Titolo: Signorina Cuorinfranti
Titolo
originale: Miss Lonelyhearts
Autore: Nathanael West
Traduttore: R. Durati
Editore: Minimum fax
Pagine: 116
Data di pubblicazione: 22 Novembre 2011
ISBN: 9788875213640
Prezzo: 9.00 €
Sinossi:
Ingiustamente sottovalutato in vita, il talento narrativo di Nathanael
West ha ottenuto il meritato riconoscimento solo dopo la sua morte,
avvenuta nel 1940 per un incidente d'auto, a trentasette anni. Oggi West
è annoverato tra i grandi classici del Novecento americano. La
"Signorina Cuorinfranti" del titolo è la firma di una seguitissima
rubrica di consigli ai lettori di un quotidiano newyorkese, dietro la
quale si nasconde in realtà un uomo. Quello che era nato come il
semplice scherzo di una redazione troppo cinica genera però una vicenda
umana di grande sofferenza: intimamente coinvolto dai problemi dei suoi
lettori, e frustrato nella propria incapacità di offrir loro un aiuto
reale, il protagonista precipita in una spirale di autodistruzione,
ricercando sollievo di volta in volta nel sesso, nell'alcol, nella
religione. Ambientato nella New York della Grande Depressione, questa
originalissima novella a episodi offre uno spaccato grottesco ma
profondamente empatico di una società in lotta con le proprie
disillusioni.
Leggere questo libro dopo aver finito New York è stato un po' un pugno allo stomaco perché se il romanzo di Rutherfurd parla di un'America portatrice di speranza, di libertà, la terra del sogno dove tutto è possibile, quella raccontata da West è invece tutto l'opposto: un paese in cui basta un niente per perdere tutto, per ritrovarsi insoddisfatti, emarginati, maltrattati dalla società perché si è sordi o storpi.
Ed è proprio questa la realtà contro cui va a sbattere ogni giorno il protagonista di questo romanzo, un giornalista di cui conosciamo solo lo pseudonimo, Miss Lonelyhearts. Quest'uomo è il curatore di una rubrica alla quale si rivolgono persone disperate, emarginate, con i problemi seri e pesanti dell'America della Grande Depressione. Affrontare tutto questo dolore, ogni giorno, non è facile e più passa il tempo e più l'uomo diventa consapevole della cosa.
Un romanzo breve ma di un'intensità infinita, di una tristezza immensa, rude e diretto come pochi romanzi lo sono.
Un capolavoro, però, che va letto.
Titolo: Il libraio di Selinunte
Autore: Roberto Vecchioni
Editore: Einaudi
Pagine: 65
Data di pubblicazione: 01 Gennaio 2007
ISBN: 9788806186548
Prezzo: 8.00 €
Sinossi:
Un ragazzo esce nottetempo di casa, eludendo la sorveglianza dei
genitori, per recarsi nella bottega di un librario che passa le notti a
leggere. Il ragazzo s'innamora di questa figura e grazie a lui assorbe
le mille storie che nei libri sono custodite. Quando un giorno gli
abitanti del villaggio, mossi dall'odio e dall'invidia, bruciano la
libreria, si accorgono con terrore che con le parole spariscono anche le
cose che queste nominavano. Il librario è introvabile, forse morto nel
rogo. Sarà il ragazzo a scoprire dentro di sé la sua voce perduta e
quando vicino al tempio vede le proprie parole farsi pagina sul mare,
capisce che queste sono ancora vive e che le cose si salveranno. La
storia è ispirata al testo di una sua canzone.
Immaginate se da un giorno all'altro nessuno di noi fosse più in grado di esprimersi a parole perché queste hanno abbandonato definitivamente il paese in cui abiatiamo: cosa potremmo fare? Come vivremmo? Come ci sentiremmo? Personalmente penso sarebbe tremendo e credo che tutti possiate concordare con me.
E se leggete questo piccolo libro di Vecchioni scoprirete che a Selinunte tutto ciò è successo: un giorno le parole se ne sono andate, portate via da un misterioso pifferaio che ha iniziato a suonare il suo flauto attirando a se tutti i libri del paese. E da quel giorno nessuno è più stato in grado di esprimere i propri sentimenti, di chiamare per nome le cose, di definire ciò che sta facendo.
Una favola breve che contine una forte critica all'ignoranza in difesa della passione per la lettura, in difesa dei libri e di tutto ciò che posso insegnare.
Assolutamente fantastico!
Titolo: Un indimenticabile autunno d'amore
Titolo
originale: An Autumn Crush
Autore: Milly Johnson
Traduttore: A. Volta
Editore: Newton Compton
Pagine: 441
Data di pubblicazione: 07 Novembre 2012
ISBN: 9788854143050
Prezzo: 9.90 €
Sinossi:
Le foglie cadono, l'autunno sta arrivando e Juliet Miller ha ancora il
cuore dolorante per il suo burrascoso divorzio dopo aver trovato Roger,
suo marito, a letto con Hattie, la migliore amica dai tempi del liceo.
Tutto ciò che desidera è cambiare vita, per cui compra un appartamento e
si mette a cercare un coinquilino con cui dividere le spese. Dopo
decine di improbabili candidati, si presenta Floz, una coetanea che
profuma di fragola e che per lavoro scrive poesie e frasi per i
biglietti d'auguri. Reduce anche lei da una relazione finita male, ha lo
stesso desiderio di Juliet di voltare pagina. Tra loro c'è subito
sintonia e dopo poche settimane la loro convivenza funziona così bene da
poter diventare per entrambe l'occasione giusta per voltare le spalle
al passato. Floz, desiderosa di ricevere quell'affetto di cui la vita è
stata avara, si lega da subito alla famiglia Miller. Juliet considera
Floz un'amica sempre più preziosa, i suoi genitori la trattano come una
figlia e persino il loro vecchio gatto fa le fusa quando la vede. Anche
Guy, il gemello di Juliet, chef rinomato, non riesce a resistere al suo
fascino e si innamora perdutamente di lei. Le circostanze gli
impediscono però di manifestarle i propri sentimenti e, quando si sente
pronto a farlo, scopre che Floz è ancora presa da una misteriosa vecchia
fiamma... Juliet, dal canto suo, sembra non accorgersi della passione
segreta che nutre per lei Steve, il migliore amico di Guy, e corre
dietro al suo capo, un avvocato immerso nel suo lavoro...
