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giovedì 24 gennaio 2013

"Costretta al silenzio", Linda Castillo

Titolo: Costretta al silenzio
Autore: Linda Castillo
Editore: Fanucci
Pagine: 384
Prezzo: 12, 90


Sinossi: Painter's Creek, nell'Ohio, è una cittadina rurale silenziosa in cui coabitano una comunità amish e una inglese; ma è anche il luogo in cui, sedici anni fa, si è consumata una serie di brutali omicidi. Kate Burkholder, che all'epoca era solo una ragazzina, è scampata in extremis dall'essere uccisa; ma quell'esperienza le ha lasciato un senso di terribile fragilità, di perdita di innocenza, e la sensazione di non appartenere più alla comunità in cui viveva. E, da quel giorno, il killer si è misteriosamente fermato. Sono passati molti anni, e a Kate, che ormai è una donna, viene chiesto di tornare proprio a Painter's Creek come capo della polizia. È sicura di poter affrontare l'incarico, per il quale è adatta grazie alle sue origini e alla conoscenza della zona. Ma quando in un campo innevato viene trovato il corpo di una ragazza sgozzata, di colpo il passato torna nella sua vita. Kate è decisa a fermare il killer prima che possa colpire ancora; ma per dargli un nome e un volto, dovrà tradire il suo legame con gli amish e la sua stessa famiglia... e svelare un oscuro segreto che potrebbe metterla in serio pericolo.


Linda Castillo ambienta i suoi thriller sempre nella stessa location: Painter's Creek, comunità divisa fra una comunità inglese e una amish.
E se pensi agli amish, ti vengono in mente campi di grano, aratri, uomini barbuti in bretelle e donne con la cuffia che cuciono coperte mentre il sole si spegne.
E invece no. Linda ci piazza anche omicidi ferocissimi e sanguinari!
Scorrevolissimo, non all'altezza di "La lunga notte", ma piacevole e mai noioso, soprattutto.

martedì 22 gennaio 2013

"Chiedi perdono", Ann- Marie MacDonald

Titolo: Chiedi perdono
Autore: Ann- Marie MacDonald
Editore: Adelphi
Pagine: 590
Pezzo: 18,00


Sinossi: Un'isola livida e crudele della Nuova Scozia sul finire dell'Ottocento, un giovane accordatore di pianoforti, una tredicenne libanese. I due si amano, e per sposarsi non esitano a fuggire. La loro passione sarà breve e bruciante, immani le conseguenze: giacché sulle loro figlie si abbatterà un destino di colpe indicibili e occulte menzogne che finirà per distruggerle.



A metà strada tra una tragedia greca e una saga familiare in stile sudamericano. Dalla tragedia, ha preso una forma di pessimismo di fondo che accompagna tutti i personaggi, destinati a scontare le colpe dei propri padri; alla tradizione sudamericana  si ispira un modo di raccontare che suggerisce, più che descrivere: c'è sempre questa sensazioni che le frasi nascondano dell'altro, un doppiosenso, un'immagine, un'ombra. E' qualcosa di molto affascinante, che mai avevo incontrato al di fuori delle saghe familiari di Isabel Allende e Gabriel Garcia Marquez.
Romanzo assai corposo, affascinante, avvolgente, anche se non sempre tutte le intricatissime vicende raccontate sembrano avere un fine. Molto bello.

Libero Arbistrio - Caterina Armentano

Titolo: Libero Arbitrio
Autore:  Caterina Armentano
Editore:  0111 Edizioni
Pagine: 196
Data di pubblicazione:  26 Novembre 2010
ISBN: 9788863073287
Prezzo: 15.00 €

