, essenziali, fatti: Barry Fairbrother, consigliere comunale e allenatore della squadra di canottaggio femminile della scuola superiore, muore improvvisamente.
Si apre quella che viene definita "vacanza", periodo di tempo in cui il consigliere comunale manca dal suo ruolo e si pensa ad un sostituto.
Ecco, tutto qui. Questo è il punto iniziale, il centro, e la fine del tutto. La trama non si smuoverà di un millimetro solo rispetto a ciò.
In cosa consiste allora il romanzo?
Consiste nel raccontare la girandola di sentimenti, pensieri e sensazioni innescata da questo improvviso evento.
Come reagiscono i familiari? E i vicini? A chi dispiace sul serio, e chi, invece, finge il cordoglio? Chi ottiene vantaggi dalla sua morte? Quali sono i pettegolezzi che si sussurrano nei negozi quando passa la vedova? Perchè Barry non è solo marito, padre e consigliere comunale: è anche allenatore, amico (amante? mmm), cliente, rivale politico, insopportabile vicino.
La scrittura è pulita e lineare; l'analisi psicologica è a mio avviso stupefacente, e lontana dagli stereotipi: mai avrei immaginato che da un piccolo fatto sarebbe potuto emergere una descrizione così viva di un paese e dei suoi abitanti.
Dottori, bottegai, politicanti, tossicodipendenti, studenti, vicini di casa... la mente di ognuno è passata al setaccio.
Molto acuta, J.K, complimenti!
mercoledì 2 gennaio 2013
Recensioni in pillole post bagordi natalizi
Buon anno a tutti, spero che il vostro primo giorno dell'anno sia stato scintillante!
Eccomi qui con le prime due recensioni del 2013, dopo questo splendido Natale 2012... ma perchè le cose belle passano in un baleno?
Comunque, passando al sodo, oggi vi racconto dei miei regali librosi, già letti e divorati in un sol boccone. ;)
Titolo: Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Autore: Luis Sepúlveda
Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Guanda
Pagine: 86
Data di pubblicazione: Novembre 2012
ISBN: 9788823503335
Sinossi: Monaco. Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix. È un legame profondo, quasi simbiotico. Max, raggiunta l'indipendenza dalla casa paterna, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... Un'altra grande storia di amicizia nella differenza, questa è la magia di Luis Sepúlveda.
Una bellissima storia che mi ha riportato agli anni della mia infanzia, quando stringevo tra le mani "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". Questo racconto è una perla con cui l'autore trascina il lettore in universo magico, all'insegna dell'amicizia e della semplicità. Valore aggiunto, l'impossibilità di esimersi dalla lacrima finale!
Titolo: Il mercante di libri maledetti
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 351
Data di pubblicazione: Settembre 2011
ISBN: 9788854131941
Sinossi:
È il mercoledì delle ceneri dell’anno 1205 quando padre Vivïen de Narbonne è costretto a fuggire, braccato da un manipolo di cavalieri che indossano strane maschere. Il monaco possiede qualcosa di molto prezioso, che non è disposto a cedere ai suoi inseguitori.
Sono passati tredici anni da quel terribile giorno, quando Ignazio da Toledo, un mercante di reliquie, riceve da un nobile veneziano l’incarico di mettersi sulle tracce di un libro rarissimo, l’Uter Ventorum. Si dice che contenga antichi precetti della cultura talismanica orientale, e permetta di evocare gli angeli e la loro divina sapienza. Inizia così l’avventuroso viaggio di Ignazio tra Italia, Francia e Spagna, sulle tracce di un manoscritto che qualcuno pare abbia smembrato in quattro parti e accuratamente nascosto. Solo chi è in grado di risolvere complicati enigmi, e di decifrare strani messaggi disseminati nel percorso che conduce al libro, potrà trovarlo e accedere ai suoi segreti. Ma Ignazio non è l’unico a volerlo. Ci sono personaggi loschi e ambigui che intendono entrarne in possesso, anche con l’inganno e con la forza. Chi riuscirà per primo a scoprire dove si trova? E cosa saranno pronti a rischiare, tutti coloro che lo inseguono, per svelare per primi i suoi arcani misteri?