E' stata una mia amica a segnalarmi l'uscita di questo libro, un po' di tempo fa. E, devo essere sincera, l'ho acquistato in e-book in offerta perché temevo avrei buttato via i soldi: mi aspettavo infatti una storia smielata e vuota, scritta in modo pessimo, illegibile e irritante.
Invece ho dovuto ricredermi.
Io amo molto le storie d'amore, sono un cuore di panna, una romanticona e mi piace sognare, ma ho constatato che, sempre più spesso, ci vengono propinati dei romanzi d'amore davvero insignificanti ed inconsistenti che probabilmente non rientrerebbero nemmeno nella collana degli Harmony. Ecco perché avevo tutti questi preconcetti su Un indimenticabile autunno d'amore. Poi ho iniziato a leggerlo e mi sono trovata a metà senza nemmeno accorgermene, constatando che la storia non era affatto insulsa, la scrittura non era buttata lì tanto per scrivere e i personaggi erano ben caratterizzati e reali.
Certo, secondo me l'autrice tira tutto un po' per le lunghe e forse un cento/centocinquanta pagine si potevano anche risparmiare, ma a parte questo devo dire che è stata una lettura piacevole e leggera, senz aperò cadere nell'insopportabile.
Pagine
mercoledì 9 gennaio 2013
lunedì 7 gennaio 2013
Lilium, Mariapia Messina
Titolo: Lilium
Autore: Mariapia Messina
E-book
Pag: 114
Prezzo: 0,89
Sinossi: Nel linguaggio dei fiori il lilium significa purezza. Il fresco vento estivo degli anni più dolci lascia presto il posto al vento più freddo e tagliente della realtà. Dall’alto di una torre ricoperta di canditi fiori una ragazza guardava le bianche nuvole e sperava di riuscire a toccare finalmente la soffice terra. Di lei Sara scrive e scrive perché forse quello è l’unico modo per cancellare il suo tormento, il suo amore segreto, suo fratello. Ma anche un candido fiore appassisce se viene immerso in un’acqua torbida e presto muore. E muore tutto, ne più gioia ne speranza abitano le stanze sempre silenziose di una bella casa. E se per troppo tempo si indossa una maschera questa si consumerà e si infrangerà. Solo quando resterai completamente indifeso davanti a quella realtà ti renderai conto di quanto sia inutile cercare di scappare da li, eppure ci provi. Ci provi perché preferisci cadere e farti male piuttosto che lasciarti morire senza almeno provare.
La storia che viene raccontata da questa giovane scrittrice è fortemente disturbante: l'amore di cui si racconta è infatti quello che lega Sara a suo fratello, Emanuele.
Avevo già letto un romanzo incentrato su questo argomento. Quell'altro aveva un che di morboso (forse è per questo che non lo ricordo con piacere); "Lilium" invece conserva una certa nota delicata.
E' una storia dolorosissima, dura, irta di spine...
Eppure il romanzo è svolto con grazia, non cade mai nel morboso, non cede alla tentazione di qualche passaggio che possa rendere interessante la storia a discapito del buon gusto.
Con il finale che non ti aspetti. Cioè, ci pensi, ci speri, ma non ti aspetti. Difficile da spiegare, leggete e capirete.
L'impressione è quella di una storia adulta raccontata con un linguaggio più fresco.
A mio parere, però, la scrittura avrebbe potuto essere più accurata: punteggiatura poco precisa ( che talvolta, spesso nei dialoghi, rovina un po' il ritmo del discorso) e qualche passaggio confuso.
Promosso.
Autore: Mariapia Messina
E-book
Pag: 114
Prezzo: 0,89
Sinossi: Nel linguaggio dei fiori il lilium significa purezza. Il fresco vento estivo degli anni più dolci lascia presto il posto al vento più freddo e tagliente della realtà. Dall’alto di una torre ricoperta di canditi fiori una ragazza guardava le bianche nuvole e sperava di riuscire a toccare finalmente la soffice terra. Di lei Sara scrive e scrive perché forse quello è l’unico modo per cancellare il suo tormento, il suo amore segreto, suo fratello. Ma anche un candido fiore appassisce se viene immerso in un’acqua torbida e presto muore. E muore tutto, ne più gioia ne speranza abitano le stanze sempre silenziose di una bella casa. E se per troppo tempo si indossa una maschera questa si consumerà e si infrangerà. Solo quando resterai completamente indifeso davanti a quella realtà ti renderai conto di quanto sia inutile cercare di scappare da li, eppure ci provi. Ci provi perché preferisci cadere e farti male piuttosto che lasciarti morire senza almeno provare.
La storia che viene raccontata da questa giovane scrittrice è fortemente disturbante: l'amore di cui si racconta è infatti quello che lega Sara a suo fratello, Emanuele.
Avevo già letto un romanzo incentrato su questo argomento. Quell'altro aveva un che di morboso (forse è per questo che non lo ricordo con piacere); "Lilium" invece conserva una certa nota delicata.
E' una storia dolorosissima, dura, irta di spine...
Eppure il romanzo è svolto con grazia, non cade mai nel morboso, non cede alla tentazione di qualche passaggio che possa rendere interessante la storia a discapito del buon gusto.
Con il finale che non ti aspetti. Cioè, ci pensi, ci speri, ma non ti aspetti. Difficile da spiegare, leggete e capirete.
L'impressione è quella di una storia adulta raccontata con un linguaggio più fresco.
A mio parere, però, la scrittura avrebbe potuto essere più accurata: punteggiatura poco precisa ( che talvolta, spesso nei dialoghi, rovina un po' il ritmo del discorso) e qualche passaggio confuso.