Sinossi:
In un paesino della Calabria, un luogo non ben definito, dove lo spazio simbolico prevale su quello reale, inizia l'intreccio delle vite di alcune donne che vivono nello stesso condominio. Loro si aiutano, si odiano, si invidiano, fanno comunella tra loro.
Ogni donna ha una caratteristica ben specifica: Miriam desidera partecipare ad “Amici” nonostante abbia superato l’età e digiuna se Gigi d’Alessio tradisce la moglie. Gianna abortisce di nascosto dal marito perché non desidera più avere figli. Cosima è convinta di meritare un marito dittatore e crudele e non si rende conto che sua figlia, adolescente, ha una vita sessuale attiva e usa spesso la pillola del giorno dopo. Raffaella vive sempre storie sbagliate perché desidera al più presto sposarsi. Marianna non accetta le convenzioni di una società che la vorrebbe sposata e accasata con un ragazzo che lei non ama.
Questi frammenti di vita sono il contorno della vera storia, raccontata da Rebecca, colei che porta in seno la maledizione che le fa perdere i figli prima che nascano. Rebecca narra la vicenda di Ester, la sua migliore amica, colei che vota la sua vita a un sogno che l’ha travolta e perseguitata per tutta la vita: in una notte catartica e senza luna, a Ester sembra che le membrane del tempo si siano squarciate, offrendole la possibilità di sbirciare nel futuro e consentendole di vedere il volto della sua futura bambina. Ma si accorgerà ben presto che questa meravigliosa visione resterà ciò che era, cioè un sogno e che, al contrario, la realtà ha in serbo per lei un tragico finale. 


Come dicevo ieri, credo che spesso siano i libri a scegliere noi e sono fermamente convinta che in questi casi la lettura non ci lascerà mai insoddisfatti. Ma ci sono anche casi in cui siamo noi a scegliere la lettura e, in questo caso, il risultato finale è un terno al lotto.
Questa premessa non per dire che questo romanzo non mi sia piaciuto, ma sono sicura che se lo avessi letto in un altro momento, tra qualche anno magari, o all'inizio dell'anno scorso, le mie impressioni sarebbero state completamente diverse.

Protagoniste di questa storia sono una compagine di donne, più o meno amiche e più o meno imparentate, che vivono in un piccolo paese della Calabria. Ciò che le lega tutte è la maternità: alcune cercano disperatamente di avere figli ma non ci riescono, altre i figli riescono ad averli ma non li vogliono e ricorrono all'aborto.
Tutte si conoscono, tutte si incontrano spesso per le scale del palazzo o a casa di una di loro per parlare, o più spesso, sparlare, di questa o di quella persona. Ma sovente questi ritrovi tra amiche sono anche un rifugio, uno modo per scappare alle continue violenze fisiche e mentali di un marito decisamente despota che pretende di comandare la moglie e di decidere della sua vita.
I temi trattati in queste poche pagine e le vicende narrate sono parecchie e riassumerle tutte toglierebbe in  voi il gusto di leggere il libro, ma mi è anche difficile riassumerle perché ho trovato la narrazione un po' contorta: secondo me l'autrice non è riuscita appieno a gestire tutti i personaggi che ha inserito nel romanzo e ha creato parecchia confusione perché spesso non riuscivo a capire chi parlava di cosa e, soprattutto, dove si volesse andare a parare.

E questa era l'analisi oggettiva. Per quel che riguarda l'analisi soggettiva devo ammettere di avere un po' di difficoltà nell'affontarla, perché vuol dire entrare parecchio nel mio privato e personale presente e nel mio passato. 
Non condivido il volore un figlio a tutti i costi perché sono convinta che ad un certo punto diventi un capriccio e, quando il figlio arriva, a lungo andare diventa un incomodo da dover accudire per forza e mal volentieri.
La questione dell'aborto è estremamente delicata e credo che nessuno possa giudicare una donna che decide di non dare la vita al figlio che porta in grembo, perché non si avranno mai in mano tutti gli elementi necessari per capire fino in fondo le ragioni che l'hanno portata a questo gesto.
Non sono nemmeno d'accordo su quello che è il leitmotiv sottinteso di tutta la storia e cioè che una donna, per sentirsi realizzata appieno, debba diventare madre altrimenti sarà per sempre menomata e mutilata di una parte vitale di se stessa.