Sono partita abbastanza carica di aspettative e ho dovuto subito ridimensionarmi. Perchè dopo poche pagine ho capito che la copertina era un miserabile inganno (che novità!) e che in realtà mi trovavo di fronte a un'emulazione di svariati libri che per altro ho letto. In pieno stile "La cattedrale del Mare, "Il codice Da Vinci" - ah e per inciso non è assolutamente paragonabile a "I pilastri della Terra" -, la narrazione prosegue a stenti, in uno stile che non saprei come definire se non strano e finto ricercato, con ripetizioni qua e là che però accadono troppo frequentemente. La trama di per sè sarebbe carina, se non fosse poi in fondo banale e prevedibile. Ho apprezzato molto i riferimenti storici e l'ambientazione, poco i personaggi a parte il francese Willalme, che è il miglior costruito e raccontato, tanto da oscurare a volte la figura principale, cioè il mercante Ignazio. Arcani misteri? Bah... così è, se vi pare.
Tre stelline le merita, un bel passatempo, ma nulla di più.
Eccomi qui con le prime due recensioni del 2013, dopo questo splendido Natale 2012... ma perchè le cose belle passano in un baleno?
Comunque, passando al sodo, oggi vi racconto dei miei regali librosi, già letti e divorati in un sol boccone. ;)
Titolo: Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Autore: Luis Sepúlveda
Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Guanda
Pagine: 86
Data di pubblicazione: Novembre 2012
ISBN: 9788823503335
Sinossi: Monaco. Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix. È un legame profondo, quasi simbiotico. Max, raggiunta l'indipendenza dalla casa paterna, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... Un'altra grande storia di amicizia nella differenza, questa è la magia di Luis Sepúlveda.
Una bellissima storia che mi ha riportato agli anni della mia infanzia, quando stringevo tra le mani "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". Questo racconto è una perla con cui l'autore trascina il lettore in universo magico, all'insegna dell'amicizia e della semplicità. Valore aggiunto, l'impossibilità di esimersi dalla lacrima finale!
Titolo: Il mercante di libri maledetti
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 351
Data di pubblicazione: Settembre 2011
ISBN: 9788854131941
Sinossi:
È il mercoledì delle ceneri dell’anno 1205 quando padre Vivïen de Narbonne è costretto a fuggire, braccato da un manipolo di cavalieri che indossano strane maschere. Il monaco possiede qualcosa di molto prezioso, che non è disposto a cedere ai suoi inseguitori.
Sono passati tredici anni da quel terribile giorno, quando Ignazio da Toledo, un mercante di reliquie, riceve da un nobile veneziano l’incarico di mettersi sulle tracce di un libro rarissimo, l’Uter Ventorum. Si dice che contenga antichi precetti della cultura talismanica orientale, e permetta di evocare gli angeli e la loro divina sapienza. Inizia così l’avventuroso viaggio di Ignazio tra Italia, Francia e Spagna, sulle tracce di un manoscritto che qualcuno pare abbia smembrato in quattro parti e accuratamente nascosto. Solo chi è in grado di risolvere complicati enigmi, e di decifrare strani messaggi disseminati nel percorso che conduce al libro, potrà trovarlo e accedere ai suoi segreti. Ma Ignazio non è l’unico a volerlo. Ci sono personaggi loschi e ambigui che intendono entrarne in possesso, anche con l’inganno e con la forza. Chi riuscirà per primo a scoprire dove si trova? E cosa saranno pronti a rischiare, tutti coloro che lo inseguono, per svelare per primi i suoi arcani misteri?
Sono partita abbastanza carica di aspettative e ho dovuto subito ridimensionarmi. Perchè dopo poche pagine ho capito che la copertina era un miserabile inganno (che novità!) e che in realtà mi trovavo di fronte a un'emulazione di svariati libri che per altro ho letto. In pieno stile "La cattedrale del Mare, "Il codice Da Vinci" - ah e per inciso non è assolutamente paragonabile a "I pilastri della Terra" -, la narrazione prosegue a stenti, in uno stile che non saprei come definire se non strano e finto ricercato, con ripetizioni qua e là che però accadono troppo frequentemente. La trama di per sè sarebbe carina, se non fosse poi in fondo banale e prevedibile. Ho apprezzato molto i riferimenti storici e l'ambientazione, poco i personaggi a parte il francese Willalme, che è il miglior costruito e raccontato, tanto da oscurare a volte la figura principale, cioè il mercante Ignazio. Arcani misteri? Bah... così è, se vi pare.