Promosso.
La sfida dei Libri Polverosi
Con l'inizio del nuovo anno, molti si sono buttati a capofitto in sfide letterarie (almeno chi è un anobiano fra di voi, sa sicuramente di cosa sto parlando).
Io che sono sì una lettrice entusiasta, ma non così vorace come le mie colleghe (Elisa e Francesca leggono mooooooolto più di me!), avrei voluto partecipare a tantissime sfide ma poi ho lasciato perdere perchè, per vari progetti che prenderanno il via in questo 2013, probabilmente non avrò così tanto tempo per leggere come vorrei.
Comunque ho una mia sfida personale che vorrei portare a termine e che mi piacerebbe condividere con voi. L'ho chiamata Sfida dei Libri Polverosi.
Avete presente quei libri che sono lì che vi guardano da tempo immemore dal loro posticino sulla libreria, che non aspettano altro che essere sfogliati? E invece quei libri di cui avete letto qualche pagina? E quelli che avete abbandonato? Ecco, questa è la mia sfida: leggerli tutti! Perchè insomma, ogni libro si merita un lettore attento.
Per quanto mi riguarda, ecco i candidati:
Io che sono sì una lettrice entusiasta, ma non così vorace come le mie colleghe (Elisa e Francesca leggono mooooooolto più di me!), avrei voluto partecipare a tantissime sfide ma poi ho lasciato perdere perchè, per vari progetti che prenderanno il via in questo 2013, probabilmente non avrò così tanto tempo per leggere come vorrei.
Comunque ho una mia sfida personale che vorrei portare a termine e che mi piacerebbe condividere con voi. L'ho chiamata Sfida dei Libri Polverosi.
Avete presente quei libri che sono lì che vi guardano da tempo immemore dal loro posticino sulla libreria, che non aspettano altro che essere sfogliati? E invece quei libri di cui avete letto qualche pagina? E quelli che avete abbandonato? Ecco, questa è la mia sfida: leggerli tutti! Perchè insomma, ogni libro si merita un lettore attento.
Per quanto mi riguarda, ecco i candidati:
- Ogni cosa è illuminata di J.S. Foer: l'avevo letto e abbandonato a metà, ma non è possibile abbandonare Foer.
- Racconti di Edgar Allan Poe: l'ho comprato un paio di anni fa, avevo letto una trentina di pagine e poi l'avevo abbandonato al suo destino... (sono pessima, lo so!)
- Autobiografia di Malcom X: questo libro è di mia madre, ma ormai me ne sono impossessata da tempo immemore. Peccato che io l'abbia lasciato sulla mensola a prendere polvere.
- Ossessione di Elizabeth Kostova: comprato perchè ero attratta dalla storia di Leda e il cigno, dei risvolti psicologici del caso... ma anche lì, iniziato e poi lasciato perchè attratta da altre letture.
- Il simbolo perduto di Dan Brown: mi era stato regalato per il compleanno di secoli fa. Mai letto. Perchè? Non lo so!
- Le avventure di Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle: è addirittura un'edizione rilegata uscita in accompagnamento a qualche rivista. Sono ANNI che è lì a prendere polvere. E' necessario rimediare.
- Il diavolo nella cattedrale di Frank Schätzing: ecco, questo so già che comprometterà la riuscita della mia sfida personale. Abbiamo un rapporto molto complicato.
- Il bambino della città ghiacciata di Olle Linnaus: l'avevo cominciato, ma poi abbandonato perchè probabilmente qualche lettura più allettante mi era finita casualmente tra le mani.
- Auschwitz, ero il numero 220543 di Denis Avey: l'ho regalato per il Natale 2011 a mio papà, che l'ha letto e ora vuole che lo legga io. Ma anche qui, mi sembra di una noia... comunque... proviamoci!
- Il cabalista di Praga di Marek Halter: la vera domanda è... perchè l'ho comprato? :)
sabato 5 gennaio 2013
New York - Edward Rutherfurd
Titolo: New York
Titolo originale: New York
Autore: Edward Rutherfurd
Traduttore: S. Viviani
Editore: Mondadori Oscar Bestsellers
Pagine: 984
Data di pubblicazione: 07 Novembre 2011
ISBN: 9788804612469
Prezzo: 14.00 €
Sinossi:
New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l'hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento - quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese - alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell'll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l'autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell'Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della "Grande mela". Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell'economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.
Innanzitutto è doverosa una premessa: questa non sarà una recensione "normale", in cui mi limiterò ad analizzare il romanzo, i suoi contenuti ed il modo in cui è scritto. In questa recensione ci saranno anche ricordi, emozioni, pensieri personali perché New York è una città che amo molto e perché ci sono stata in viaggio di nozze, quest'anno, e mi ha regalato ricordi stupendi.
Ho già avuto il piacere di consocere ed imparare ad apprezzare la scrittura di Rutherfurd e il suo modo di nararre la storia all'interno dei suoi romanzi: nonostante il precedente libro mi intrigasse molto meno, la sua capacità narrativa è tale che mai ho pensato di abbandonarlo e mai mi sono annoiata. Al contrario, ho imparato molte cose sulla storai dell'Irlanda e del popolo irlandese.
Quindi immaginate la mia gioia e la mia faccia quando, passeggiando per il Rockfeller Centre, ho visto in libreria questo romanzo: sono entrata, l'ho preso, l'ho girato e rigirato tra le mani per un bel po' di tempo, ho chiesto consiglio a mio marito, ho meditato ancora un po' e poi ho deciso che non lo avrei comprato lì, ma al mio ritorno in Italia perché va bene che leggo libri in inglese, ma non mi sono mai cimentata con libri di 984 pagine e quindi ho preferito aspettare, pensando che non sarei riuscita ad apprezzarlo al meglio.