In conclusione questo romanzo ha suscitato in me tante emozioni contrastanti e mi ha offerto molti spunti di riflessione, ma non mi ha convinta fino in fondo, mi ha lasciato un non so che di incompleto e mi ci è voluto parecchio tempo prima di decidermi a scrivere questa recensione perché ho avuto bisogno di riordinare per bene i pensieri.
A volte è un bene, a volte no. Nel mio caso è a metà tra il sì e il no.

lunedì 21 gennaio 2013

Recommend a …book that reminds you of summer


Eccoci di nuovo qui con il consueto appuntamento del lunedì: quello dei suggerimenti. Oggi tocca a me e vi devo consigliare un libro che mi ricorda l'estate... e devo dire che la cosa mi ha messa un po' in crisi. Perché non c'è un libro che sia ambientato in estate che ricordo particolarmente.
Poi, ripensado alle mie estati, uno l'ho trovato:


Questo libro mi ricorda l'estate perché l'ho letto in estate quando ero in vacanza in Croazia (tra l'altro la prima che mio marito ed io facevamo insieme. E' stato lui a prestarmelo) ed ha anche subito un piccolo incidente: la prima sera della nostra vacanza si è messo a piovere e ci si è allagata la tenda. Dove volevi che fosse questo libro se non dentro lo zaino con la roba da spiaggia? Si è infradiciato tutto, segnalibro compreso, e ho dovuto aspettare un giorno e mezzo per poterlo rileggere perché ho dovuto stenderlo al sole.

In ogni caso, a parte questo piccolo aneddoto, è un libro che vi consiglio se amate la saga di Guerre Stellari perché è davvero ben scritto e si legge molto bene e in fretta: niente di intellettuale e trascendentale, ma una lettura semplice, da spiaggia per chi ama il genere e per chi, come me, ogni tanto si butta e prova a leggere qualcosa di nuovo.

Un Giorno di Gloria per Miss Pettigrew - Winifred Watson

Titolo: Un giorno di gloria per Miss Pettigrew
Titolo originale: Miss Pettigrew Lives for a Day
Autore:  Winifred Watson
Traduttore: I. Zani
Editore:  Beat
Pagine: 208
Data di pubblicazione:  09 Ottobre 2012
ISBN: 9788865591161
Prezzo: 9.00 €

Sinossi:
E' una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l'aria di una spigolosa signora di mezza età e un'espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese. Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l'impiegata le ha dato l'indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFosse. L'edificio in cui si trova l'appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell'ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. E una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla. Miss LaFosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi. In preda all'ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l'assunzione cominci, ma anche elettrizzata.

Non so voi, però io penso che, certe volte, non siamo noi a scegliere i libri che compriamo o che vogliamo leggere, ma siano loro che ci vedono dalla mensola della libreria, dallo scaffale del supermercato o della biblioteca e facciano di tutto per farsi notare da noi.
Per lo meno a me è successo così con questo romanzo: non ne avevo sentito parlare né ne avevo letto recensioni sui blog che seguo, poi un pomeriggio di qualche mese fa sono andata al supermercato, l'ho visto e l'ho comprato attirata dalla promettente storia che garantiva di raccontare. E non ne sono rimasta delusa.

Miss Pettigrew è un donna di quarant'anni che vive nella Londra delgli anni trenta, povera in canna, alla disperata ricerca di un lavoro. Come tutte le mattine, si reca all'ufficio di collocamento pregando Dio di aiutarla a trovare un impiego perché sa benissimo, data la sua età, che questa sarà la sua ultima occasione. La donna dell'uffiico di collocamento è stufa di vederla ed è poco incline a darle una mano, ma quella mattina una proposta di lavoro ce l'ha e lascia l'indirizzo a Ginevra nella speranza di non vederla mai più.
Miss Pettrigrew, rinvigorita da una nuova speranza, si avvia verso uno dei quartieri più eleganti e belli di Londra decisa più che mai a fare bella figura, ad avere il lavoro di istitutrice e mantenerlo.
Giunta alla porta suona il campanello una volte, due volte, tre volte senza ottenere risposta e continua ad insistere sempre più nervosa fino a che finalmente quella porta si apre e appare la giovane e bella Delysa LaFosse.
Da qui in poi comincia una lunga serie di esilaranti ed equivoche situzioni che porteranno Ginevra nel bel mondo, per un intero giorno diventerà una rispettabile ed elegante donna dell'alta società e conoscerà anche un uomo che, forse, potrebbe mutare per sempre il suo stato di zitella...