Tre stelline le merita, un bel passatempo, ma nulla di più.
domenica 30 dicembre 2012
I libri dell'anno
Ormai questo 2012 bisesto sta per finire e, come a ogni fine anno, è tempo di fare qualche bilancio. Noi abbiamo deciso di presentarvi i dodici libri letti quest'anno che ci sono rimasti dentro, che ci hanno colpite e che riteniamo tra i più significativi.
Herman Melville, Edgar Lee Masters, Jack Kerouac, Ernest Hemingway, Charles Bukowski, J.D. Salinger. Ma anche Raymond Carver, John Fante, Kurt Vonnegut. Fino a Philip Roth, Chuck Palahniuk, Don DeLillo, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer... Questo è un libro sulla libertà, la libertà che si conquista attraverso la lettura. E questi sono i suoi alfieri disarmati, i suoi profanissimi santi protettori. Questo è un libro sui libri, un'ultima lezione di Fernanda Pivano a tutte le nuove generazioni, un testamento di speranza proiettato verso il futuro. E la biblioteca ideale della Nanda, i cento titoli che i ragazzi di tutte le età dovrebbero leggere per scoprire, godere, crescere, ognuno descritto da una scheda introduttiva. In alcuni casi sono riprodotti gli originali (e inediti) giudizi di lettura. Era il 1957 quando Fernanda Pivano, giovane come è sempre stata, in un giudizio di lettura caldeggiò con forza e passione la pubblicazione di "On the Road", scritto da un allora sconosciuto Jack Kerouac. Da allora la mitica Nanda non ha mai smesso di combattere per promuovere tutto quello che sapeva di nuovo, di libero, di rivoluzionario, per contagiare tutti con la sua passione. Con un progetto sempre chiaro in testa, che questo libro riassume e realizza: "Tutti i miei testi sono soltanto lettere d'amore; se scuotono dall'indifferenza qualcuno e lo inducono a interessarsi ad almeno uno dei libri descritti e al loro autore hanno raggiunto il loro scopo".
Questo saggio esalta l'amore per la luttura, per la letteratura, per le opere e per il genio di chi le ha scritte. E' un piccolo ed immenso capolavoro che spiega la magia dei libri e della lettura. E' un libro che non può mancare nelle librerie di chi ama leggere e che serve a ricordare che è libero chi legge.
È l'estate del 1962 quando Eugenia 'Skeeter' Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Per sua madre, però, il fatto che si sia laureata conta ben poco: l'unica cosa che vuole per la figlia è un buon matrimonio. Ma Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. L'unica persona che potrebbe comprenderla è l'amatissima Constantine,la governante che l'ha cresciuta, ma la donna sembra svanita nel nulla e i tentativi di Skeet er di scoprire dove sia finita si infrangono contro un muro di silenzi imbarazzati. Come Constantine, anche Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha un candore e una pulizia interiore che abbagliano: per un tozzo di pane ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio, morto in un incidente sul lavoro tra l'indifferenza generale. Da allora in Aibileen qualcosa si è spezzato, e nulla sarà più come prima. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo per le sue intemperanze, fino a quando è assunta da una signora nuova del posto, che per la sua bellezza vistosa e le origini modeste è messa al bando dalla buona società bianca. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter,Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Perché lo fanno? Perché i rigidi confini che delimitano la loro esistenza le soffocano. Perché il vento della libertà inizia a soffiare.Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa folgorante opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all'amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Con la sensibilità che solo i grandi narratori hanno, Kathryn Stockett racconta le vite delle sue indimenticabili protagoniste, personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, illoro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.
Un libro semplicemente stupendo, che affronta un argomento importante e delicato con semplicità senza mai cadere nella banalità.
Non c'è null'altro da dire se non che è assolutamente neccesario leggerlo perchè aiuta a riflettere su tante cose, dalle più piccole e insignificanti a quelle più grandi ed importanti.
La vita, le convenzioni e il caso trasformano il colpo di fulmine tra Kemal e Fusun prima in una passione erotica travolgente e poi in un interminabile, languido corteggiamento. Per otto anni Kemal sarà al fianco di una donna seducente e irraggiungibile, nell'attesa e nella speranza di realizzare il suo sogno d'amore. Nel primo romanzo dopo il Premio Nobel del 2006, Pamuk ci regala lo struggente ritratto di un incontro e la storia indimenticabile di un'epoca e di una città, la sua, Istanbul.