Rutherfurd, per raccontarci la storia di questa grande, imponente e magnifica città, inizia dal 1664 presentandoci il primo dei tanti personaggi che entreranno in gioco: Dirk van Dyck, colono olandese sbarcato nel Nuovo Continente con la sua famiglia e qui diventato un commerciante di pellicce di castoro. Oltre ad un lavoro remunerativo, l'America gli ha portato anche nuovo, grande amore: quello per una ragazza indiana da cui avrà una figlia, Penna Pallida. Un giorno, mentre trascorrono insieme il loro tempo, la ragazza regala al padre una cintura fatta con le conchiglie delle ostriche e sarà proprio questa cintura che passerà di mano in mano tra i discendenti di Dirk e arriverà fino al 2001, quando l'11 settembre, verrà atomizzata nell'aria dal terribile ed immenso calore sprigionato in una delle due torri.
Ma tra questi due avvenimenti ci sono tutti gli altri che hanno segnato la storia di New York e del suo continente: la Guerra di Indipendenza delle Colonie dalla Madre Patria inglese; il passaggio della capitale da New York a Philadelphia a Washington; la Guerra di Secessione tra il Nord e il Sud; le grandi ondate di immigrati che, arrivando ad Ellis Island, veniva accolti dalla magnifica eleganza ed imponenza della Statua della Libertà; il proibizionismo e la grande crisi economica del 1929 che ha visto vacillare e cadere molta della vecchia nobiltà newyorkese.
E ad accompagnarci in tutti questi secoli sono i discendenti di quel mercante olandese che ci è stato presentato all'inizio, Dirk van Dyck, cui si uniscono altri personaggi, alcuni inventati, altri realmente esistiti, che accompagnano il lettore attraverso le pagine della storia di New York e tra le strade della città stessa.
E' stato davvero molto emozionante leggere questo magnifico romanzo, soprattutto dopo essere stata in quella fantastica città, simbolo di tanti sogni, di tante speranze e soprattutto di libertà.
Poter immaginare in modo così vivido i luoghi descritti con estrema maestria da Rutherfurd, sapere di aver camminato io stessa in quelle strade, aver visto con i miei occhi quei luoghi è stato stupendo!
Ed imparare così tanto di una città e di un continente che amo molto è stato davvero magnifico.
Non c'era lettura migliore per iniziare questo nuovo anno!
Titolo originale: New York
Autore: Edward Rutherfurd
Traduttore: S. Viviani
Editore: Mondadori Oscar Bestsellers
Pagine: 984
Data di pubblicazione: 07 Novembre 2011
ISBN: 9788804612469
Prezzo: 14.00 €
Sinossi:
New York suscita da sempre un fascino irresistibile. Ma quali sono i motivi che l'hanno resa una città unica al mondo? Dalla metà del Seicento - quando New York si chiamava ancora Nuova Amsterdam ed era soltanto una piccola colonia olandese - alla moderna metropoli dei grattacieli, Edward Rutherfurd ricostruisce il suo mito con questa saga appassionante. Quasi quattro secoli di storia, dai piccoli traffici con le tribù indiane alla dominazione inglese, dalla Rivoluzione alla Guerra civile, dalle moltitudini di immigrati che sbarcavano a Ellis Island tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento ai ruggenti anni Venti, dal crollo della Borsa nel 1929 alle guerre mondiali, fino alla tragedia dell'll settembre. Nel caratteristico stile che lo ha reso famoso, l'autore mescola il rigore storico alle coinvolgenti vicende quotidiane dei suoi personaggi, tra cui diverse generazioni della famiglia Master, di origine anglo-olandese, attorno alla quale si muovono altre figure appartenenti a tutti gli strati sociali e a differenti etnie: nativi americani, africani, irlandesi, tedeschi, italiani, europei dell'Est, ebrei, testimoni e protagonisti dei molteplici eventi che hanno costruito il volto della "Grande mela". Desideri e speranze, avidità e corruzione, una mescolanza di sogno e intraprendenza che è il tratto caratteristico di una città divenuta simbolo, centro nevralgico dell'economia, della finanza e della cultura non solo statunitensi.
Innanzitutto è doverosa una premessa: questa non sarà una recensione "normale", in cui mi limiterò ad analizzare il romanzo, i suoi contenuti ed il modo in cui è scritto. In questa recensione ci saranno anche ricordi, emozioni, pensieri personali perché New York è una città che amo molto e perché ci sono stata in viaggio di nozze, quest'anno, e mi ha regalato ricordi stupendi.
Ho già avuto il piacere di consocere ed imparare ad apprezzare la scrittura di Rutherfurd e il suo modo di nararre la storia all'interno dei suoi romanzi: nonostante il precedente libro mi intrigasse molto meno, la sua capacità narrativa è tale che mai ho pensato di abbandonarlo e mai mi sono annoiata. Al contrario, ho imparato molte cose sulla storai dell'Irlanda e del popolo irlandese.
Rutherfurd, per raccontarci la storia di questa grande, imponente e magnifica città, inizia dal 1664 presentandoci il primo dei tanti personaggi che entreranno in gioco: Dirk van Dyck, colono olandese sbarcato nel Nuovo Continente con la sua famiglia e qui diventato un commerciante di pellicce di castoro. Oltre ad un lavoro remunerativo, l'America gli ha portato anche nuovo, grande amore: quello per una ragazza indiana da cui avrà una figlia, Penna Pallida. Un giorno, mentre trascorrono insieme il loro tempo, la ragazza regala al padre una cintura fatta con le conchiglie delle ostriche e sarà proprio questa cintura che passerà di mano in mano tra i discendenti di Dirk e arriverà fino al 2001, quando l'11 settembre, verrà atomizzata nell'aria dal terribile ed immenso calore sprigionato in una delle due torri.
Ma tra questi due avvenimenti ci sono tutti gli altri che hanno segnato la storia di New York e del suo continente: la Guerra di Indipendenza delle Colonie dalla Madre Patria inglese; il passaggio della capitale da New York a Philadelphia a Washington; la Guerra di Secessione tra il Nord e il Sud; le grandi ondate di immigrati che, arrivando ad Ellis Island, veniva accolti dalla magnifica eleganza ed imponenza della Statua della Libertà; il proibizionismo e la grande crisi economica del 1929 che ha visto vacillare e cadere molta della vecchia nobiltà newyorkese.