Un romanzo frizzante, una scrittura fluida e leggera che fa sorridere e riflettere sulla diversità delle classi sociali, sui diversissimi problemi che deve affrontare ogni giorno chi è ricco e chi è povero, il tutto condito con l'immancabile e sottile humor inglese.
Molto particolare l'idea di scrivere un romanzo che comincia alle 8.00 di mattina e finisce dopo le 3.00 della mattina dopo e molto bella l'idea di usare le ore della giornata in cui si svolgono gli eventi per dividere i capitoli.

Un libro che si legge d'un fiato, che fa ridere e a volte intristisce, che ti fa fare il tifo per la mitica Ginevra Pettrigrew, perché è impossibile non affezionarsi a lei; che ti porta ad arrabbiarti per l'indecisione di Delysa tra due uomini, uno palesemente bastardo e l'altro decisamente troppo buono; che ti fa rivivere l'atmosfera chic delle feste londinesi dell'alta borghesia e la vita frizzante che faceva chi apparteneva ad essa.

Bello, bello, bello! Grazie per avermi scelto, quel giorno!

sabato 19 gennaio 2013

Il Senso dell'Elefante - Marco Missiroli

Titolo: Il senso dell'elefante
Autore:  Marco Missiroli
Editore:  Guanda
Pagine: 235
Data di pubblicazione:  22 Febbraio 2012
ISBN: 9788860887559
Prezzo: 16.50 €

Sinossi:
Milano, un elegante condominio della media borghesia, tante esistenze che si intrecciano, tanti personaggi a loro modo paradigmatici. Su tutti veglia Pietro, il nuovo portinaio, uomo silenzioso che ha lasciato la sua Rimini improvvisamente per affrontare un destino racchiuso tra le pareti del suo palazzo. Era prete fino a poco tempo prima, ora è semplice custode di chiavi e appartamenti, legato da un rapporto enigmatico con uno dei condomini, il dottor Martini. Perché entra in casa sua quando non c'è? Perché lo segue fino a condividere con lui una sorte inconfessabile? Un segreto che affonda le radici nel destino di ognuno di noi e che ha un simbolo nell'elefante, amuleto della storia, e mammifero che più di ogni altro conserva la devozione verso i legami affettivi...

Come vi avevo accennato tempo fa, questo per me è un periodo molto intenso, lavorativamente parlando e, inevitabilmente, ne risentono anche il blog e la lettura. Le recensioni in pillole nascono dal poco tempo che ho per mettermi al pc e scrivere che in ufficio è diventato risicato e praticamente inesistente; giustamente potreste obiettare che esiste sempre la sera e avete ragione, ma quando arrivo a casa (spesso dopo 19.30) non ho più voglia di accendere il computer e mettermi a scrivere.
Anche i libri risentono della mi stanchezza: se una volta leggevo in pausa pranzo e la sera prima e dopo cena, adesso la pausa pranzo è l'unico momento di lettura che riesco a sfruttare appieno, perché dopo cena mi ritrovo sempre più spesso a cadere addormentata intorno alle nove di sera. Inoltre mi rendo conto di essere parecchio distratta nella lettura e, spesso, mi perdo tra i pensieri di ciò che ho fatto il giorno stesso e di ciò che dovrò fare il giorno dopo, invece di lasciarmi andare ed immergermi completamente tra le pagine del romanzo che ho tra le mani.

Poi, però, mi capita di avere tra mani un libro come questo e allora la lettirce attenta e curiosa di sapere che c'è in me si risveglia e io ritorno a perdermi tra le parole di una storia stupenda.