Una storia d'amore triste e delicata per cui Kemal sacrificherà tutto: sé stesso, la sua vita, la posizione sociale, la famiglia, tutto per vivere quel profondo sentimento che prova nei confronti di sua cugina Fusun.
Questo romanzo ti entra dentro, scava in te e ti porta a riflettere su tante cose.
La storia di Homer Wells, un ragazzo dall'animo ricco di sentimenti e ideali, cresciuto nell'orfanotrofio di St. Cloud's nel Maine, e del medico-padre Wilbur Larch, che accoglie nel suo istituto neonati abbandonati e fa abortire povere donne che altrimenti finirebbero nelle mani di macellai. Larch educa il giovane e gli insegna la professione, nella speranza che un giorno prenda il suo posto. Homer preferisce lasciare l'orfanotrofio e seguire la propria via lavorando in una fattoria dove si produce sidro. Si renderà ben presto conto che non conosce nulla del mondo dei grandi, e che dovrà affrontare dolori, asperità, e percorrere molta strada per capire le regole della vita. Un percorso di crescita in un romanzo dall'atmosfera ricca di sentimento che affronta i quesiti esistenziali della vita, della morte e dell'amore.
Questo non è un libro che si legge d'un fiato, necessita di pazienza e di tempo per imparare a conoscere e ad amare tutti i suoi personaggi, dovete lasciare che ogni parla entri in voi e vi conquisti piano piano e non ve ne pentirete perché questo romanzo è profondo e carico di significato.
Tema conduttore è l'amore, per lo più mal ricambiato, frainteso o tradito, tra uomo e donna, tra madre e figlia, tra giovani amiche. Un gioco complesso, in cui è più facile perdere che vincere. Al tema costante dell'amore si affianca, e spesso si sovrappone, quello dell'esasperata pietà, della ribellione, trasfigurata in dolore, nei confronti della condizione della donna e dell'ingiustizia sociale, nel contesto di un mondo rurale per molti aspetti selvaggio e primitivo. I villaggi e le fattorie sperdute sulle aride colline o in mezzo alle torbiere sono popolate di donne derelitte, succubi di mariti rozzi e inetti, vittime di padri ubriaconi, spesso protagoniste di storie cupe e tormentate.
Una raccolta di racconti sull'amore maldestro, sfortunato, non ricambiato. L'autrice tocca le corde più dolorose con uno stile molto sobrio ed essenziale. Commovente...
Bologna, 1938. Michele Casali è uno scialbo professore di storia dell'arte, ingenuo e sognatore. E' sposato con Delia, donna di prorompente bellezza. Ma, soprattutto, è il papà di Giovanna, creatura debole e goffa che lui ama e protegge con strenua dedizione. Questo essere fragilissimo che lui vorrebbe a qualunque costo vedere felice va tuttavia progressivamente smarrendosi in un mondo tutto suo, fino a scambiare per realtà i desideri e le illusioni. Nel tracollo mentale di Giovanna. Michele troverà una ragione per amarla ancora di più, e insieme un'occasione per sciogliere i tanti nodi che stringono la vita della sua famiglia. Cronaca di un dramma familiare ambientato negli anni a cavallo della Seconda guerra mondiale, questa storia mette in scena con grazia singolare, e con la forza di una scrittura essenziale e diretta, lo struggente legame tra un padre e una figlia mentre restituisce il vivido ritratto di un'epoca e di quei luoghi -il microcosmo emiliano- che hanno una parte così rilevante in tutta la produzione narrativa e cinematografica dell'autore.
Mi ha colpito molto. Forse perchè anche io sono figlia unica di un padre amorevole che ha investito in me tutte le sue aspettative e la sua tenerezza. Chissà. Mi ha fatto soprattutto riflettere su quanto sia sottile la linea che divide la salute mentale dalla pazzia, e di quante "forme di vivere e pensare" esistano nel mezzo.