E ad accompagnarci in tutti questi secoli sono i discendenti di quel mercante olandese che ci è stato presentato all'inizio, Dirk van Dyck, cui si uniscono altri personaggi, alcuni inventati, altri realmente esistiti, che accompagnano il lettore attraverso le pagine della storia di New York e tra le strade della città stessa.
E' stato davvero molto emozionante leggere questo magnifico romanzo, soprattutto dopo essere stata in quella fantastica città, simbolo di tanti sogni, di tante speranze e soprattutto di libertà.
Poter immaginare in modo così vivido i luoghi descritti con estrema maestria da Rutherfurd, sapere di aver camminato io stessa in quelle strade, aver visto con i miei occhi quei luoghi è stato stupendo!
Ed imparare così tanto di una città e di un continente che amo molto è stato davvero magnifico.
Non c'era lettura migliore per iniziare questo nuovo anno!
E
improvvisamente gli balenò un'idea. Il giardino degli Strawberry Fields
dove era appena stato, e la Freedom Tower, la Torre della Libertà, a
cui stava pensando: presi insieme, non contenevano forse le due parole
che esprimevano tutto di quella città, le due parole che davvero
contavano? A lui sembrava fosse così. Due parole: la prima un invito, la
seconda un ideale, un'avventura, una necessità. "Immagina" diceva il
giardino. "Libertà" diceva la torre. Immagina la libertà. Quello era lo
spirito, il messaggio della città che amava. Non c'era davvero bisogno
di altro. Sognalo e fallo. Ma prima lo devi sognare.
Immaginazione. Libertà. Sempre.
Immaginazione. Libertà. Sempre.
venerdì 4 gennaio 2013
Il Gusto Segreto del Cioccolato Amaro - Kevin A. Milne
Titolo: Il gusto segreto del cioccolato amaro
Titolo originale: Sweet Misfortune
Autore: Kevin Alan Milne
Traduttore: L. Fochi
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 314
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2012
ISBN: 9788860617972
Prezzo: 9.50 €
Sinossi:
Per essere la proprietaria di una cioccolateria, Sophie Jones non è esattamente la dolcezza personificata. Almeno da quando Garrett l'ha lasciata a un passo dall'altare, e lei, che con la fortuna ha sempre avuto un rapporto un po' problematico, ha dedotto che la felicità è solo un'illusione. Non a caso la sua ultima creazione pasticcerà è un delizioso biscottino, ricoperto di cioccolato amaro, con dentro messaggi ispirati a un sano, sanissimo realismo. Leggi: una doccia fredda per tutti quelli che nell'amore e nella felicità continuano a crederci. Ci sono persone fortunate in amore. Tu non sei una di quelle. Oppure: La tua storia d'amore ti lascerà l'amaro in bocca. Per Sophie, rimasta orfana da bambina, sempre affamata di affetto e comprensione, riempire i Biscotti della Sfortuna di perle di cinismo e disillusione è una sorta di esorcismo quotidiano. Così, il giorno in cui Garrett ritorna per chiederle perdono, lei sa esattamente cosa fare: gli darà un'altra possibilità soltanto se lui saprà dimostrarle che la felicità esiste. Cento testimonianze di una felicità solida e duratura, e lei accetterà di uscire con lui, come al primo appuntamento. E quando Garrett pubblica un annuncio sul giornale, le risposte - sincere, entusiaste, piene di speranza - inondano il negozio, e la vita, di Sophie. Insegnandole che, quando si tratta di quella cosa chiamata felicità, cominciare a cercarla è il primo passo per trovarla.
Di sicuro è già capitato anche a voi e più di una volta di leggere la trama di un libro da qualche parte e di desiderarlo ardentemente da quell'esatto istante. Con Il gusto segreto del cioccolato amaro a me è successo esattamente così: l'ho scoperto grazie a Il Libraio e la trama mi ha subito ispirata, colpita a tal punto che non ho dovuto nemmeno pensarci un po' su prima di inserirlo nella mia wish list.
Poi però, causa risorse limitate, ho aspettato che uscisse la versione econimica e, appena l'ho vista tra gli scaffali della libreria, l'ho acquistata.
Protagonista di questo romanzo dolce-amaro è Sophie, proprietaria di un negozio di cioccolatini, che ha perso i genitori quando era solo una bambina in un incidente d'auto di cui si da la colpa. Non riesce a superare la cosa del tutto, ma se non altro capisce di dover andare avanti e continuare a vivere e, quando conosce Garrett, l'ottimismo ritorna nella vita della ragazza che ricomincia a credere di poter essere felice, soprattutto dopo la proposta di matrimonio di lui. Ma quando Garrett la lascia a due settimane dalle nozze, Sophie sprofonda di nuovo nel baratro, al punto da creare degli amarissimi Biscotti della Sfortuna che vende con molto successo nella sua cioccolateria. Tutto prosegue sul filo del pessimismo e del cinicmo fino a che, il giorno del compleanno della donna, Garrett non si rifà vivo chiedendole un appuntamento durante il quale le promette di raccontarle il perché della decisione presa un anno prima; lei ovviamente ha paura, è risentita e soffre ancora molto, quindi lo sfida: deve mettere un'inserzione sul giornale locale chiedendo che cos'è la felicità. Se otterrà cento risposte accettabili (secondo i criteri di lei) allora avrà il suo appuntamento.