Questo romanzo racconta la storia di Pietro, un ex parroco di Rimini che ha perso la fede, che decide di trasferirsi a Milano e di diventare portinaio.
E' anche la storia della famiglia Martini, composta da papà Luca, mamma Viola e la piccola Sara che provano in tutti i modi ad essere felici, ma non ce la fanno a causa dei segreti che da troppo tempo li dividono.
Poi è anche la storia di Poppi, avvocato ed amministratore del condominio, a mio avviso un personaggio fantastico. Dopo la morte del copagno Daniele vive da solo, in compagnia del suo gatto Teo Morbidelli ed è lui a scegliere, tra tutti i candidati, proprio Pietro come portinaio.
E ci sono anche Paola e Fernando, madre e figlio down, che vivono l'una nel ricordo di un marito scomparso e l'altro inseguendo l'amore della sua Alice.
Infine c'è Riccardo e c'è Celeste, lui miglior amico di Luca che vive nella menzogna e lei voce di un passato che si alterna al presente e che è la chiave per capire tutta la storia.

Il senso dell'elefante è un libro stupendo, delicato ma allo stesso tempo complesso perché racconta di temi quali la menzogna, il tradimento, la fede e la perdita di essa, l'amore in tutte le sue forme e quello a mio avviso più spinoso: l'eutanasia. E Missiroli ci narra tutto questo con uno stile molto particolare, a tratti grezzo, a tratti leggiadro, proprio come le vicende narrate.
Ed è questa sua capacità di adattare la scrittura alla vicenda di cui scrive che rende così perfetto questo romanzo, che te lo fa entrare dentro nel profondo, che ti fa entrare in sintonia con ognuno dei diversissimi personaggi che compaiono tra le sue pagine.

E pensare che io questo romanzo non lo volevo nemmeno leggere! Cioè, ne avevo letto la trama e la presentazione su Il Libraio e lo avevo inserito in wish list, ma non era tra quelli che volevo leggere subito e assolutamente. Poi un giorno Marta e io ci siamo messe a parlare di libri, lei aveva da poco finito di leggere questo romanzo e mi ha detto che dovevo assolutamente leggerlo e l'altro giorno, quando le ho detto che lo avevo iniziato, era entusiasta e mi ha garantito che mi sarebbe piaciuto perché era un libro speciale.

E aveva ragione.


venerdì 18 gennaio 2013

"Segni d'oro", Domenico Starnone

Titolo: I segni d'oro
Autore: Domenico Starnone
Editore: Feltrinelli
Pagine: 144
Prezzo: 6,50

Sinossi: Pensava di insegnare all'università, e si trova a fare il bibliotecario per caso. Dopo un lungo fidanzamento, ha sposato Virginia e si sono trasferiti da Roma al piccolo paese di Montemori, dove lei insegna e lui svolge una non meglio precisata "attività di studioso". Coinvolto dal comune nella preparazione delle celebrazioni per il centenario del fondatore dell'industria locale, comincia a indagare su una fabbrica inquinante e pericolosa, e su amori del passato. Starnone firma un romanzo breve, ironico, ora amaro, ora divertente, in cui si uniscono impegno politico, denuncia sociale, follia d'amore.

Come ogni lettore, in un romanzo cerco "un certo qualcosa".
C'è chi cerca la storia che non faccia pensare, chi spunti per riflettere; chi cerca la magia, e chi il racconto di cose materiali e ordinarie.
Io per esempio cerco una storia che sveli la poesia del quotidiano.
Io leggo, e mi chiedo: che cosa vuole dirci l'autore? Vorrà ben dirci qualcosa, no, mica è qui solo per raccontare e basta, ogni favola, ogni fiaba, ogni aneddoto deve arrivare ad un punto.

Cosa vuole dirci Domenico Starnone con questo romanzo?
Io non l'ho capito!
C'è un po' di critica sociale, sulla burocrazia che si lascia corrompere nelle piccole come nelle grandi cose; c'è l'industrializzazione. C'è il racconto di un matrimonio come tanti, e di un tradimento come tanti. C'è la frustrazione dell'uomo comune, magari un po' in crisi data la mezza età, che non contento del procedere della propria vita si lascia andare al lamento.
Insomma, tanti argomenti toccati solo in superficie. Non delicatamente: proprio in superficie.
E poi... ma quanto è insopportabile il protagonista????