Uno scorcio di storia italiana dagli anni Trenta all'inizio della guerra, tra una valle bergamasca e Roma. Il mondo duro, ostile e chiuso della religione,della miseria, visto attraverso gli occhi allegri e feroci di Cecilia che,nonostante tutto, riesce a crescere. Che cos'era la scuola in quegli anni, in cui i piccoli montanari intabarrati nelle mantelle nere imparavano l'ABC del fascismo, l'Abissinia, i "tucul" dei negri? Abbandonati un'igiene e a un'alimentazione pietose e imbottiti di catechismi, i bambini alternavano gli stornelli come Pimpì oselì... alle ben più minacciose e altisonanti note di Garrisci al sol che abbella, gagliardo tricolore... Gli espedienti per sopravvivere si rivelano infiniti: i ragazzi si salveranno e salveranno il mondo.
Essere bambini nelle campagne del Nord Italia durante il Ventennio Fascista. Robe da duri! Tra case fredde, minestre da dividere con i fratellini, genitori non sempre buoni, le ore di catechismo con la suora, le influenze terribili... E naturalmente la maestra. Che a volte è per coincidenza anche la mamma. E lì sono dolori...
Questo romanzo lo devo proprio ricordare... Perchè il personaggio che fin da subito ho odiato di più si è rivelato il più buono, il più ricco di umanità, il più commovente. Un'epifania all'ultima riga!
Ralph è ossessionato dal tradimento della moglie, e lei alla fine confesserà. Al, per vivere più tranquillo, rapisce ai suoi bambini l'adorata cagnetta. Un disoccupato sul divano si nega ai creditori, ma un abile venditore riuscirà a farsi aprire la porta di casa.
Un padre dal cuore spezzato risale alle prime cause della morte del suo ragazzo, "fino al primo limone coltivato sulla terra. Se non ci fossero stati i limoni sulla terra, e non ci fossero stati i supermercati Safeway, be', Jim avrebbe ancora suo figlio, no?".
Racconti brevi, al massimo una decina di pagine, ma molto pungenti. Carver sa spiegare grandi cose, grandi concetti, grandi emozioni, con le parole del quotidiano, con una semplicità unica, mettendovi sotto gli occhi sconcertanti verità. Una piccola grande scoperta.
Questa storia inizia a New York nel 2000, quando, alle nozze del nipote, Joseph Kohn scorge tri gli invitati una donna dall'aria familiare. Gli occhi azzurro ghiaccio, l'ombra di un tatuaggio sotto la manica. Il presentimento gli toglie il respiro. Le chiede di mostrargli il braccio; non importa se è scortese, lui deve sapere. La certezza è lì, sulla pelle: sei numeri blu, accanto a un piccolo neo che lui non ha mai dimenticato. E allora le dice: "Lenka, sono io. Joseph. Tuo marito" Perché questa storia, in realtà, inizia a Praga nel 1939. Lenka e Joseph sono due studenti Ebrei, si conoscono poco prima dello scoppio della guerra, si innamorano, diventano mariti e moglie per lo spazio di una notte. Il giorno dopo, al momento di fuggire negli Stati Uniti Lenka decide di restare, perché non ci sono biglietti a sufficienza per la sua famiglia. Si separano con la promessa di ricongiungersi al più presto, ma Lenka finisce in un campo di concentramento. In mezzo all'orrore, fa ciò di cui è capace, dipingere, unico modo per dar" colore a ciò che è privato di luce, per dare forma a ciò che non si può descrivere. Mentre Joseph, in America, si specializza in ostetricia: solo aiutare a dare la vita gli consente di non farsi trascinare a fondo dalle voci di chi non c'è più. Quando ormai si crederanno perduti per sempre, ci sarà un nuovo inizio per entrambi.
Sono rimasta affascinata da questo libro. Una storia d'amore, romantica al punto giusto, immersa in un mare di distruzione e orrore. Dona speranza e soprattutto mostra che il lieto fine non è poi soltanto un sogno, un'utopia. L'autrice stessa afferma di aver iniziato con l'idea di una narrazione dedicata alla Shoah, e aver finito per raccontare invece una bellissima storia d'amore. Assolutamente da leggere.
Poeta dell'eccesso, Bukowski porta alta la bandiera di un anticonformismo californiano che ha una lunga storia alle spalle. Se in "Compagno di sbronze", forse più che altrove, la vena satirico-umoristica dell'autore assume talora coloriture selvagge o addiritture feroci, ciò consegue dal rilievo conferito all'atmosfera alienante di Los Angeles. Ma anche in questi racconti il vitalismo sfrenato, la scelta provocatoria dell'emarginazione e della provvisorietà, la sessualità eternamente in furore sono tanti sberleffi contro il perbenismo conformista, del quale qui si occupa opportunamente l'"Agenzia Soddisfatti e Rimborsati". In fondo al Sunset Boulevard, Charles Bukowski, il 'folle', il 'fallito', salda il conto con il Sogno Americano.