Titolo originale: Sweet Misfortune
Autore: Kevin Alan Milne
Traduttore: L. Fochi
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 314
Data di pubblicazione: 21 Maggio 2012
ISBN: 9788860617972
Prezzo: 9.50 €
Sinossi:
Per essere la proprietaria di una cioccolateria, Sophie Jones non è esattamente la dolcezza personificata. Almeno da quando Garrett l'ha lasciata a un passo dall'altare, e lei, che con la fortuna ha sempre avuto un rapporto un po' problematico, ha dedotto che la felicità è solo un'illusione. Non a caso la sua ultima creazione pasticcerà è un delizioso biscottino, ricoperto di cioccolato amaro, con dentro messaggi ispirati a un sano, sanissimo realismo. Leggi: una doccia fredda per tutti quelli che nell'amore e nella felicità continuano a crederci. Ci sono persone fortunate in amore. Tu non sei una di quelle. Oppure: La tua storia d'amore ti lascerà l'amaro in bocca. Per Sophie, rimasta orfana da bambina, sempre affamata di affetto e comprensione, riempire i Biscotti della Sfortuna di perle di cinismo e disillusione è una sorta di esorcismo quotidiano. Così, il giorno in cui Garrett ritorna per chiederle perdono, lei sa esattamente cosa fare: gli darà un'altra possibilità soltanto se lui saprà dimostrarle che la felicità esiste. Cento testimonianze di una felicità solida e duratura, e lei accetterà di uscire con lui, come al primo appuntamento. E quando Garrett pubblica un annuncio sul giornale, le risposte - sincere, entusiaste, piene di speranza - inondano il negozio, e la vita, di Sophie. Insegnandole che, quando si tratta di quella cosa chiamata felicità, cominciare a cercarla è il primo passo per trovarla.
Di sicuro è già capitato anche a voi e più di una volta di leggere la trama di un libro da qualche parte e di desiderarlo ardentemente da quell'esatto istante. Con Il gusto segreto del cioccolato amaro a me è successo esattamente così: l'ho scoperto grazie a Il Libraio e la trama mi ha subito ispirata, colpita a tal punto che non ho dovuto nemmeno pensarci un po' su prima di inserirlo nella mia wish list.
Poi però, causa risorse limitate, ho aspettato che uscisse la versione econimica e, appena l'ho vista tra gli scaffali della libreria, l'ho acquistata.
Protagonista di questo romanzo dolce-amaro è Sophie, proprietaria di un negozio di cioccolatini, che ha perso i genitori quando era solo una bambina in un incidente d'auto di cui si da la colpa. Non riesce a superare la cosa del tutto, ma se non altro capisce di dover andare avanti e continuare a vivere e, quando conosce Garrett, l'ottimismo ritorna nella vita della ragazza che ricomincia a credere di poter essere felice, soprattutto dopo la proposta di matrimonio di lui. Ma quando Garrett la lascia a due settimane dalle nozze, Sophie sprofonda di nuovo nel baratro, al punto da creare degli amarissimi Biscotti della Sfortuna che vende con molto successo nella sua cioccolateria. Tutto prosegue sul filo del pessimismo e del cinicmo fino a che, il giorno del compleanno della donna, Garrett non si rifà vivo chiedendole un appuntamento durante il quale le promette di raccontarle il perché della decisione presa un anno prima; lei ovviamente ha paura, è risentita e soffre ancora molto, quindi lo sfida: deve mettere un'inserzione sul giornale locale chiedendo che cos'è la felicità. Se otterrà cento risposte accettabili (secondo i criteri di lei) allora avrà il suo appuntamento.
Cercasi
felicità
Aiutatemi a
trovare quello che ho perso.
Suggerimenti
alla Casella Postale 3297:
Tacoma, WA
98402
(Solo
felicità duratura, sostenitori fugacità astenersi)
Ed è da qui che il romanzo
entra nel suo vivo e, con una serie di esilaranti avventure, si arriverà
all'inevitabile lieto fine.
Se vi fate un giro nella
mia libreria di aNobii vedrete che ho dato solo tre stelline a questo romanzo,
anche se ve lo consiglio perché è una lettura molto piacevole, rilassante,
leggera e veloce.
Il problema è che da
subito ho detestato la protagonista perché non fa che piangersi addosso: per
carità, rimanere orfani a nove anni non è di sicuro la cosa più piacevole di
questo mondo così come l'essere piantata dal futuro marito a tanto così dal
giorno delle nozze, però, cavolo, reagisci un po'! Tira fuori gli attributi e
combatti contro questa vita che te le tira tutte dietro. Anche perché tanto non
è che piangendoti addosso, facendo la vittima, gridando al mondo che tutti ce
l'hanno con te, le cose migliorano in automatico.
Indubbiamente questo
tratto del suo caratte è volutamente esasperato perché funzionale alla storia,
ma non mi ha permesso di entrare per nulla in sintonia con Sophie ed ha
sicuramente influenzato il mio giudizio.
Ciò non toglie che sia una
lettura di svago leggera, ma non insulsa.
giovedì 3 gennaio 2013
Il seggio vacante, J.K.Rowling
Titolo: Il seggio vacante
Autore: J.K.Rowling
Editore: Salani
Pagine: 553
Prezzo: 22,00
Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un'idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un'antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all'interno dell'amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l'unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo sulla società contemporanea, una commedia sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina da non lasciare indifferenti.
Se volete farvi un'idea di cosa sia la pressione psicologica, chiedete al mio ragazzo la sua esperienza a partire dal momento in cui ho saputo che J.K.Rowling avrebbe pubblicato un romanzo, questa volta estraneo alla saga di Harry Potter.
Appena uscito, mi trovavo un po' a corto di fondi, ma ho pensato che sarebbe stato un perfetto regalo di Natale ( e ogni riferimento è puramente casuale)...
Sta di fatto che l'ho trovato sotto l'albero (grazie Manuel!).
Dunque, prima di dirvi la mia in proposito, vorrei fare presente due cose.
La prima è che ci troviamo davanti un'opera molto diversa dalla saga del maghetto: diversa per impostazione, stile, ritmo, messaggi. Chi cerca la magia ( e i Serpeverde), rimarrà a bocca asciutta.
La seconda è che si tratta di quel genere di romanzo che o si ama o si odia. Me ne sono resa conto leggendo, e ho avuto la conferma girellando su internet e leggendo qualche opinione.