Bukowski si ama o si odia. Non possono esserci vie di mezzo! Io credo che meriti assolutamente il posto nella nostra top 12 perchè è un uomo che scrive ciò che pensa, senza filtri e senza orpelli. L'alienazione, la solitudine, la caducità sono temi che vengono trattati come se fossero pane e marmellata a colazione. Il nichilismo imperante che caratterizza Compagno di Sbronze per me ha colpito nel segno. Imperdibile.
Alessia ha quattordici anni da un mese. Una ragazzina come tante, che va a scuola e gioca a pallavolo. Dopo una pizza con le compagne di squadra ha appuntamento con sua madre per tornare a casa. Ma all’ora stabilita di lei non c’è traccia. Sparita nel nulla. Poco dopo Alessia è un nome su un foglio nelle mani dei carabinieri, un volto sorridente che i giornali e le televisioni esibiscono come un trofeo. Diritto di cronaca, lo chiamano. E il circo mediatico che si scatena si fa più grottesco a mano a mano che i giorni passano.Claudio Zanetti, un giovane immigrato di seconda generazione, sembrerebbe essere l’ultima persona ad aver visto la ragazzina. Mentre la gente del paese annusa già la tragedia ed è certa di aver trovato il suo colpevole, c’è qualcuno che ha più fretta di ritrovare Alessia, e trovarla viva. Gabriele Riccardi una volta era un poliziotto. Ora, dopo anni in fuga da se stesso, ha capito che non smetti mai di essere quello che sei, e se hai sempre rifiutato una giustizia fatta di compromessi, non puoi accettarne una vittima dei pregiudizi.Ora che è necessario abbandonare la superficie per scavare a fondo, tra segreti, menzogne e ricatti ignobili, è a lui che tocca. Prima che il tempo emetta la sua sentenza.
Penultimo libro letto nel 2012...e assolutamente uno dei più meritevoli. Sarà che Fogli per me è il numero uno, ma ho vissuto con i protagonisti della storia ore di ansia e angoscia per la vicenda, mi sono immedesimata in una madre che ha perso una figlia, in un padre combattuto, in un ex poliziotto alla ricerca di se stesso. Oltretutto l'autore è il migliore nel descrivere stati d'animo e sentimenti, tutte caratteristiche che io ricerco in un romanzo..quindi, al 100%!
Philippe, un giovane impiegato nell’ufficio marketing di una grande azienda di Parigi, si trova da un giorno all’altro senza lavoro. Il suo matrimonio inoltre è andato a rotoli da tempo, senza alcuna possibilità di recuperare un rapporto d’affetto con la ex moglie, tanto più che la donna sembra felice con il suo nuovo compagno. L’unica cosa che ancora dà un senso alla vita di Philippe è Clara, sua figlia. Per questo, nonostante non riesca più a far fronte alla spesa dell’affitto di un appartamento, o anche di una semplice stanza, e l’unica risorsa ormai siano diventati gli aiuti dei servizi sociali, Philippe cerca di restare a galla, di mantenere un’apparenza che gli consenta di poter continuare periodicamente a vedere la sua bambina, anche se è sempre più dura riuscirci. Un giorno, però, nel quartiere alla periferia della città dove passa le sue giornate, incontra un cane senza padrone, cui dà il nome di Baudelaire. Sarà proprio Baudelaire, autentico angelo custode randagio, a insegnare di nuovo a Philippe la speranza e, grazie all’aiuto di un venditore di kebab, della commessa di un forno e di altri abitanti del quartiere, a restituirgli la gioia di vivere e la fiducia in un domani migliore.
"Un inverno con Baudelaire" è un libro che lascia con tante domande che inevitabilmente chi affronta la lettura si pone. Philippe, giovane ventisettenne, con un matrimonio fallito alle spalle, viene sbattuto fuori di casa dalla moglie, che gli toglie anche la possibilità di parlare e vedere l'adorata figlioletta Claire. Una lettura che fa commuovere, pensare, ringraziare per ciò che possediamo e per le persone che ci sono accanto. E in ultimo, ma non meno importante, regala al lettore una grande speranza per il futuro.
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