La trama si riduce a pochi, essenziali, fatti: Barry Fairbrother, consigliere comunale e allenatore della squadra di canottaggio femminile della scuola superiore, muore improvvisamente.
Si apre quella che viene definita "vacanza", periodo di tempo in cui il consigliere comunale manca dal suo ruolo e si pensa ad un sostituto.
Ecco, tutto qui. Questo è il punto iniziale, il centro, e la fine del tutto. La trama non si smuoverà di un millimetro solo rispetto a ciò.
In cosa consiste allora il romanzo?
Consiste nel raccontare la girandola di sentimenti, pensieri e sensazioni innescata da questo improvviso evento.
Come reagiscono i familiari? E i vicini? A chi dispiace sul serio, e chi, invece, finge il cordoglio? Chi ottiene vantaggi dalla sua morte? Quali sono i pettegolezzi che si sussurrano nei negozi quando passa la vedova? Perchè Barry non è solo marito, padre e consigliere comunale: è anche allenatore, amico (amante? mmm), cliente, rivale politico, insopportabile vicino.
La scrittura è pulita e lineare; l'analisi psicologica è a mio avviso stupefacente, e lontana dagli stereotipi: mai avrei immaginato che da un piccolo fatto sarebbe potuto emergere una descrizione così viva di un paese e dei suoi abitanti.
Dottori, bottegai, politicanti, tossicodipendenti, studenti, vicini di casa... la mente di ognuno è passata al setaccio.
Molto acuta, J.K, complimenti!
Autore: J.K.Rowling
Editore: Salani
Pagine: 553
Prezzo: 22,00
Sinossi: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un'idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un'antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all'interno dell'amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l'unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo. J.K. Rowling firma un romanzo sulla società contemporanea, una commedia sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina da non lasciare indifferenti.
Se volete farvi un'idea di cosa sia la pressione psicologica, chiedete al mio ragazzo la sua esperienza a partire dal momento in cui ho saputo che J.K.Rowling avrebbe pubblicato un romanzo, questa volta estraneo alla saga di Harry Potter.
Appena uscito, mi trovavo un po' a corto di fondi, ma ho pensato che sarebbe stato un perfetto regalo di Natale ( e ogni riferimento è puramente casuale)...
Sta di fatto che l'ho trovato sotto l'albero (grazie Manuel!).
Dunque, prima di dirvi la mia in proposito, vorrei fare presente due cose.
La prima è che ci troviamo davanti un'opera molto diversa dalla saga del maghetto: diversa per impostazione, stile, ritmo, messaggi. Chi cerca la magia ( e i Serpeverde), rimarrà a bocca asciutta.
La seconda è che si tratta di quel genere di romanzo che o si ama o si odia. Me ne sono resa conto leggendo, e ho avuto la conferma girellando su internet e leggendo qualche opinione.
La trama si riduce a pochi, essenziali, fatti: Barry Fairbrother, consigliere comunale e allenatore della squadra di canottaggio femminile della scuola superiore, muore improvvisamente.
Si apre quella che viene definita "vacanza", periodo di tempo in cui il consigliere comunale manca dal suo ruolo e si pensa ad un sostituto.
Ecco, tutto qui. Questo è il punto iniziale, il centro, e la fine del tutto. La trama non si smuoverà di un millimetro solo rispetto a ciò.
In cosa consiste allora il romanzo?
Consiste nel raccontare la girandola di sentimenti, pensieri e sensazioni innescata da questo improvviso evento.
Come reagiscono i familiari? E i vicini? A chi dispiace sul serio, e chi, invece, finge il cordoglio? Chi ottiene vantaggi dalla sua morte? Quali sono i pettegolezzi che si sussurrano nei negozi quando passa la vedova? Perchè Barry non è solo marito, padre e consigliere comunale: è anche allenatore, amico (amante? mmm), cliente, rivale politico, insopportabile vicino.
La scrittura è pulita e lineare; l'analisi psicologica è a mio avviso stupefacente, e lontana dagli stereotipi: mai avrei immaginato che da un piccolo fatto sarebbe potuto emergere una descrizione così viva di un paese e dei suoi abitanti.
Dottori, bottegai, politicanti, tossicodipendenti, studenti, vicini di casa... la mente di ognuno è passata al setaccio.
Molto acuta, J.K, complimenti!
mercoledì 2 gennaio 2013
Recensioni in pillole post bagordi natalizi
Buon anno a tutti, spero che il vostro primo giorno dell'anno sia stato scintillante!
Eccomi qui con le prime due recensioni del 2013, dopo questo splendido Natale 2012... ma perchè le cose belle passano in un baleno?
Comunque, passando al sodo, oggi vi racconto dei miei regali librosi, già letti e divorati in un sol boccone. ;)
Titolo: Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Autore: Luis Sepúlveda
Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Guanda
Pagine: 86
Data di pubblicazione: Novembre 2012
ISBN: 9788823503335
Sinossi: Monaco. Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix. È un legame profondo, quasi simbiotico. Max, raggiunta l'indipendenza dalla casa paterna, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... Un'altra grande storia di amicizia nella differenza, questa è la magia di Luis Sepúlveda.
Una bellissima storia che mi ha riportato agli anni della mia infanzia, quando stringevo tra le mani "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". Questo racconto è una perla con cui l'autore trascina il lettore in universo magico, all'insegna dell'amicizia e della semplicità. Valore aggiunto, l'impossibilità di esimersi dalla lacrima finale!
Titolo: Il mercante di libri maledetti
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 351
Data di pubblicazione: Settembre 2011
ISBN: 9788854131941
Sinossi:
È il mercoledì delle ceneri dell’anno 1205 quando padre Vivïen de Narbonne è costretto a fuggire, braccato da un manipolo di cavalieri che indossano strane maschere. Il monaco possiede qualcosa di molto prezioso, che non è disposto a cedere ai suoi inseguitori.
Sono passati tredici anni da quel terribile giorno, quando Ignazio da Toledo, un mercante di reliquie, riceve da un nobile veneziano l’incarico di mettersi sulle tracce di un libro rarissimo, l’Uter Ventorum. Si dice che contenga antichi precetti della cultura talismanica orientale, e permetta di evocare gli angeli e la loro divina sapienza. Inizia così l’avventuroso viaggio di Ignazio tra Italia, Francia e Spagna, sulle tracce di un manoscritto che qualcuno pare abbia smembrato in quattro parti e accuratamente nascosto. Solo chi è in grado di risolvere complicati enigmi, e di decifrare strani messaggi disseminati nel percorso che conduce al libro, potrà trovarlo e accedere ai suoi segreti. Ma Ignazio non è l’unico a volerlo. Ci sono personaggi loschi e ambigui che intendono entrarne in possesso, anche con l’inganno e con la forza. Chi riuscirà per primo a scoprire dove si trova? E cosa saranno pronti a rischiare, tutti coloro che lo inseguono, per svelare per primi i suoi arcani misteri?
Sono partita abbastanza carica di aspettative e ho dovuto subito ridimensionarmi. Perchè dopo poche pagine ho capito che la copertina era un miserabile inganno (che novità!) e che in realtà mi trovavo di fronte a un'emulazione di svariati libri che per altro ho letto. In pieno stile "La cattedrale del Mare, "Il codice Da Vinci" - ah e per inciso non è assolutamente paragonabile a "I pilastri della Terra" -, la narrazione prosegue a stenti, in uno stile che non saprei come definire se non strano e finto ricercato, con ripetizioni qua e là che però accadono troppo frequentemente. La trama di per sè sarebbe carina, se non fosse poi in fondo banale e prevedibile. Ho apprezzato molto i riferimenti storici e l'ambientazione, poco i personaggi a parte il francese Willalme, che è il miglior costruito e raccontato, tanto da oscurare a volte la figura principale, cioè il mercante Ignazio. Arcani misteri? Bah... così è, se vi pare.
Tre stelline le merita, un bel passatempo, ma nulla di più.
Eccomi qui con le prime due recensioni del 2013, dopo questo splendido Natale 2012... ma perchè le cose belle passano in un baleno?
Comunque, passando al sodo, oggi vi racconto dei miei regali librosi, già letti e divorati in un sol boccone. ;)
Titolo: Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Autore: Luis Sepúlveda
Traduttore: Ilide Carmignani
Editore: Guanda
Pagine: 86
Data di pubblicazione: Novembre 2012
ISBN: 9788823503335
Sinossi: Monaco. Max è cresciuto insieme al suo gatto Mix. È un legame profondo, quasi simbiotico. Max, raggiunta l'indipendenza dalla casa paterna, va a vivere da solo, portandosi dietro l'amato gatto. Il suo lavoro, purtroppo, lo porta spesso fuori casa e Mix, che sta invecchiando e sta perdendo la vista, è costretto a passare lunghe giornate in solitudine. Ma un giorno sente provenire dei rumori dalla dispensa di casa e intuisce che lì si nasconde un topo... Un'altra grande storia di amicizia nella differenza, questa è la magia di Luis Sepúlveda.
Una bellissima storia che mi ha riportato agli anni della mia infanzia, quando stringevo tra le mani "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare". Questo racconto è una perla con cui l'autore trascina il lettore in universo magico, all'insegna dell'amicizia e della semplicità. Valore aggiunto, l'impossibilità di esimersi dalla lacrima finale!
Titolo: Il mercante di libri maledetti
Autore: Marcello Simoni
Editore: Newton Compton
Pagine: 351
Data di pubblicazione: Settembre 2011
ISBN: 9788854131941
Sinossi:
È il mercoledì delle ceneri dell’anno 1205 quando padre Vivïen de Narbonne è costretto a fuggire, braccato da un manipolo di cavalieri che indossano strane maschere. Il monaco possiede qualcosa di molto prezioso, che non è disposto a cedere ai suoi inseguitori.
Sono passati tredici anni da quel terribile giorno, quando Ignazio da Toledo, un mercante di reliquie, riceve da un nobile veneziano l’incarico di mettersi sulle tracce di un libro rarissimo, l’Uter Ventorum. Si dice che contenga antichi precetti della cultura talismanica orientale, e permetta di evocare gli angeli e la loro divina sapienza. Inizia così l’avventuroso viaggio di Ignazio tra Italia, Francia e Spagna, sulle tracce di un manoscritto che qualcuno pare abbia smembrato in quattro parti e accuratamente nascosto. Solo chi è in grado di risolvere complicati enigmi, e di decifrare strani messaggi disseminati nel percorso che conduce al libro, potrà trovarlo e accedere ai suoi segreti. Ma Ignazio non è l’unico a volerlo. Ci sono personaggi loschi e ambigui che intendono entrarne in possesso, anche con l’inganno e con la forza. Chi riuscirà per primo a scoprire dove si trova? E cosa saranno pronti a rischiare, tutti coloro che lo inseguono, per svelare per primi i suoi arcani misteri?
Sono partita abbastanza carica di aspettative e ho dovuto subito ridimensionarmi. Perchè dopo poche pagine ho capito che la copertina era un miserabile inganno (che novità!) e che in realtà mi trovavo di fronte a un'emulazione di svariati libri che per altro ho letto. In pieno stile "La cattedrale del Mare, "Il codice Da Vinci" - ah e per inciso non è assolutamente paragonabile a "I pilastri della Terra" -, la narrazione prosegue a stenti, in uno stile che non saprei come definire se non strano e finto ricercato, con ripetizioni qua e là che però accadono troppo frequentemente. La trama di per sè sarebbe carina, se non fosse poi in fondo banale e prevedibile. Ho apprezzato molto i riferimenti storici e l'ambientazione, poco i personaggi a parte il francese Willalme, che è il miglior costruito e raccontato, tanto da oscurare a volte la figura principale, cioè il mercante Ignazio. Arcani misteri? Bah... così è, se vi pare.
Tre stelline le merita, un bel passatempo, ma nulla di più.
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